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Home » Film » Recensioni film » Supergirl, la recensione: la vendetta è un piatto che va gustato cosmico

Supergirl, la recensione: la vendetta è un piatto che va gustato cosmico

La recensione di Supergirl, il secondo lungometraggio cinematografico del DC Universe coordinato da James Gunn e Peter Safran.
Max BorgDi Max Borg26 Giugno 2026
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Supergirl, un frame dal trailer
Supergirl, un frame dal trailer
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Con l’uscita di Superman nell’estate del 2025 si è iniziato a solidificare il piano legato al DC Universe (DCU), nuovo franchise ideato da James Gunn – anche regista del film in questione – e Peter Safran, reclutati per rinvigorire gli adattamenti cinematografici e televisivi dei fumetti della DC Comics dopo anni di gestione caotica. Il lungometraggio dedicato alle gesta di Kal-El si concludeva con un cameo della cugina Kara Zor-El, al fine di reintrodurla sul grande schermo – l’ultima volta che è stata protagonista al cinema era nel 1984, con risultati non particolarmente apprezzati – in vista della sua avventura personale, che trae ispirazione dalla storia Woman of Tomorrow. Di questo si parla nella nostra recensione di Supergirl.

Da un pianeta all’altro

Una scena di Supergirl.
Una scena di Supergirl. Fonte: DC Studios.

Kara, fresca ventitreenne, passa la settimana del suo compleanno frequentando locali malfamati su pianeti con un sole rosso, poiché quello giallo, oltre a fornirle i poteri sovrumani che caratterizzano anche suo cugino, la rende insensibile agli effetti dell’alcool. Durante uno di questi viaggi si imbatte in una ragazzina di nome Ruthye Marye Knoll, che è in cerca di alleati per rintracciare e uccidere il criminale Krem, reo di averle sterminato la famiglia. Kara non è particolarmente motivata – anche per la temporanea mancanza di superpoteri – ma cambia idea quando la questione si fa personale anche per lei, e così inizia un viaggio in giro per il cosmo, nel corso del quale le due improbabili compagne d’armi faranno la conoscenza di vari strambi personaggi, tra cui un cacciatore di taglie, Lobo, noto per i suoi modi alquanto bruschi.

La famiglia kryptoniana si espande

Una scena di Supergirl. Fonte: DC Studios.
Una scena di Supergirl. Fonte: DC Studios.

L’avevamo intravista in Superman, e ora possiamo apprezzare pienamente ciò che l’attrice australiana Milly Alcock dà al ruolo di Kara/Supergirl, molto meno ottimista del cugino perché a differenza di lui è cresciuta su Krypton – o meglio, una parte di essa, staccatasi dal pianeta quando questo è esploso – ed è stata traumatizzata a vita dalle sequele di quanto accaduto al suo popolo (particolarmente potenti sono le interazioni fra lei e il padre Zor-El, interpretato da David Krumholtz che conferisce grande intensità a queste scene pur recitando solo ed esclusivamente in una lingua aliena). Molto energica anche Eve Ridley nella parte di Ruthie, mentre Matthias Schoenaerts fa il suo con Krem, personaggio il cui spessore ridotto viene compensato dal carisma viscido che gli dà il suo interprete. E poi c’è Jason Momoa, che dopo essere stato Aquaman nell’universo coordinato da Zack Snyder corona il sogno di una vita nei panni di Lobo, i cui minuti in scena sono pochi ma buoni.

La natura dell’eroe

Una scena di Supergirl. Fonte: DC Studios.
Una scena di Supergirl. Fonte: DC Studios.

Se Kal-El è abituato a vedere ciò che c’è di buono in ognuno di noi, Kara ha tutt’altra filosofia (“Io vedo la verità”, dice a un certo punto), che è l’elemento centrale di un film che, anche grazie al materiale di partenza, è una specie di rilettura cosmica de Il grinta. E se a livello iconografico il tutto è ineccepibile (merito del direttore della fotografia Rob Hardy), si percepisce anche una certa fretta nel voler portare a casa il risultato e arrivare al capolinea narrativo e tematico (titoli di coda inclusi, il film dura meno di due ore, cosa insolita per una pellicola di supereroi). Soprattutto la parte kryptoniana, di non poco conto per quanto concerne l’introspezione, viene liquidata con un po’ di superficialità, anche se quel “poco” che si vede fa il giusto per alimentare il dramma di Kara e la performance di Alcock, introducendola come figura interessante da sviluppare nel DCU nel contesto della Superman Saga – come l’ha definita James Gunn – ma anche come protagonista di questo racconto a sé stante (d’uopo segnalare che a questo giro non ci sono scene aggiuntive dopo i titoli di coda). Distaccandosi, nel bene e nel male, dal cugino, come personaggio e come film.

La recensione in breve

7.0 Cosmico

Supergirl torna al cinema come protagonista dopo quattro decenni, in un film sbrigativo ma comunque interessante, supportato soprattutto dalla performance di Milly Alcock

PRO
  1. Il cast, a cominciare da Milly Alcock, è in splendida forma
  2. Regia e fotografia sottolineano la natura aliena dei pianeti visitati
  3. Le scene d'azione sono efficaci
CONTRO
  1. Il tutto procede in maniera un po' frettolosa
  2. Al netto della bravura dell'attore, Krem è un villain privo di spessore
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Max Borg
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Finlandese di nascita, italiano e svizzero d'adozione, si innamora del cinema e della televisione nel periodo adolescenziale, e durante gli studi universitari trasforma gradualmente questo amore in lavoro. Scrive per varie testate in Italia e all'estero, soprattutto quando si tratta di supereroi, cinema nordico e svizzero, streaming e festival.

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