La scrittrice e sceneggiatrice Anna Pavignano ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera la sua storia d’amore con Massimo Troisi, iniziata nel 1977 e durata otto anni. Un amore “folle, divertente e creativo”, spiega Pavignano, che insieme a Troisi ha scritto alcuni dei film più amati dell’attore e regista napoletano, ma anche un amore che le causò sofferenza. La scrittrice rivela infatti che lei e Massimo vivevano una relazione aperta e che lei avrebbe desiderato un figlio, che però l’attore non volle.

Anna e Massimo si incontrarono negli studi televisivi Rai a Torino dove si registrava il programma Non Stop: lei era una studentessa e faceva la comparsa per arrotondare, lui iniziava a farsi conoscere con il trio La Smorfia, di cui facevano parte anche Enzo Decaro e Lello Arena. Lei torinese, di famiglia agiata, lui napoletano, di origini più semplici.
“Mi innamorai di Massimo prima che diventasse Troisi. È fuori dubbio che ho amato l’uomo prima dell’artista. Ci legò l’attrazione tra due persone diverse ma complementari. Da lui ho imparato a lasciarmi andare, lui diceva di aver preso da me un certo rigore nella scrittura”
Iniziano una relazione a distanza fatta di viaggi, lettere, pernottamenti a dir poco fantasiosi
“Lui era in tournée, tappa in Calabria. Io lo raggiungo a Palinuro, ma non c’era un posto per dormire. Così dormimmo in auto, sulla spiaggia. Non eravamo soli: io, lui, Lello, Enzo e tutte le maestranze della Smorfia. Tutti in auto, uno sopra l’altro“
Poi, racconta Anna al Corriere della Sera, decidono di vivere a Roma, ma evitando di ufficializzare la loro convivenza.
“Nessuno dei due ha mai detto apertamente “Andiamo a vivere insieme”. Io stavo a casa sua, punto. Per un periodo abbiamo vissuto con Lello e a volte con Enzo. Io e Massimo facevamo “i signori del castello” e stavamo spesso in camera a scrivere, così Lello e qualche altro che capitava in casa si dedicavano a esperimenti culinari. Il problema è che quella gara consisteva nell’aggiungere cose, quindi ne uscivano pastoni immangiabili”
Una convivenza non ufficiale e una relazione aperta:
“Massimo non ha mai negato di avere, in contemporanea, altre storie. E me le raccontava, me le raccontava tutte nei dettagli”
Anna si sforzava di “trasformare la gelosia in un esercizio razionale e politico: all’epoca si credeva davvero nella coppia aperta, nel disimpegno e nel “non possesso” dell’altro o dell’altra”. Qualcosa funzionò, altre cose no.
“Da una parte, il fatto che l’uomo che amavo mi raccontasse le sue avventure mi faceva illudere di controllare quella storia, di guidare il nostro rapporto. Ma io soffrivo”
Poi Pavignano spiega
“Negli Anni Settanta e Ottanta si era genuinamente convinti che altre forme d’amore e di famiglia fossero possibili. E, almeno all’inizio, quando le sue avventure erano qualcosa di temporaneo e leggero, ho fatto funzionare un grande amore. Se avessi ceduto, penso che non saremmo rimasti insieme a lungo”
“Un amore divertente, folle, stimolante, creativo” che si rifletteva nelle loro creazioni. “Scrivevamo insieme i suoi film e nei suoi film mettevamo anche le nostre tensioni di coppia, i nodi sentimentali. C’è tanto di noi, per esempio, nei guai di cuore di Pensavo fosse amore invece era un calesse” – tra cui anche la celebre battuta sull’uomo e la donna che non sono fatti per il matrimonio, perché troppo diversi. “Era esattamente quello che Massimo pensava, me lo disse sin dai primi tempi”

Pavignano ha poi parlato del fatto che avrebbe voluto figli da Troisi, ma lui le disse apertamente che non ne voleva.
“Una volta, cogliendo l’occasione di una coppia di amici che aspettava un bambino, mi lasciai andare a un entusiasmo eloquente. Ma lui non raccolse. Tempo dopo me lo disse chiaramente: non voleva figli perché non voleva assumersi altre responsabilità oltre a quelle che il lavoro gli imponeva”
Apparentemente, Troisi non rimpianse quella scelta, ma ne rimpianse altre:
“Anni dopo che ci eravamo lasciati, poiché abbiamo sempre mantenuto un bellissimo rapporto, sia professionale che personale, gli chiesi quale fosse il suo grande rammarico. Mi rispose: “Non essere riuscito a costruire un legame stabile”
Anna Pavignano poi ha avuto due figli da una relazione successiva. La sua storia con Troisi continua ad essere un’ispirazione creativa oltre che un periodo importante e formativo nella sua vita. La scrittrice ha raccontato la loro storia – comprese le altre storie di lui – in forma romanzata nel libro Da domani mi alzo tardi, in cui descrive anche il loro quotidiano, il lavoro, le discussioni e i rimpianti, svelando molti dettagli privati sull’attore napoletano che fu un grande conquistatore di donne, ma anche un pigro, uno che non amava novità e stravolgimenti di vita.
Troisi ebbe relazioni con Clarissa Burt, Jo Champa, Nathaly Caldonazzo ma anche innumerevoli avventure, tra cui una con Moana Pozzi. L’attore, affetto da una cardiopatia sin da ragazzo, è morto nel ’94, dopo aver ultimato le riprese de Il Postino.
L’ultimo romanzo di Anna Pavignano, uscito a luglio, si intitola Come sale sulla pelle ed è edito da Piemme.
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