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Home » Film » Recensioni film » À pied d’oeuvre, la recensione: la legge (?) del mercato

À pied d’oeuvre, la recensione: la legge (?) del mercato

La recensione di À pied d’oeuvre, film di Valérie Donzelli sulle peculiarità del mondo del lavoro al giorno d’oggi.
Max BorgDi Max Borg7 Settembre 2025
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Una scena di À pied d'oeuvre
Bastien Bouillon in À pied d'oeuvre (Pitchipoï Productions)
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IL film: À pied d’oeuvre, 2025. Diretto da: Valérie Donzelli. Cast: Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen. Genere: Drammatico. Durata: 153 min. Dove l’abbiamo visto: alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

Trama: Paul Marquet, ex fotografo di successo, decide di dedicarsi alla scrittura, ma tra scarsi guadagni, un divorzio e il rifiuto del nuovo manoscritto è costretto a improvvisarsi tuttofare per sopravvivere. Tra lavori umilianti e sogni letterari, cerca di non rinunciare alla propria vocazione.

A chi è consigliato? Consigliato a chi ama storie intime e realistiche sul mondo creativo e sulle difficoltà della vita artistica. Ideale per chi apprezza ritratti umani sinceri, ambientati in una Parigi lontana dai cliché da cartolina.


Nel 2023, il mondo editoriale francese è rimasto stregato da un romanzo autobiografico scritto da Franck Courtès, ex-fotografo del quotidiano Libération che a un certo punto ha deciso di abbandonare il mestiere per dedicarsi alla scrittura. Questo ha comportato dei sacrifici, oggetto appunto del tomo che ha consacrato Courtès come romanziere dopo un percorso altalenante negli anni precedenti. Tra coloro che hanno notato la sua prosa molto personale c’è il produttore Alain Goldman, che ha acquistato i diritti e affidato il progetto a Valérie Donzelli (in collaborazione con lo sceneggiatore Gilles Marchand). Quell’adattamento, presentato in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è l’oggetto di questa nostra recensione di À pied d’oeuvre.

La dura vita dello scrittore

Una scena del film À pied d’oeuvre.
Una scena del film À pied d’oeuvre. Fonte: Diaphana Films.

Parigi, giorni nostri. Paul Marquet è stato per anni un fotografo di successo, salvo poi decidere di cambiare vita e darsi alla scrittura. Una scelta non molto avventata, soprattutto sul piano economico: se prima, nei periodi particolarmente fruttuosi, portava a casa fino a 8.000 euro al mese, adesso gli arriva una frazione di quella cifra per via dei diritti d’autore, dato che i libri vendono abbastanza poco nonostante l’apprezzamento critico. Se a questo aggiungiamo un divorzio (con i figli che seguono la madre in Canada) e il rifiuto del nuovo manoscritto da parte dell’editore, Paul non se la passa benissimo. Pur di non dover rinunciare al tempo necessario per la stesura dei suoi testi letterari, si butta nel mondo dei tuttofare che vendono i propri servigi al miglior offerente tramite un’apposita app. In realtà una situazione piuttosto degradante, poiché quasi sempre a spuntarla è chi offre il prezzo più basso, anche ben al di sotto della soglia ritenuta umanamente decente…

Le mani dello scrittore

Paul ha il volto e il corpo di Bastien Bouillon, quasi sempre comprimario (uno dei primi ruoli più importanti è arrivato nel 2022 con La notte del 12 di Dominik Moll, che gli è valso un César come rivelazione dell’anno), una presenza un po’ invisibile, e quindi perfetto per questo personaggio che passa inosservato mentre lavora a ciò che dovrebbe dargli qualcosa di più. Simpatico e carismatico, ruba la scena a tutti, compresa Virginie Ledoyen che ha il ruolo femminile più significativo nei panni dell’editore che cerca di dare una mano a Paul. Donzelli, solitamente presenza importante nei propri film anche come attrice, a questo giro si concede un semplice cameo, nella parte dell’ex-moglie del protagonista.

Parigi e i suoi angoli meno prestigiosi

All’interpretazione di Bouillon si aggiunge, come principale punto di forza della pellicola, il lavoro fatto da Donzelli insieme alla direttrice della fotografia Irina Lubtchansky per catturare una Parigi più piccola, claustrofobica, rappresentata dagli appartamenti in cui Paul svolge i lavoretti più umilianti, lontano dalle atmosfere che uno tende ad associare alla sfera culturale della capitale francese. È un microcosmo fatto di stenti, che per 92 minuti mette in risalto le fragilità di un sogno creativo tramite un personaggio che, pur riconoscendo i limiti delle sue aspirazioni, proprio non ce la fa a lasciarsele completamente alle spalle. E se verso la fine la scrittura, per quanto radicata in eventi reali, comincia a sfiorare zone poco verosimili, la sincerità della performance principale rimane più che sufficiente per compensare svolte narrative che anche in uno dei libri di Courtès rischierebbero di stonare.

La recensione in breve

7.0 Parigino

Valérie Donzelli porta sullo schermo un testo autobiografico, allontanandosi per la seconda volta - e di nuovo con risultati un po' altalenanti - dalle atmosfere brillanti e un po' surreali dei suoi film precedenti.

Pro
  1. Bastien Bouillon è molto carismatico
  2. Parigi in veste meno prestigiosa è una location affascinante
Contro
  1. La scrittura è meno brillante rispetto alle commedie originali della regista
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
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