Allo scoccare del suo novantesimo compleanno e in occasione dei festeggiamenti per il 29° film realizzato in collaborazione con il regista Steven Spielberg, il musicista cinque volte premio Oscar John Williams firma con The Fabelmans la sua colonna sonora più intima composta per il cineasta che gli ha regalato fama internazionale. Nonostante abbia a più riprese affermato che il lavoro per il prossimo Indiana Jones e la Ruota del Destino di James Mangold sarà il suo ultimo progetto cinematografico, non ci è dato sapere con certezza se The Fabelmans marcherà la sua ultima, storica collaborazione con Steven Spielberg.
Nel frattempo, però, quello che ci rimane delle note musicali create per il lungometraggio semi-autobiografico di cui vi abbiamo parlato con tono entusiastico nella nostra recensione, ha il sapore del lascito testamentario di un compositore che ha da sempre impresso il suo marchio di fabbrica indelebile sulle pellicole dirette dal cineasta premio Oscar. Realizzando un tappeto musicale che si fonde fortemente con le note proprie del pianoforte, Williams omaggia non solo la carriera dietro la macchina da presa di Spielberg ma l’epopea famigliare che vuole raccontare il film candidato a 5 Golden Globe. Vediamo in che modo.
A casa di Spielberg
The Fabelmans si apre con il piccolo Sammy in fila per entrare per la prima volta in una sala cinematografica, accompagnato dai suoi genitori Burt (Paul Dano) e Mitzi (Michelle Williams); quel bimbo di soli sette anni non sa che la fatidica visione del film “Il più grande spettacolo del mondo” di Cecil B. DeMille gli cambierà per sempre la vita. Un incipit potente e poetico quello del lungometraggio semi-autobiografico di Steven Spielberg, accentuato dalle significative parole di mamma Mitzi al figlioletto, ormai quasi manifesto programmatico del film: ” I film sono sogni che non dimenticherai mai”.
E Steven Spielberg, nella sua decennale carriera da regista cinematografico, più di altri suoi colleghi ha saputo plasmare i sogni di un’intera generazione, realizzando pietre miliari del cinema fantastico e d’avventura. Un imprimatur a cui il cineasta premio Oscar deve moltissimo grazie soprattutto alla collaborazione (quasi) cinquantennale con il compositore John Williams. Ma qui il musicista, invece di marchiare The Fabelmans con gli elementi orchestrali che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, intesse una vera e propria lettera d’amore al regista e all’amarcord famigliare che ha realizzato per il grande schermo lavorando in intelligente sottrazione.
Concerto per pianoforte
A regnare indiscusso nel tessuto musicale di The Fabelmans è il pianoforte; questo delicato e allo stesso tempo potente strumento musicale, nelle mani sapienti di John Williams assieme alla celebre pianista della Los Angeles Philarmonic Joanne Pearce Martin, diventa chiave privilegiata per entrare con delicatezza e poesia nei ricordi più intimi di Steven Spielberg. Con il suo ultimo lungometraggio, il regista traccia un racconto semi-realistico della sua vita famigliare dai sette anni al compimento della maggiore età, imprimendo sul grande schermo momenti ed eventi salienti del suo personalissimo memoir cinematografico. A brillare più di ogni altro nella vastità dei ricordi di Spielberg la figura della madre Mitzi, qui interpretata da un’eterea ed intensa Michelle Williams.
Donna fragile ma dotata di grande sensibilità, sarà lei ad incoraggiare il suo Sammy a coltivare la passione per la cinepresa, lei che non ha mai smesso di alimentare il suo di sogno, quello di cimentarsi proprio con il pianoforte. Per questo motivo il sopracitato strumento musicale diventa per John Williams il mezzo più adatto per trapuntare la colonna sonora di The Fabelmans di teneri richiami all’infanzia e all’adolescenza di Steven Spielberg, riportando letteralmente in vita il ricordo della madre attraverso un concerto per pianoforte struggente e minimalista, ma non per questo meno efficace.
Madre e figlio
Qui il compositore novantenne mette temporaneamente da parte le orchestrazioni orecchiabili ed incalzanti che hanno reso celebri le collaborazioni passate con Spielberg per dare vita ad un tessuto sonoro che permea il delicato memoir cinematografico del regista statunitense di rara commozione e malinconia. Se lo strumento del pianoforte la fa da padrone nelle tracce più significative della soundtrack di The Fabelmans, non mancano però fuori programma inaspettati ed intimisti. Ad esempio, nel pezzo “Mother and Son”, Williams si prende una pausa dall’effetto madeleine del pianoforte materno per concentrarsi su un delicato tema musicale per chitarra acustica che enfatizza il rapporto unico ed esclusivo tra Mitzi e il suo adorato Sammy.
Una lettera d’amore ed un sentito omaggio alla scomparsa madre di Steven Spielberg, che più di un ruolo decisivo ha giocato nel plasmare le vicissitudini famigliari di casa Fabelman e la personalità pubblica e privata del futuro autore dietro la macchina da presa di alcuni tra i blockbuster più innovativi ed amati di sempre. A coronare il sogno cinematografico nel cassetto del regista americano non poteva che esserci il suo fido collaboratore da quasi cinquant’anni, colui che più di qualunque altro ha saputo imprimere il marchio di fabbrica definitivo sull’identità collettiva e culturale dei film realizzati dal cineasta. L’ideale chiusura di un cerchio professionale carica di genuina commozione e gratitudine reciproca.
Il viaggio ha inizio

E The Fabelmans, proprio come ogni grande coming of age che si rispetti, non può che terminare con un percorso che si chiude affinché possano aprirsi le porte di un altro grande viaggio di crescita personale. Alla fine del film, il diciottenne Sammy incontra il regista dei suoi sogni (un sornione David Lynch nei panni di John Ford) e si prepara ad accogliere con animo carico di speranza ed entusiasmo il suo destino: nel suo orizzonte, c’è la strada della regia cinematografica ed un futuro ricco di sorprese inaspettate.
Un momento carico di gioia e promesse eccitanti che John Williams chiude con un inaspettato motivetto per archi e violini accompagnato dal gioioso furore di un’orchestra ritrovata finalmente nella sua interezza; con lo stile e la pompa magna delle sue migliori e più celebri composizioni, nella traccia finale “The Journey Begins” Williams saluta il giovane Sammy ed omaggia così la carriera di Steven Spielberg che verrà. Come un uomo ricolmo di ammirazione e gratitudine, pronto a ringraziare (forse) per un’ultima volta il percorso affrontato passo dopo passo assieme al suo amico più fraterno.
