Il film: Taken 3 – L’ora della verità (Taken 3), 2014. Regia: Olivier Megaton. Cast: Liam Neeson, Forest Whitaker, Maggie Grace, Dougray Scott, Famke Janssen, Sam Spruell, Leland Orser, Jon Gries.
Genere: thriller, azione. Durata: 109 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix, in lingua originale.
Trama: Bryan Mills viene accusato dell’omicidio della sua ex-moglie e si ritrova in fuga per dimostrare la propria innocenza.
C’è una certa ironia cosmica nel fatto che un regista di nome Olivier Megaton ha firmato svariati film d’azione uno più insipido dell’altro, spesso alla corte del mentore Luc Besson. Tra questi, nel 2012, Taken 2, ben accolto dal pubblico pur essendo considerato un netto passo indietro rispetto all’elementare ma simpatico capostipite, primo tassello della nuova fase action della carriera di Liam Neeson (una fase che nemmeno lui si aspettava, dato che aveva 55 anni durante le riprese). E sebbene lo stesso interprete avesse prima smentito categoricamente ogni possibilità che si facesse anche un terzo film, ecco che nel 2014, prima di passare a un prequel televisivo, la storia di Bryan Mills si è chiusa con una conclusione non particolarmente entusiasmante, di cui parliamo nella nostra recensione di Taken 3 – L’ora della verità.
La trama: voi (non) mi troverete

Bryan Mills, ex-agente della CIA, continua ad avere rapporti tesi con la figlia Kim e l’ex-moglie Lenore, la quale si è risposata con un tale Stuart che non vede di buon occhio Bryan per via dei suoi trascorsi un po’ violenti. Ogni tentativo di tornare a interazioni civili si interrompe bruscamente quando una mattina Bryan viene incastrato per l’omicidio di Lenore, ed è costretto a fuggire e capire chi ce l’abbia con lui questa volta. A dargli la caccia è Frank Dotzler della polizia di Los Angeles, protagonista della scena che inevitabilmente è diventata l’elemento centrale del marketing: invertendo i ruoli rispetto al primo film, adesso è Bryan a ricevere una telefonata in cui gli si fa presente che altre persone lo troveranno. E lui, esattamente come il rapitore di sua figlia qualche anno addietro, risponde “Buona fortuna.”
Il cast: salvate il fuggitivo Bryan

Al centro di tutto c’è, per la terza e ultima volta, un sempre intenso Liam Neeson, le cui performance in questi film si sono fatte sempre più sentite negli anni, presumibilmente per una maggiore identificazione con i suoi personaggi rispetto a quando ha iniziato questo filone (l’attore ha perso la moglie nel 2010 in seguito a un incidente sciistico). Dai film precedenti tornano anche Maggie Grace, Famke Janssen, Leland Orser e Jon Gries, tutti con ruoli più o meno brevi e/o ingrati, mentre le principali novità sono Forest Whitaker nei panni di Dotzler, e lo scozzese Dougray Scott in quelli di Stuart, la cui parte è ancora più telefonata delle scene più famose della trilogia.
Fuga per la libertà

Come nel capitolo precedente, gli unici megatoni esibiti sullo schermo sono quelli di una sciatteria registica e di montaggio giunta al punto che per quella che in teoria sarebbe tranquillamente un’inquadratura unica si moltiplicano gli stacchi con effetto quasi nauseante, uno shaky cam applicato davvero a casaccio e in tal senso coerente con una trama che non è nemmeno più Taken ma sfrutta il nome per mettere in scena ancora una volta Neeson che fa a botte con la qualunque per salvare, se non la famiglia, almeno sé stesso. E anche sotto la sua scorza agguerrita si intravede una stanchezza che procede di pari passo con quella del film stesso, dove il cinema lascia il posto alle logiche da catena di montaggio della EuropaCorp di Luc Besson che ricicla sceneggiatori, registi e situazioni da un lungometraggio all’altro fungendo essenzialmente come una sorta di Netflix ante litteram (nel 2014 la piattaforma non era ancora attiva nella produzione cinematografica), con l’obiettivo del massimo risultato con il minimo sforzo. Anche se in questo caso forse non è nemmeno minimo.
La recensions in breve
Nemmeno il carisma di Liam Neeson può risollevare le sorti di un terzo episodio a corto di idee e soprattutto di energia, complice la regia soporifera di Olivier Megaton.
- Voto CinemaSerieTV
