La conferenza stampa di apertura della 82ª Mostra del Cinema di Venezia ha visto protagonista Alexander Payne, presidente della giuria, che ha affrontato temi complessi: dal ruolo del cinema in un’epoca dominata dallo streaming, al delicato equilibrio tra arte e politica, fino alle pressioni sull’industria cinematografica di prendere posizioni chiare su questioni globali come il conflitto a Gaza.

Il primo argomento caldo è arrivato da un giornalista dell’agenzia AFB, che ha chiesto a Payne un commento sulla lettera aperta firmata da professionisti del cinema italiano, in cui si chiede all’industria – festival inclusi – una presa di posizione più netta sul conflitto in corso. Payne ha preferito la prudenza:
“A dire il vero, mi sento un po’ impreparato per questa domanda. Sono qui per giudicare e parlare di cinema. Le mie opinioni politiche, credo, siano in linea con molte delle vostre. Ma sul mio rapporto con il festival e su cosa dovrebbe fare l’industria… ci devo pensare ancora per poter dare una risposta ponderata”.
Il tema della rilevanza del cinema è stato al centro di un’altra domanda, rivolta a Payne da una giornalista spagnola. Il regista ha riflettuto sull’evoluzione del consumo dei film nell’era dello streaming e sul ruolo dei festival nel mantenere viva la conversazione culturale.
“Anch’io guardo molti film sul computer, la sera, da solo. Ma preferisco di gran lunga vederli proiettati nella cattedrale del cinema. Molti grandi film, artisticamente e politicamente importanti, non diventano parte della conversazione culturale a causa delle modalità di distribuzione immediata”.
Per Payne, sono soprattutto le uscite in sala a permettere ai film di entrare nel dibattito collettivo: “Come amante del cinema, penso che siano i film distribuiti nelle sale a diventare parte di una conversazione più ampia, a incidere in qualche modo sulla cultura”.
Alla domanda se il cinema possa davvero cambiare la società, Payne ha mostrato un certo scetticismo, pur riconoscendone il valore storico:
“Un film può davvero cambiare la società o la cultura? Non lo so, forse no. Ma quando realizziamo film rilevanti per il nostro tempo, lasciamo un documento. Chaplin con Il grande dittatore non ha impedito la Seconda guerra mondiale o l’Olocausto, ma quel film è rimasto come testimonianza di ciò che la gente stava pensando in quel momento”.
Secondo il regista, il compito del cinema è anche quello di fissare un’istantanea del presente, che possa diventare patrimonio per le generazioni future. Anche il ruolo del festival come piattaforma per affrontare questioni sociali e politiche è stato messo in discussione. Pur non entrando nei dettagli, Payne ha ribadito la centralità del cinema come specchio della società:
“I festival hanno un potenziale enorme per alimentare il dibattito e la consapevolezza su temi importanti. E questo avviene, prima di tutto, attraverso i film”.
Alexander Payne when asked about Gaza at #VeniceFilmFestival: “Quite frankly, I feel a bit unprepared for that question. I’m here to judge and talk about cinema.” pic.twitter.com/A2Ewi2plWG
— Variety (@Variety) August 27, 2025
