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Home » Film » News cinema e film » It Ends With Us, la manager di Baldoni risponde alle accuse di Lively: “Messaggi travisati”

It Ends With Us, la manager di Baldoni risponde alle accuse di Lively: “Messaggi travisati”

Con un lungo post FB, Jennifer Abel lancia la sua difesa dopo l'esposto di Lively contro Baldoni: tutti gli sviluppi sullo scandalo
Simone FrigerioDi Simone Frigerio23 Dicembre 2024
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Blake Lively e Justin Baldoni
Blake Lively e Justin Baldoni
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Jennifer Abel, membro della squadra di PR di Justin Baldoni, accusata da Blake Lively nel suo esposto, datato sabato 21 settembre, di aver orchestrato, insieme ad altri professionisti, una capillare campagna social denigratoria nei confronti dell’attrice, a causa dei contrasti tra Lively e Baldoni sul set di It Ends With Us, ha detto la sua su questa tempesta mediatica, attraverso un post Facebook, successivamente eliminato, ma riportato (e verificato) da testate come The Hollywood Reporter.

Abel ha deciso di rompere il silenzio scrivendo all’interno di un gruppo Facebook dedicato ai professionisti del settore, negando ogni accusa di diffamazione. “Non abbiamo mai dovuto fare nulla di eclatante per proteggere il nostro cliente. I messaggi, pur accuratamente selezionati, e strategicamente condivisi non mostrano l’esistenza di alcuna campagna negativa facilitata da noi”, ha scritto Abel, sottolineando come la narrativa online contro Lively si sia sviluppata spontaneamente senza necessità di interventi esterni.

Abel ha spiegato che, durante il marketing del film, il suo team aveva certamente contemplato possibili controscenari di risposta a possibili scenari negativi, ma che non era stato necessario agire concretamente: “Il nostro lavoro è essere pronti per qualsiasi evenienza. Ma non abbiamo implementato alcun piano di guerrilla social. Internet stava già lavorando per noi.” Ha aggiunto come il suo team fosse pronto a monitorare la situazione e intervenire in caso di necessità.

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Fonte: : JOSE PEREZ/BAUER-GRIFFIN/GC IMAGES

Tuttavia, alcuni messaggi scambiati tra Abel e Melissa Nathan, esperta di gestione delle crisi, resi pubblici dal New York Times all’interno di una lunga inchiesta che potete leggere integralmente su Internet, contraddicono parzialmente le dichiarazioni di Abel. In un caso, la donna scrive infatti: “Penso che dobbiate essere duri e mostrare ciò che sapete fare in questi scenari. [Baldoni] vuole sentirsi al sicuro, sapendo che lei può essere seppellita.”

Nathan risponde: “Certo, ma mica possiamo mandare documenti in cui scriviamo apertamente che faremo fuori qualcuno. Immagina se un documento del genere finisse nelle mani sbagliate.” Abel, nel post, ha commentato dicendo che questi, come altri messaggi sono stati decontestualizzati.

La donna, in un altro passaggio del lungo comunicato, ammette però di aver scritto ‘frasi sconvenienti, pronunciate in un contesto scherzoso e cameratesco‘. Abel e Bryan Freedman, legale di Baldoni, hanno altresì dichiarato come, a loro conoscenza, i messaggi siano stati ottenuti, da parte di uno studio legale incaricato da Lively, attraverso pratiche di spionaggio industriale e informatico.

Stando a quanto riportato sabato 21 dal NYT, la ‘macchina del fango’ di Abel e Nathan sarebbe partita come reazione in risposta ad alcune rimostranze avanzate da Lively in riferimento ai comportamenti inappropriati di Baldoni sul set, come vi abbiamo raccontato qui. .
A questo proposito, ci preme precisare come quella ivi riportata come ‘causa giudiziaria’ sia in realtà, almeno al momento, un semplice reclamo depositato presso il Dipartimento dei Diritti Civili di Los Angeles. Tuttavia, se la situazione non si risolverà a breve, sembra decisamente inevitabile l’intervento di un tribunale.

Per completezza di informazione, ecco comunque il testo esteso del comunicato di Abel, per come riportato da The Hollywood Reporter

“Ciò che i messaggi selezionati non mostrano, anche se la cosa non mi sorprende, è che non è stata messa in atto alcuna ‘campagna diffamatoria’. Non abbiamo foraggiato stampa negativa, né è stato implementato alcun piano di guerrilla mediatica, sebbene fossimo pronti a farlo, dato che è il nostro lavoro essere preparati a qualsiasi scenario.
Ma non abbiamo dovuto mettere in pratica nulla, perché il nostro lavoro lo stava già facendo Internet. Certo, ne abbiamo parlato, valutato se fosse necessario intervenire, monitorato account problematici, collaborato con un team social per restare al passo con la narrativa e agire rapidamente se necessario.
E sì, ci siamo rallegrati e abbiamo scherzato sul fatto che i fan riconoscessero da soli la passione del nostro cliente senza che noi dovessimo fare altro che concentrarci sul confezionare stampa positiva per lui.
Come mostrano i messaggi, ci siamo comportati in modo forse un po’ ingenuo, scherzando privatamente tra noi sull’opinione di Internet riguardo alla donna il cui team stava rendendo incredibilmente difficile il nostro lavoro durante la campagna. Siamo umani. Dopo lunghe ore, mesi di preparazione, oltre alle responsabilità quotidiane, è stato gratificante vedere che, sebbene fossimo pronti, non abbiamo dovuto fare nulla di straordinario per proteggere il nostro cliente.
Dico rendere la vita difficile per questo motivo: mi è stato notificato, all’inizio della campagna di marketing che il team [di Lively ] stava diffondendo storie orribili sul mio cliente come ‘piano di riserva’ nel caso in cui egli non si fosse conformato alle loro richieste promozionali. Perciò abbiamo coinvolto un nostro team di crisi, perché questo non è il mio ambito di competenza. Il mio compito principale è organizzare interviste, proiezioni e interventi pubblici per il mio cliente in supporto del film. E questo io ho fatto
Dopo aver analizzato le prove, i fatti e le testimonianze concrete che confutano ogni singola accusa presentata, ho deciso di continuare a sostenere il mio cliente, con cui collaboro da quasi cinque anni. Un uomo che ha dedicato la sua vita all’uguaglianza di trattamento, specialmente nei confronti delle donne, e che non ha mai avuto episodi di comportamento negativo verso gli altri.”

Nel frattempo, piovono gli attestati di solidarietà, specie femminile, nei confronti di Lively: ha fatto particolarmente notizia l’intervento di Amber Heard; l’ex moglie di Johnny Depp ha infatti dichiarato di essere stata vittima di un sabotaggio analogo a quello della collega, proprio ad opera dello stesso studio di PR

Amber Heard con le ferite al volto, sulla copertina di People
Amber Heard con lividi ed escoriazioni al volto, sulla cover di People.

“Come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi! In questi giorni sui social si è avuta dimostrazione di questo proverbio! Quello che hanno fatto a Blake, io l’ho vissuto in prima persona, ed è stato terribile”

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