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Home » Film » Recensioni film » The Wicker Man, la recensione del film con Christopher Lee

The Wicker Man, la recensione del film con Christopher Lee

Recensione di The Wicker Man, pietra miliare dell'horror britannico con Christopher Lee, che festeggia cinquant'anni dall'uscita.
Max BorgDi Max Borg6 Dicembre 2023
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The Wicker Man, Christopher Lee nel film
Christopher Lee nel film The Wicker Man
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Il film: The Wicker Man, 1973. Regia: Robin Hardy. Cast: Edward Woodward, Christopher Lee, Britt Ekland, Diane Cilento, Ingrid Pitt.
Genere: horror, thriller. Durata: 92 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al Cinema Ritrovato, in lingua originale.

Trama: Un poliziotto indaga sulla scomparsa di una bambina ed entra in contatto con le usanze pagane di un’isola scozzese.


Da cinquant’anni – per l’esattezza dal 6 dicembre 1973 – il film di Robin Hardy affascina i cinefili, anche per la sua travagliata storia produttiva: mutilato ai tempi dalla produzione (il co-protagonista Christopher Lee era solito affermare che il negativo originale fu sepolto sotto un’autostrada), il lungometraggio di cui parliamo nella nostra recensione di The Wicker Man è stato poi più volte riassemblato per arrivare il più possibile vicino alla visione originale di Hardy. Un’operazione destinata forse a non avere mai l’esito sperato (anche il cosiddetto Final Cut, ora disponibile in home video nella nuova versione restaurata presentata in sala al Cinema Ritrovato, presenta delle lacune, ed è evidente la differenza di qualità tra il materiale reintegrato a posteriori e quello d’origine), ma che contribuisce all’aura mitica di un titolo ipnoticamente blasfemo.

La trama: indagine su una bambina al di sopra di ogni sospetto

Una scena di The Wicker Man

Il sergente Neil Howie, poliziotto scozzese, riceve una lettera anonima circa la scomparsa di una bambina, Rowan Morrison, e si reca su un’isola remota nell’arcipelago delle Ebridi, nota come Summerisle. Howie, cristiano estremamente devoto, al punto da essere scioccato dalle avances della figlia dell’albergatore locale, non sa come comportarsi in un ambiente dove vige il paganesimo, praticato apertamente dagli abitanti da un paio di generazioni poiché le divinità antiche sarebbero all’origine della prosperità agraria dell’isola. Tra un’usanza “blasfema” e l’altra, che il leader della comunità descrive come assolutamente normale, Howie viene a sapere che Rowan non sarebbe mai esistita, mentre altri indizi suggeriscono che sia stata uccisa. Riuscirà a venire a capo di questo mistero sempre più disturbante?

Il cast: alla corte di Lord Summerisle

Una scena di The Wicker Man

Christopher Lee, all’epoca ansioso di distaccarsi dalla sua immagine di icona horror legata a figure come Dracula e la creatura di Frankenstein, è dignitoso e sottilmente inquietante nei panni di Lord Summerisle, l’impassibile leader della comunità pagana al centro del film (lo stesso Lee sostenne fino alla morte che degli oltre 200 progetti a cui aveva partecipato, questo era il più riuscito). Gli si oppone Edward Woodward, progressivamente disperato nel ruolo del devoto Howie, personaggio che lo rese una delle icone del cinema horror britannico. La principale presenza femminile è Britt Ekland nei panni di Willow, la figlia del locandiere e aspirante seduttrice di Howie, protagonista di una conturbante sequenza di danza che è entrata di diritto nell’immaginario collettivo e diventata oggetto di varie citazioni, dall’omaggio diretto (Hostel di Eli Roth) alle allusioni umoristiche (un episodio della sitcom inglese Coupling, dove i protagonisti maschili registrano apposta il film quando passa in televisione per rivedere quella scena).

Primo Maggio, su coraggio

Una scena di The Wicker Man

Concepito come un horror volutamente più “colto” rispetto alla media dell’epoca (un contesto che un attore come Lee, contrattualmente intrappolato nel ruolo di Dracula in film sempre più scialbi, conosceva fin troppo bene), quello di Robin Hardy è un lungometraggio del brivido che punta sull’atmosfera sottilmente irreale – ambientato in primavera, il film è stato palesemente girato in autunno – e su un orrore squisitamente indiretto, fatto di silenzi, di descrizioni, di divergenze filosofiche, senza ricorrere al gore. Un viaggio nei recessi più primitivi dell’animo umano che però sono espressi con spaventosa eloquenza, esempio plateale di come, in circostanze come questa, ne ferisca più la lingua che la spada. E quando il fuoco ha spazzato via tutto rimangono quelle bizzarre, poco rassicuranti cantilene, un inno alla vita dietro cui si cela un perverso gioco a base di morte.

La recensione in breve

10.0 Pagano

Il film di Robin Hardy rimane potente e conturbante dopo cinque decenni, un viaggio fisico e spirituale difficile da dimenticare.

  • Voto CinemaSerieTV 10.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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