Il film: Fall for Me, 2025. Regia: Sean Byrne. Cast: Svenja Jung, Theo Trebs, Tijan Marei, Victor Meutelet, Antje Traue, Thomas Kretschmann, Lucía Barrado. Genere: Horror. Durata: 1 ora e 38 min. Dove l’abbiamo visto: al cinema
Trama: In una località della Gold Coast, Tucker (Jai Courtney) attira turisti con la promessa di incontri ravvicinati con gli squali, ma dietro l’apparenza si nasconde un sadico che organizza veri e propri spettacoli di morte.
A chi è consigliato? : Consigliato agli amanti dell’horror marino e del survival thriller che non cercano profondità psicologica ma azione brutale, sangue e tensione.
Tra gli eventi più attesi dell’edizione 2025 del Festival di Cannes, all’interno della Quinzaine des Cinéastes, c’era il ritorno del regista australiano Sean Byrne, inattivo da una decina d’anni. Nel 2009 aveva folgorato il circuito festivaliero (Torino per quanto concerne l’Italia) con il suo esordio The Loved Ones, sulle conseguenze letali del declinare un invito al ballo scolastico. Poi, nel 2015, ci fu la trasferta americana con The Devil’s Candy, un horror più soprannaturale con la presenza del demoniaco nella provincia statunitense. Dieci anni dopo, Byrne è tornato a casa, per sfruttare in chiave di genere un vero elemento pericoloso della sua nazione, ridando vita a un filone molto popolare del brivido con il film di cui parliamo nella nostra recensione di Dangerous Animals.
Daddy Shark, du-du-du-du-du-du…

Gold Coast, Queensland, Australia. Un tale Tucker offre ai turisti la possibilità di osservare da vicino gli squali in un’apposita gabbia, e una coppia accetta di fare il giro in barca con lui. Tucker racconta di essere sopravvissuto all’attacco di uno squalo quando era bambino, e questo ha cambiato per sempre il suo modo di vedere quegli animali acquatici. Una cosa che i suoi malcapitati clienti scopriranno sulla loro pelle, poiché in realtà lui è uno psicopatico che si diverte a filmare le persone – sempre turisti di cui nessuno noterà la scomparsa – mentre vengono divorate dagli squali. Qualche giorno dopo gli eventi del prologo, in città arriva Zephyr, una surfista americana che pensa di potersela cavare perfettamente da sola. Una notte va in cerca di onde e si imbatte in Tucker, che la sequestra per fare di lei il suo prossimo spettacolo snuff in alto mare. L’istinto di sopravvivenza della ragazza sarà sufficiente per uscire viva da quella situazione da incubo?
Homo homini squalus

Con quello di Byrne c’è anche il ritorno a casa di Jai Courtney, che ha più volte cercato di sfondare a Hollywood ma senza mai veramente riuscirci, spesso perché intrappolato in parti generiche come il figlio di John McClane nell’ultimo Die Hard. Tra le felici eccezioni c’è la sua presenza in Suicide Squad e The Suicide Squad – Missione suicida, dove il ruolo di Captain Boomerang gli ha consentito di far riemergere la sua personalità australiana. Ed è su quella stessa onda che si muove la sua performance nei panni di Tucker, forse la consacrazione definitiva di Courtney come caratterista che dà il meglio di sé quando gli vengono affidati ruoli da carogna, come accaduto due decenni fa con John Jarratt in Wolf Creek. A lui è legata gran parte dell’energia del film, nonché un’abbondante dose di carisma che vacilla un po’ nell’interpretazione della pur volenterosa Hassie Harrison che si presta all’archetipo della potenziale final girl nei panni di Zephyr.
Le onde della morte

Grossolano sul piano filosofico, elementare su quello della scrittura, Dangerous Animals è comunque un divertimento onesto che promette sangue, squali e psicopatici e mantiene tale promessa, anche se la tensione va un po’ in pausa quando Courtney non è in scena. D’altronde, dopo dieci anni di assenza dalla macchina da presa, è anche possibile che Byrne debba un po’ riabituarsi a quel mondo che si era lasciato alle spalle, muovendo i primi timidi passi nell’acqua prima di tuffarsi a bomba più in là. Ma già quei primi nuovi passi, scanditi da brani di repertorio scelti con il giusto fiuto per l’ironia (soprattutto nella parte finale del film), confermano quel gusto per l’intrattenimento brutale che aveva fatto la fortuna del regista anni addietro.
La recensione in breve
Sean Byrne torna alla regia, e nella sua natia Australia, per regalare al pubblico un onesto horror a base di squali e serial killer.
Pro
- Jai Courtney è strepitoso
- Le scelte musicali sono azzeccate
- La bellezza delle location australiane si sposa bene con la brutalità della premessa
Contro
- Il ritmo è un po' altalenante
- La protagonista femminile non ha lo stesso carisma del villain
- Voto CinemaSerieTV
