Il film: Scontro tra titani (Clash of the Titans), 2010. Regia: Louis Leterrier. Cast: Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen, Alexa Davalos, Jason Flemyng, Danny Huston, Luke Evans, Alexander Siddig, Nicholas Hoult, Liam Cunningham, Pete Postlethwaite, Elizabeth McGovern.
Genere: fantastico. Durata: 108 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix, in lingua originale.
Trama: Perseo, figlio illegittimo di Zeus, si ritrova coinvolto in un conflitto tra le divinità dell’Olimpo e gli umani, convinti di poter fare a meno dell’aiuto dall’alto e di essere in grado di opporsi alla volontà degli dèi.
Mitologia greca e l’effetto spettacolare del 3D. Cosa poteva andare storto? Beh, almeno uno di quei due elementi non era veramente funzionale al rifacimento di uno dei film di culto degli anni Ottanta, arrivato nelle sale nella primavera del 2010. Di questo, e altro, parliamo in questa nostra recensione di Scontro tra titani.
La trama: sei Perseo? Trentaseo!

L’Olimpo è in crisi, poiché ci sono umani che hanno cominciato a sfidare l’autorità divina, mettendo a rischio la sopravvivenza del pantheon dal momento, dato che sono le preghiere dei mortali a nutrire l’immortalità degli dèi. Con l’approvazione di Zeus, Ade – che in realtà ha un piano tutto suo – comincia a terrorizzare la città di Argo, minacciando di distruggere tutto tramite il Kraken, il mostro con cui ai tempi furono sconfitti i Titani. L’unica speranza per salvare gli abitanti di Argo è un riluttante Perseo, umile pescatore che in realtà è il figlio illegittimo di Zeus, e si ritrova ora incaricato di partire in missione per recuperare l’unica arma in grado di annientare il Kraken.
Il cast: personaggi umani e divini

Perseo è Sam Worthington, all’epoca dell’uscita sulla cresta dell’onda grazie ad Avatar, mentre il suo divino padre ha il volto di Liam Neeson. Ade è un inquietante Ralph Fiennes, mentre il resto del cast olimpico è costituito da Danny Huston (Poseidone), Luke Evans (Apollo) e Alexander Siddig (Hermes). Gli alleati umani di Perseo sono interpretati da Mads Mikkelsen, Nicholas Hoult, Liam Cunningham e altri, mentre Jason Flemyng è il re Acrisio, sfigurato da Zeus per aver offeso gli dèi. Alexa Davalos e Gemma Arterton sono rispettivamente Andromeda, la principessa di Argo, e Io, misteriosa immortale incaricata di aiutare Perseo. Pete Postlethwaite ed Elizabeth McGovern appaiono brevemente nei panni dei genitori adottivi del protagonista.
Miti riletti

Per un curioso scherzo del destino, il film è uscito nello stesso periodo di Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo – Il ladro di fulmini, adattamento dell’omonimo libro young adult che aggiorna i miti greci ai giorni nostri, con alcuni punti in comune (Ade come antagonista, una minaccia potenzialmente apocalittica, e un semidio – ma in questo caso figlio di Poseidone – come eroe), e un anno prima di Immortals, trasposizione molto libera delle gesta di Teseo (con Luke Evans promosso da Apollo a Zeus). Nel caso di Scontro tra titani, oltre che cavalcare l’onda della rinata popolarità del peplum (Il gladiatore, Troy, 300), c’era anche la volontà di trasportare nel ventunesimo secolo l’immaginazione di Ray Harryhausen, il mago degli effetti speciali che creò le varie entità mostruose in stop motion per la versione del 1981, dove Perseo era un legnoso Harry Hamlin e le divinità avevano i volti di Laurence Olivier (Zeus), Maggie Smith (Teti) e Ursula Andress (Afrodite). Un’avventura molto old school, dotata di un certo fascino ingenuo.
Deliri tridimensionali

Tutt’altro discorso per il remake, che al cinema fu quasi irrimediabilmente rovinato da una conversione 3D fatta all’ultimo, per sfruttare il fenomeno Avatar. Un lavoro talmente raffazzonato da rendere il film sostanzialmente illeggibile (all’epoca, chi scrive dovette rivederlo il giorno dell’uscita in 2D per capire cosa accadeva nelle scene d’azione), suscitando le ire di critica e pubblico, nonché del regista Louis Leterrier che arrivò a parzialmente disconoscere il lungometraggio e rifiutare di partecipare al sequel (e ai Razzie, che “premiano” il peggio del peggio, fu candidato nella categoria del peggior uso del 3D, salvo poi essere sconfitto da L’ultimo dominatore dell’aria di M. Night Shyamalan). Spogliato dello scempio tecnologico per successivi passaggi televisivi e in streaming, l’operazione rimane comunque un eccessivamente serioso susseguirsi di peripezie che dimenticano il divertimento e cercano solo di esibire nuove trovate in CGI, rendendo ancora più evidente il cinismo del rifacimento di quello che era un semplice inno alla creatività artigianale.
La recensione in breve
Anche senza l'effetto del 3D che lo aveva accompagnato in sala, questo remake del film del 1981 intrattiene solo a intermittenza, grazie ad attori che ci si mettono d'impegno tra una sequenza d'azione posticcia e l'altra.
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