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Home » Film » Recensioni film » Veleno, la recensione del quarto cortometraggio Netflix di Wes Anderson

Veleno, la recensione del quarto cortometraggio Netflix di Wes Anderson

La recensione di Veleno, quarto cortometraggio Netflix diretto da Wes Anderson da un racconto scritto da Roald Dahl.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani30 Settembre 2023Aggiornato:30 Settembre 2023
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Veleno
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Il film: Veleno, 2023. Regia: Wes Anderson. Cast: Benedict Cumberbatch, Dev Patel, Ben Kingsley, Ralph Fiennes. Genere: Commedia, Grottesco. Durata: 17 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix.

Trama: In questo popolare racconto di Roald Dahl, un uomo trova un serpente velenoso addormentato nel suo letto.


Sabato 30 settembre ha debuttato su Netflix il quarto ed ultimo cortometraggio scritto e diretto da Wes Anderson e tratto da uno dei racconti meno noti del famossimo scrittore di romanzi per l’infanzia e l’adolescenza Roald Dahl, con il quale il cineasta statunitense già aveva avuto a che fare nel lontano 2009 con la trasposizione di Fantastic Mr.Fox. Il titolo del quarto cortometraggio che chiude il piano dell’opera è Veleno, e per l’occasione tornano davanti la macchina da presa interpreti quali Benedict Cumberbatch, Dev Patel e Ben Kingsley, che avevano effettivamente impreziosito il mediometraggio inaugurale del progetto Dahl su Netflix il 27 settembre, La meravigliosa storia di Henry Sugar.

Nella nostra recensione di Veleno vi spiegheremo meglio quanto quest’ultimo cortometraggio curato dalla fervida fantasia e dall’ossessione per i dettagli di Anderson sia a conti fatti forse quello più compiuto, efficace ed esplicativo delle vere ragioni contenutistiche dietro alla realizzazione del quadretto battente bandiera Netflix e con nume tutelare quello di Roald Dahl.

La trama: metti un serpente velenoso sul letto, di notte

Veleno

La storia di Veleno è ambientata in India durante il periodo del dominio britannico. Il personaggio principale è Harry Pope (Benedict Cumberbatch), mentre il narratore della storia è Timber Woods (Dev Patel). Quando Timber si si avvicina alla camera del suo amico, nota che Harry è a letto, immobile, sudato e in preda al panico; quest’ultimo gli spiega che un serpente velenoso, un bungaro per la precisione, si è insinuato all’altezza del suo stomaco, sotto le coperte, e chiede a Timber di chiamare un dottore. Atterrito, Timber chiama il dottor Ganderbai (Ben Kingsley), un medico indiano locale che si precipita ad aiutare il povero Harry. Timber e Ganderbai cercano freneticamente di togliere il serpente dallo stomaco di Harry attraverso vari metodi, tra cui la sedazione e la somministrazione di cloroformio. Ma la verità dietro alla presenza di un serpente velenosissimo sotto le coperte del letto in cui è steso l’immobile ed atterrito Harry è ben diversa….

A chiusura del quadretto di cortometraggi realizzati per Netflix e tratti da alcune delle opere letterarie brevi meno conosciute dal pubblico di lettori di Roald Dahl, Wes Anderson firma regia e scrittura di Veleno, da una novella pubblicata dal celeberrimo autore agli inizi degli anni ’50. A chiudere il cerchio narrativo e concettuale del piano dell’opera in quattro tempi, tornano gli interpreti che avevano dato vito a La meravigliosa storia di Henry Sugar – di cui abbiamo fatto la recensione -, mediometraggio presentato a Venezia 80 che ha praticamente inaugurato il debutto sulla piattaforma della serie di racconti per immagini.

Il potere velenoso dell’immaginazione

Veleno

Ed anche in Veleno torna preponderante il concetto di racconto per immagini, per volontà esplicita del suo regista e sceneggiatore, che con questo progetto tutto dedicato al genio e alla fervida immaginazione dello scrittore gallese ha l’ambizione di mettere letteralmente in scena tutto il potere venefico dell’immaginazione umana. La stessa che nei secoli dei secoli è stata alimentata dall’uso della parola scritta, della letteratura e delle sue infinite e variegate declinazioni. A cappello del suo quadretto Netflix, Wes Anderson firma con Veleno il cortometraggio forse più efficace dei tre precedenti, quello in cui la funzione narratologica della recitazione dei suoi interpreti assume senso infine compiuto. A seguire la tradizione di Henry Sugar, Il cigno e Il derattizzatore, anche qui i personaggi assumono comportamenti ed atteggiamenti ieratici davanti la macchina da presa, semplici burattini nelle mani del regista e sceneggiatore che mette loro in bocca le esatte parole del racconto di Dahl da cui Veleno è tratto.

E come avevamo già notato in particolar modo ne Il cigno e Il derattizzatore, anche qui si fa larghissimo uso dell’espediente dell’immaginazione, sia di quella dei protagonisti stessi delle storie raccontate che dello spettatore oltre il piccolo schermo. Che sia un povero cigno bianco deturpato delle proprie ali, un ratto di fogna infido e sfuggevole oppure un serpente carico di veleno accovacciato sullo stomaco di un dormiente, Wes Anderson preferisce non mostrare letteralmente l’animale in questione, custodendo il focus dell’azione narrativa dei racconti di Roald Dahl all’interno della mente di chi guarda, stimolandone così l’immaginazione stessa. Un lavoro di fantasia essenziale per tutte le forme di letteratura; prima creata dal talento dell’autore, poi scritta e pubblicata, infine letta ed immaginata dall’avido lettore; ed infine, solo alla fine, adattata per il grande o piccolo schermo celebrandone il potere ed i suoi meccanismi contagiosi.

La recensione in breve

7.0 Immaginario

Quarto ed ultimo cortometraggio scritto e diretto da Wes Anderson per Netflix, Veleno è l'adattamento di uno dei racconti meno conosciuti di Roald Dahl e del quadretto realizzato dal cineasta statunitense forse è anche quello migliore e più compiuto. Nel cast tornano Benedict Cumberbatch, Dev Patel e Ben Kingsley.

  • Voto CinemaSerieTV 7.0
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