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Home » Personaggi » “I paparazzi mi insultavano” – Keira Knightley svela cosa fece per difendersi e rovinargli la giornata di lavoro

“I paparazzi mi insultavano” – Keira Knightley svela cosa fece per difendersi e rovinargli la giornata di lavoro

L’attrice ha raccontato la strategia che adottò per difendersi dall'assedio dei paparazzi, i primi anni della sua carriera. Ha anche svelato che veniva insultata davanti ai familiari.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio21 Ottobre 2025
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Keira Knightley
Keira Knightley
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Keira Knightley rompe il silenzio sui traumi vissuti in gioventù a causa dell’aggressività dei paparazzi. In una lunga intervista concessa a The Times UK, l’attrice britannica, oggi 40enne, ripercorre gli anni più difficili della sua carriera: quelli in cui, ancora adolescente ma già all’apice del successo grazie a Sognando Beckham, Pirati dei Caraibi e Love Actually, si ritrovò nel pieno del fenomeno “paparazzi” (si pensi in Italia agli scandali legati alla figura di Fabrizio Corona): un’epoca in cui la stampa scandalistica inseguiva senza tregua le giovani celebrità femminili, spesso ridicolizzandole o umiliandole pubblicamente.

Knightley descrive quel periodo come un “campo di battaglia emotivo”, dove la brutalità mediatica era considerata alla stregua di normale intrattenimento.

L’attrice, in un estratto riportato da Deadline, ricorda un risveglio che le cambiò la vita: “Mi sono svegliata un giorno e c’erano dieci uomini davanti alla porta di casa mia. E non se ne sono più andati per circa cinque anni”. Quegli uomini erano paparazzi, pronti a urlarle insulti sessisti per provocare una reazione utile a scattare foto più redditizie.

“Mi chiamavano put.. soprattutto se ero in compagnia di un ragazzo, di mio fratello o di mio padre. Cercavano di farli reagire, in modo da venire colpiti, magari con un pugno, e poi fare loro causa: era anche il periodo in cui questa gente provocava appositamente incidenti stradali mediante inseguimenti a tavoletta: più grave era lo schianto, più valore avevano le immagini.”

Dichiarazioni che fanno pensare all’incidente in cui morì Lady Diana – e di cui parlò anche il Principe Harry in una lunga intervista.

Knightley colloca questi eventi nel contesto più ampio di un’industria mediatica che, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, trattava le donne famose con un disprezzo sistemico. “Era l’epoca dell’umiliazione pubblica: il ‘Circle of Shame’, le classifiche ‘Hot or Not?’, le foto rubate, gli insulti in prima pagina. Persino nei media più seri il linguaggio usato era inquietante.”

Keira Knightley in un immagine del 2018
Keira Knightley in un immagine del 2018

La stessa Knightley osserva come molte colleghe – da Britney Spears ad Amy Winehouse, da Lindsay Lohan a Jessica Simpson – abbiano avuto crolli psicologici o sviluppato dipendenze in risposta a quella pressione. Britney, a tale proposito spiegò perché si rasò i capelli davanti ai paparazzi.
“Io sono impazzita,” ammette Knightley “Credetemi, sono impazzita. Solo che sono riuscita a nasconderlo.” L’ossessione dei fotografi diventò una costante: alcuni arrivarono persino ad affittare un appartamento di fronte al suo per poterla sorvegliare meglio.

“Non potevamo usare l’ingresso principale, perché potevano spiarmi con il teleobiettivo. Mio padre scherzava dicendo che sarei dovuta entrare nella CIA: avevo sviluppato un sesto senso, sapevo quando mi stavano seguendo. Compravo i giornali, e ogni volta c’era una foto. Anche quando non mi ero nemmeno accorta di essere stata immortalata. Ero in uno stato di ipervigilanza.”

A un certo punto, per sopravvivere, Knightley decise di ribaltare le regole del gioco. “Mi sono chiesta: ‘Cosa farebbe Gandhi?’ E Ho scelto la resistenza passiva.” La sua strategia fu tanto semplice quanto geniale: indossare sempre gli stessi vestiti – tre paia di jeans identici, una maglietta a righe, un paio di stivali – e restare immobile quando veniva seguita.

“Un giorno sono rimasta ferma per cinque ore. Se vedevo che erano ancora lì, non mi muovevo. Non avrebbero mai potuto vendere una foto così insignificante, sempre uguale.”

Quando la pressione diventò però insostenibile, l’attrice decise di scomparire. All’apice del successo, la seconda attrice più pagata di Hollywood, chiamò il suo agente e disse: “Basta copioni, me ne vado”.
Fuggì prima a Parigi, poi iniziò un viaggio in treno attraverso l’Europa. Nessuno la riconobbe.

“Nessuno mi ha più trovata. Ero molto brava: musei, treni, nessuno si aspettava di vedermi lì. Ero trasandata, curva, evitavo il contatto visivo. Ho imparato a rendermi invisibile.”

Solo dopo anni di distanza e grazie alla terapia, Knightley riuscì a liberarsi del senso costante di paranoia.
Il ritorno al cinema avvenne con discrezione: piccoli ruoli, teatro, e una carriera ricostruita lontano dai riflettori tossici di Hollywood.

“In qualsiasi altra circostanza, se dieci uomini stessero fuori da casa tua gridandoti insulti ogni volta che esci, diresti che è un abuso. Ma se hanno una macchina fotografica, allora va bene.”

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