Il film: Bridget Jones – Un amore di ragazzo (Bridget Jones: Mad About the Boy), 2025. Regia: Michael Morris. Cast: Renée Zellweger, Chiwetel Ejiofor, Leo Woodall, Sarah Solemani, Emma Thompson, Shirley Henderson, Sally Phillips, James Callis, Jim Broadbent, Gemma Jones, Celia Imrie, Colin Firth, Hugh Grant. Genere: commedia romantica. Durata: 125 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema, in anteprima stampa, in lingua originale.
Trama: Bridget Jones cerca di rifarsi una vita dopo essere rimasta vedova.
A chi è consigliato? Ai fan delle (dis)avventure di Bridget e delle commedie romantiche di stampo britannico.
Quanto è cambiato il panorama dell’audiovisivo? Basta prendere come esempio le commedie romantiche, e nello specifico la saga di Bridget Jones, giunta ora al quarto – e presumibilmente ultimo – capitolo. Un tempo l’adattamento dei romanzi di Helen Fielding (che ha anche partecipato alla scrittura di tutti e quattro i film e ideato il soggetto per il terzo che non aveva una controparte letteraria) era considerato una carta sicura per dominare il box office e ottenere anche il plauso della critica (ricordiamo che il capostipite del 2001 ottenne una nomination all’Oscar per la performance di Renée Zellweger). Oggi, pur continuando a essere popolare in Europa, in particolare nel Regno Unito dove è strategicamente uscito nella settimana di San Valentino, il quarto episodio, di cui parliamo nella nostra recensione di Bridget Jones – Un amore di ragazzo, è stato dirottato sulla piattaforma streaming Peacock negli Stati Uniti, dato che il film precedente nelle sale americane era andato bene ma non benissimo. E questo nonostante pellicole come Tutti tranne te abbiano dimostrato in tempi recenti come il genere sia ancora valido al botteghino se si riesce a intercettare il pubblico giusto.
Ancora una volta (madre) single

Sembrava che tutto fosse andato per il verso giusto al termine del film precedente dove Bridget, dopo aver passato l’intera pellicola a chiedersi chi fosse il padre del suo futuro bambino, convolava felicemente a nozze con l’amato Mark Darcy, mentre la prima pagina di un giornale svelava che l’ufficialmente defunto Daniel Cleaver, ex della protagonista, era stato ritrovato vivo (uno stratagemma furbo in caso Hugh Grant, che aveva rifiutato di apparire nel terzo capitolo, avesse cambiato idea per ulteriori sequel). Solo che adesso Mark non c’è più, morto durante una missione umanitaria, e Bridget deve crescere da sola due figli. Ovviamente può contare sull’aiuto degli amici di sempre, tra cui Daniel che a sorpresa è un ottimo babysitter quando non è impegnato a fare lo sciupafemmine come sempre. Su consiglio della ginecologa, la nostra eroina torna al lavoro, e fa anche la conoscenza di un nuovo potenziale compagno, pur essendo un po’ imbarazzata al riguardo dato che lui ha 29 anni e lei ha superato la cinquantina…
La banda al completo

A distanza di quasi 24 anni dal suo esordio (vedi l’immagine qui sopra), Renée Zellweger rimane perfetta nel ruolo di Bridget, affrontandolo con maturità, malinconia e humour, mescolando abilmente le tre cose quando entrano in gioco i due nuovi personaggi maschili: il colpo di fulmine Roxster (Leo Woodall) e l’insegnante Scott Walliker (Chiwetel Ejiofor), la nuova variazione sul tema austeniano che da sempre caratterizza il franchise. Insieme a loro torna quasi l’intero cast delle pellicole precedenti, anche se si tratta per lo più di brevi apparizioni, soprattutto nel caso dei genitori di Bridget (con Jim Broadbent confinato in un flashback poiché il suo personaggio è morto fuori campo). Non manca all’appello Colin Firth, irresistibile anche in forma di ricordo/fantasma, ed è evidente dalla prima scena (una delle poche – ma buone – in cui appare) quanto si sentisse la mancanza di Hugh Grant, che ritrova Cleaver con irriverenza mista a un po’ di consapevolezza di come i tempi siano cambiati (è sempre un donnaiolo incallito, ma l’età comincia a farsi sentire). Deliziosa anche la presenza di Emma Thompson, che a questo giro forse non ha le battute migliori come nel terzo film ma ci si avvicina.
L’ultimo diario

Non c’è più Richard Curtis tra gli sceneggiatori (il copione è di Fielding in collaborazione con Dan Mazer e Abi Morgan), eppure c’è un che del suo spirito recente, più malinconico, nel tono di questo quarto capitolo, dettato in parte anche dalla vita privata dell’autrice (il padre dei suoi figli è venuto a mancare nel 2016). Laddove il secondo e il terzo film puntavano quasi interamente sul meccanismo comico, a volte riciclando le gag più gettonate (alcune delle quali ritornano qui nei titoli di coda, nel classico montaggio dei momenti migliori di tutta la saga), Un amore di ragazzo ritrova l’atmosfera meno caciarona del prototipo, approfondendone la vena più drammatica con un copione che, come Bridget e il suo pubblico, fa i conti con il tempo che passa. È un legacyquel non nel senso classico, ma nel senso che riflette sulla legacy, l’eredità, di un franchise che nel 2001 era parte integrante dello zeitgeist e nel 2025 è un matusa come molte commedie del passato recente (basti pensare a Eddie Murphy che è ritornato nei panni di Axel Foley direttamente su Netflix anziché in sala). Ed è un peccato che gli spettatori statunitensi si perdano l’esperienza del grande schermo, perché da quel punto di vista l’addio di Bridget è come un vecchio amico che non si vedeva da tempo, che è maturato con gli anni ma sotto sotto conserva ancora quello spirito un po’ “sporcaccione” (compresa una divertente sottotrama “italiana”).
La recensione in breve
Al quarto giro, la saga di Bridget Jones ritrova i toni più seri del primo capitolo, riflettendo con intelligenza e humour sugli anni che passano.
PRO
- Renée Zellweger è ancora una volta perfetta nei panni di Bridget
- L'atmosfera più matura si sposa bene con le parti più apertamente comiche
- Il ritorno di Hugh Grant è un mix ideale di cuore e humour
CONTRO
- I fan sfegatati potrebbero non apprezzare la presenza ridotta di alcuni dei comprimari storici
- Voto CinemaSerieTV
