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Home » Film » News cinema e film » La zona d’interesse, il finale da conati spiegato dal protagonista

La zona d’interesse, il finale da conati spiegato dal protagonista

Christian Friedel, attore protagonista de La zona d'interesse, dà la sua lettura sul finale da brividi del discusso film.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani29 Febbraio 2024
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La zona d'interesse
Una delle scene finali del film (foto: A24)
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La zona d’interesse, acclamato film di Jonathan Glazer candidato a 5 Oscar, ha un finale che termina con il protagonista Rudolf Höss (interpretato dal tedesco Christian Friedel), custode generale di Auschwitz, che si allontana da una festa nazista a Berlino e, dopo essersi vantato al telefono con la moglie, l’ufficiale riattacca, lascia l’ufficio e vaga per l’edificio buio. All’improvviso, è sopraffatto dal bisogno di vomitare sulle scale, e mentre si imbatte in un nuovo piano completamente vuoto del palazzo, una visione del futuro lo accoglie dalla fine del lungo e cavernoso corridoio: uno sguardo all’Auschwitz di oggi, ora un museo che commemora tutte le sue vittime.

Friedel ha detto che quel finale agghiacciante può essere spiegato come un caso di lotta tra corpo ed anima del gerarca: il corpo gli dice che ciò che sta facendo è sbagliato, l’anima invece non vacilla ed è fedele agli ideali del Nazismo. E soprattutto ha spiegato anche che ha preso spunto da un documentario, The Act of Killing. Ma andiamo con ordine.

La zona d'interesse
Una scena del film di Glazer (foto: A24)

Intervistato da The Film Stage, l’attore tedesco che nel film di Jonathan Glazer interpreta per l’appunto Rudolf Höss ha dato una sua interpretazione di quel finale terribile e allo stesso tempo enigmatico: “Penso che sia una lotta: corpo contro anima. Poiché il corpo dice la verità e la nostra mente invece, tutti noi possiamo tradire noi stessi. Noi esseri umani siamo i maestri assoluti dell’autoinganno.” Pare inoltre che l’ispirazione per questo particolare finale in cui il protagonista vomita improvvisamente derivi dallo scioccante documentario The Act of Killing di Joshua Oppenheimer. Al termine del documentario, il criminale di guerra Anwar Congo, un noto gangster indonesiano, ha un fortissimo attacco di vomito alla fine dell’intervista, come se fosse finalmente sopraffatto per tutto il male che ha provocato.

L’interpretazione del finale del film secondo le parole di Christian Friedel però, non è l’unica accreditata sul web. Il regista Jonathan Glazer difatti, ha realizzato una conclusione molto più aperta a varie letture e livelli di analisi di quanto non possa apparire in superficie. Su Vulture difatti, molti fanno notare come effettivamente il gerarca nazista vomiti sulle scale del palazzo di Berlino poco prima di avere la visione della Auschwitz del futuro; possibile quindi ipotizzare che quel conato sia semplicemente il risultato organico di qualche bicchiere di vino di troppo? Confuterebbe la teoria di Friedel secondo la quale quella reazione fisiologica sia dovuta ad una scissione tra corpo e mente di cui parlavamo più sopra.

Il capolavoro di Glazer (qui la nostra recensione de La zona d’interesse, direttamente da Cannes 2023) è arrivato nelle sale italiane a partire dal 22 febbraio 2024 con I Wonder Pictures. Al 76° Festival di Cannes ha vinto il prestigioso Grand Prix della Giuria, per poi continuare a venire applaudito da pubblico e critica, fino ad ottenere ben 5 candidature all’Oscar, tra cui quella al miglior film internazionale.

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