Alan Friedman, giornalista e scrittore americano, ha raccontato un episodio singolare della sua carriera nel programma Ciao Maschio, condotto da Nunzia De Girolamo e in onda oggi sabato 15 marzo alle 17.05 su Rai 1. L’aneddoto riguarda un’intervista con Vladimir Putin ottenuta grazie alla mediazione di Silvio Berlusconi, e rivela un lato inaspettato del presidente russo.
Come riporta Adnkronos, in quel periodo Friedman stava lavorando alla biografia del Cavaliere e per diciotto mesi si è recato ad Arcore ogni sabato. Durante uno di questi incontri, il giornalista chiese a Berlusconi di organizzargli un’intervista con Putin. La risposta fu immediata: “Lui lo chiamò e nel giro di dieci giorni avevo il visto per Mosca”, ha raccontato Friedman.
L’atmosfera al Cremlino, prima dell’incontro con il presidente russo, era tutt’altro che rilassata. Friedman ha descritto con precisione il cambiamento che si verificava all’arrivo di Putin: “Quando Putin entra nella stanza cambia tutto. Lo staff diventa nervoso, la temperatura sembra scendere”. Il giornalista descrive l’incontro con Putin soffermandosi sul suo sguardo di ghiaccio – “due occhi azzurri molto penetranti” – ma anche sul linguaggio del corpo: “Era rigido, teso, giocava con la cravatta e con l’auricolare dell’interprete”
Il punto di svolta dell’intervista arrivò grazie a un suggerimento culinario. Friedman racconta: “A un certo punto gli ho detto: ‘Presidente, Berlusconi mi ha detto di ricordarle i tagliolini con tartufo bianco che aveva mangiato a casa sua’”. La reazione fu immediata e sorprendente: “In quel momento si è sciolto: ha sorriso, ha iniziato a ridere e a parlare proprio di quei tagliolini”. Un dettaglio che dice molto sulla storica amicizia tra Berlusconi e Putin.

Durante la conversazione con Nunzia De Girolamo, Friedman ha riflettuto sul rapporto particolare che si era creato con i grandi leader politici incontrati nella sua carriera. “La cosa incredibile è che sia Putin, sia Trump, sia Berlusconi erano convinti di potersi fidare di me, quasi come se fossi un amico”, ha spiegato il giornalista, per poi precisare con fermezza il suo ruolo professionale: “Ma io non sono un amico: io sono un giornalista”.
Nell’intervista, Friedman ha anche parlato del suo percorso formativo accelerato. A New York partecipò a un programma che permetteva di saltare anni di scuola. “Io ne ho saltati due e sono arrivato all’università appena compiuti sedici anni”, ha ricordato, aggiungendo una riflessione personale: “Forse per questo mi è mancata un po’ l’adolescenza”.
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