Elisa Bravi, nata nel 1988, era una dipendente della cooperativa Consar, il consorzio di autotrasportatori di Ravenna, e fu uccisa da suo marito Riccardo Pondi, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 2019. Elisa era madre di due bambine, Rebecca e Beatrice, che all’epoca dell’omicidio avevano 6 e 4 anni, poi affidate ai nonni materni, Antonella e Gianluca Bravi. Il marito, un aspirante vigile del fuoco, uccise Elisa soffocandola, al culmine di una lite
I due erano sposati da 9 anni, ma stavano attraversando una crisi, affrontata anche con l’aiuto di uno specialista, dovuta alle continue gelosie di Pondi, che oltretutto era anche invidioso del successo professionale della compagna. L’uomo inoltre, era anche paranoico, in quanto convinto che la moglie volesse avvelenarlo.
Proprio la mattina del 18 dicembre si era sentito male nel tragitto verso la caserma di Bologna, dove seguiva il corso per diventare pompiere. In serata, pur avendo ottenuto un referto negativo dal pronto soccorso, continuò ad attribuire ad Elisa le ragioni del suo malessere. Arrivati a casa, la lite fatale.
Gli inquirenti ricostruirono la dinamica del femminicidio con una certa esattezza. Pondi non riusciva ad addormentarsi ed Elisa lo rimproverò per il rumore e per il suo stato alterato. A un certo punto avrebbe minacciato di lasciarlo, portando via le figlie. Ne scaturì un confronto accesso e la successiva aggressione del marito alla moglie, afferrata per il collo. Elisa è morta per asfissia e a nulla sono valsi i tentativi di rianimazione da parte del coniuge prima e dei sanitari del 118 dopo. Durante l’interrogatorio di Pondi, durato oltre 4 ore, l’uomo affermò di essere stato aggredito da Elisa con uno sgabello, ta
L’assassinio è avvenuto nella camera da letto della loro villetta, a Glorie di Bagnacavallo, mentre le due figlie dormivano nella loro stanzetta. In primo grado Pondi ottenne 24 anni di reclusione, ma lo scorso settembre, la Cassazione ha confermato l’ergastolo stabilito in Appello.
Qualche giorno fa, in occasione della morte di Giulia Cecchettin, Antonella Bravi aveva commentato la notizia con grande dolore in un’intervista al Corriere Romagna. “Sembra sempre la stessa storia. C’è tanto dolore”, ha raccontato. Ha poi aggiunto: “Mia nipote più grande è tornata a casa da scuola raccontando del minuto di silenzio che si è tenuto in aula. Di fronte a queste tragedie per noi è sempre tornare indietro nel tempo e rivivere una situazione dolorosa. Quando ripenso a come se ne è andata mia figlia, almeno mi dico che giustizia è stata fatta. Nessuno, però, ce la porterà indietro”. Riguardo il caso di Giulia Cecchettin e in generale sui femminicidi si è espressa anche Paola Cortellesi, regista del film C’è ancora domani, che affronta anche dinamiche relative alla violenza sulle donne, dicendosi speranzosa in merito ad un possibile cambiamento.
