Il film: Il gladiatore II (Gladiator II), 2024. Regia: Ridley Scott. Cast: Paul Mescal, Pedro Pascal, Joseph Quinn, Fred Hechinger, Derek Jacobi, Connie Nielsen, Denzel Washington. Genere: epico, storico, azione. Durata: 148 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema, in anteprima stampa, in lingua originale.
Trama: 16 anni dopo gli eventi del primo film, Lucio Vero torna a Roma e si ritrova a combattere nel Colosseo.
A chi è consigliato? Ai fan del genere epico, dei film di ambientazione romana e dell’originale del 2000.
È da anni che si parla di un sequel de Il gladiatore, il kolossal che nel 2000 consacrò Russell Crowe come grande divo di Hollywood e si portò a casa cinque Oscar, tra cui quello per il miglior film. Varie versioni della sceneggiatura sono finite sulla scrivania del regista Ridley Scott, tra cui una a firma di Nick Cave che prevedeva di aggirare l’ostacolo principale – la morte del protagonista Massimo Decimo Meridio al termine del primo episodio – facendo tornare il nostro eroe dalla tomba e reincarnandolo in vari contesti bellici nel corso dei secoli. Alla fine, dopo tutte queste false partenze, si è deciso di fare un classico legacyquel sull’eredità di Massimo, senza scomodare Crowe in maniera pretestuosa (l’attore neozelandese appare solo tramite materiale d’archivio per alcuni flashback). Ed ecco, quindi, che ci ritroviamo, quasi un quarto di secolo dopo, a scrivere la recensione de Il gladiatore II.
Si chiama Lucio, vero?

Sono passati sedici anni dagli eventi del primo film, e un soldato di nome Annone viene catturato e ridotto in schiavitù quando le truppe del generale Marco Acacio invadono la Numidia, dove lui viveva con la moglie che muore durante la battaglia. Condannato a lottare come gladiatore nell’arena, per il divertimento dei due imperatori Geta e Caracalla, Annone conquista rapidamente le simpatie del pubblico e di Macrino, un ex-schiavo che ora sponsorizza gladiatori e vorrebbe assistere al crollo dell’Impero. Promette al giovane la testa di Acacio, ma la situazione si complica quando Lucilla, figlia di Marco Aurelio, si rende conto che Annone altri non è che suo figlio Lucio Vero, che lei aveva mandato via da Roma per tenerlo al sicuro dopo la morte di Commodo. Dopo quasi due decenni, lui non è più particolarmente legato alla città, ma potrebbe ricredersi ricordando le gesta di suo padre: un certo Massimo Decimo Meridio…
Un cast imperiale

Spencer Treat Clark, che interpretava Lucio preadolescente nel primo film, appare solo in brevi spezzoni d’archivio (con un altro attore per i flashback realizzati ex novo), lasciando il ruolo del personaggio adulto a Paul Mescal, che non ha il carisma di Russell Crowe e recita di conseguenza, guadagnandosi lo statuto di erede dell’attore nel corso della pellicola. Pedro Pascal contribuisce con la sua solita intensità interpretando Acacio, mentre Joseph Quinn e Fred Hechinger, pur non avvicinandosi a Joaquin Phoenix, sono memorabilmente istrionici nei panni dei due folli imperatori. Connie Nielsen assicura il ponte emotivo con l’originale ritornando nei panni di Lucilla, insieme a Derek Jacobi che veste nuovamente la toga del senatore Gracco. Era inizialmente previsto che facesse capolino anche Djimon Hounsou, assente per sovrapposizione di impegni.
Washington a Roma

E poi c’è Denzel Washington, alla seconda collaborazione con Ridley Scott dopo American Gangster, e che proprio con la spavalderia da simpatica canaglia (un po’ il suo Alonzo Harris in Training Day in contesto imperiale romano) ruba la scena a tutti, imponendosi come l’intuizione creativa più felice dell’intero progetto. D’altronde, non potendoci essere Crowe, chi meglio per riempire quel vuoto a livello di puro magnetismo recitativo se non colui che nel 2007 gli diede del filo da torcere sul piano interpretativo sempre alla corte di Scott? In apparenza il Proximo della situazione, Macrino è in realtà molto più imprevedibile, in parte grazie a Washington che, libero da ogni tentativo di emulare gli accenti inglesi dei colleghi (e di predecessori come il compianto Oliver Reed), infonde un’energia molto americana e al contempo universale, non dissimile da quando, qualche anno fa con la regia di Joel Coen, ci ha ricordato, interpretando Macbeth, che non bisogna per forza essere britannici per rendere immortali i testi di Shakespeare.
I tempi cambiano, il Colosseo no

Il gladiatore II è un legacyquel intelligente che riflette sul concetto di eredità: quella di Massimo Decimo Meridio, le cui azioni riecheggiano in eterno; quella di Marco Aurelio, il cui sogno sprofonda ancora di più nella decadenza e nella corruzione; e quella di Ridley Scott, che dopo vent’anni e svariate pallide imitazioni dell’originale da parte di terzi torna a mettere in scena un’antica Roma spettacolare e funerea. Una Roma ricreata in maniera ancora più ambiziosa (la battaglia navale nel Colosseo, ma anche lo scontro con il rinoceronte che fu rimosso dal primo film per motivi di budget), ma che non rinuncia al lato intimo, presentandoci i personaggi come figure umane a tutto tondo e non semplici pedine in quello che in altre circostanze poteva essere un giocattolone rumoroso ma in fin dei conti un po’ vacuo. È un film dotato di forza e onore, che riprende i temi (anche musicali) dell’originale senza però scivolare nella trappola della copia carbone, ragionando – dentro e fuori lo schermo – su cosa significhi ritornare in quei luoghi oggi, anche in relazione al mondo esterno che accoglie questo sequel nelle sale. Perché a 86 anni Scott rimane molto lucido, e se possibile ancora più energico e furioso.
La recensione in breve
Ridley Scott ritrova l'energia del primo film per rivisitarne i temi in ottica crepuscolare, firmando un sequel che riflette sul significato del suo predecessore al giorno d'oggi.
PRO
- Le scene d'azione mantengono l'alto tasso di spettacolarità
- Denzel Washington è strepitoso
- I rimandi al primo film sono coerenti e ben dosati
CONTRO
- Paul Mescal non è Russell Crowe, nel bene e nel male
- Voto CinemaSerieTV
