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Home » Personaggi » Jeremy Renner racconta il suo incidente in un libro: “Colpa di una disattenzione”

Jeremy Renner racconta il suo incidente in un libro: “Colpa di una disattenzione”

A due anni dal dramma vissuto davanti la sua dimora di montagna, l'attore di Occhio di Falco ha dato alle stampe una biografia rivelatoria
Simone FrigerioDi Simone Frigerio27 Aprile 2025
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Jeremy Renner
Jeremy Renner sul red carpet di Hawkeye Fonte: Disney
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A più di due anni dal terribile incidente domestico in cui rischiò la vita, Jeremy Renner racconta finalmente ogni dettaglio di quel dramma in un’autobiografia di prossima uscita. Il resoconto degli attimi di terrore, intenso e indimenticabile, offre uno spaccato intimo e potente della sua esperienza.

In un estratto pubblicato da Times UK, l’attore, con una prosa iperrealistica e coinvolgente, ripercorre minuto per minuto la drammatica giornata del 1° gennaio 2023: una mattina iniziata come tante altre, destinata però a diventare una sliding door indelebile nella sua vita.

Allo scoccare della mezzanotte del 1° gennaio 2023, la neve cadeva fuori casa mia, sulle montagne a nord del Lago Tahoe. Tutta la mia famiglia allargata e io brindavamo alla nostra fortuna: un altro anno superato con successo e uno fantastico davanti a noi.
Avevo all’orizzonte altri film da girare, nuovi programmi TV e, soprattutto, il tempo da trascorrere con la mia bambina di nove anni, Ava.
Avevamo programmato una settimana di sci, snowboard, buon cibo e festeggiamenti, ma eravamo rimasti bloccati dalla neve per giorni, tra giochi stupidi e allegre chiacchierate.
Così, alle sei del mattino di Capodanno, decisi che era arrivato il momento di darci da fare, anche perché le previsioni annunciavano una tregua dalla tempesta.
Per spostare tutta quella neve e liberare le motoslitte, il mio Ford Raptor e gli altri veicoli, avevo bisogno dell’aiuto di mio nipote Alex, 27 anni, e del mio gatto delle nevi, un mezzo industriale per lo sgombero.
La cabina centrale del gatto, di un arancione brillante, si trova sopra due serie di cingoli in acciaio zincato che sporgono di circa mezzo metro dalla carrozzeria e sono mossi da sei ruote pesanti per lato. Davanti, un’enorme lama di metallo si estende per tutta la larghezza del mezzo.
Lavoravamo sul lungo vialetto tortuoso che sale fino all’ampio parcheggio di fronte casa mia. Io ero nella cabina del gatto delle nevi mentre Alex, a terra, agganciava il Ford al retro del mezzo con delle catene. Iniziammo a tirare fuori il camion dalla neve e riuscimmo a liberarlo. Alex si avvicinò per sganciarlo dal gatto, mentre io cominciavo a girare il mezzo. Tuttavia, con la lama sollevata, non riuscivo a vedere bene Alex, che si trovava da qualche parte davanti a me. Scelsi allora di scendere dal posto di guida e salire sui cingoli per parlargli.

Jeremy Renner
Jeremy Renner

Renner non cerca alcuna autoassoluzione nel descrivere il momento fatale: è proprio una piccola distrazione a innescare la catena di eventi che rischia di costargli la vita.

“Prima di scendere dalla cabina di guida, inserire il freno di stazionamento”, dice il manuale.
Ma io non inserii il freno di stazionamento, né disinnestai i cingoli d’acciaio. In quell’istante – innocente, cruciale, e che cambiò la mia vita – quella piccola ma fatale distrazione avrebbe alterato per sempre il corso della mia esistenza.
Il gatto delle nevi cominciò a scivolare sull’asfalto ghiacciato in direzione di Alex.
Lui era accovacciato davanti a me e, con orrore, realizzai che era in pericolo. Il mezzo, minaccioso, avanzava lentamente. Lui rischiava di restare schiacciato tra la pala da neve e il Ford, che si trovava a soli tre o quattro metri di distanza. Il tempo sembrò rallentare fino quasi a fermarsi. Sentii lo scricchiolio del ghiaccio sotto i cingoli, la coppia pesante del motore.
Dovevo fermarlo a tutti i costi. Avevo una sola possibilità: saltare in alto, attraversare i cingoli in movimento e tornare in cabina per premere il pulsante STOP.
Ma i miei piedi persero aderenza sui cingoli rotanti. Non riuscii a raggiungere la cabina. Sbandai violentemente in avanti, fuori controllo. In quella frazione di secondo, venni proiettato oltre i cingoli metallici, le braccia che si agitavano in aria.
Mi inarcai sopra la parte anteriore dei cingoli, venendo spinto in avanti, a terra, sul ghiaccio compatto. La mia testa colpì il suolo con violenza, squarciandosi all’istante.

Ancora cosciente, Renner descrive con crudo realismo il dolore lancinante e la disperata lotta per restare sveglio. Cruciale fu l’intervento tempestivo dei suoi vicini, Rich e Barb, che rimasero al suo fianco fino all’arrivo dei soccorsi.

“Trattenni il respiro mentre il sangue mi affluiva al viso e mi investiva una sensazione di vertigine intensa. Eppure ero perfettamente consapevole di ciò che stava accadendo.
Sapevo di essere sotto il mezzo. Sapevo che il mio cranio era spaccato come un’anguria, il cervello ridotto in poltiglia.
Cranio, mascella, zigomi, molari; perone, tibia, polmoni, orbite oculari, bacino, ulna, gambe, braccia, pelle: crack, schiocco, crack, stridio, crack. I suoni: un ronzio incessante nelle orecchie, come se una pistola mi fosse esplosa vicino alla testa. Un lampo bianco accecante negli occhi: l’osso orbitale si era fratturato, facendo esplodere il bulbo oculare sinistro fuori dalla sua sede.
Mi chiedevo: sarò solo un cervello intrappolato in un corpo devastato? Un vegetale?
Eppure, in mezzo all’agonia, nutrivo una cieca speranza.
Nonostante il mio corpo fosse distrutto, con l’occhio penzolante, e ogni respiro fosse una disperata lotta per non annegare, la mia mente riusciva ancora a elaborare una sorta di via d’uscita possibile
Rich, sua moglie Barb e Alex corsero verso di me. Barb mi tenne la testa e continuava a parlarmi: “Continua a respirare”, diceva, “respira. Resta con noi. Tieni gli occhi aperti”, ripeteva, mentre mi carezzava la mano e la fronte per tenermi sveglio. In lontananza, nella mia mente, percepivo il suono delle sirene e il fruscio delle pale dell’elicottero.”

renner instagram fisioterapia
Renner sul letto mobile

Dopo una lunga degenza ospedaliera e numerosi interventi chirurgici per ricomporre le fratture, Renner è riuscito infine a tornare a casa, per proseguire lì il percorso di guarigione, fino a tornare anche sul set per la quarta stagione di Mayor Of Kingstown.

“Nessuno dei miei organi era danneggiato, la colonna vertebrale era intatta, il cuore funzionava, e probabilmente non c’erano danni cerebrali. Tutti si resero conto che sarei sopravvissuto, e forse anche guarito significativamente, se non completamente. Fu una sorta di miracolo..
Venerdì 13 gennaio tornai finalmente a casa, con le scatole dell’attrezzatura da fitness ancora da disfare e la mia camera da letto ora occupata da un letto motorizzato. Avrei dovuto affrontare sei settimane a base di liquidi e cibi morbidi per favorire la guarigione.
Le costole rotte e la respirazione restavano una sfida nei primi giorni, e capii che avrei dovuto impegnarmi ogni secondo per riconquistare quella che avevo sempre chiamato normalità.
La prima cosa che feci? Andai dritto al bar di casa. Mi alzai dalla sedia a rotelle, nonostante le gambe ancora a pezzi, e mi versai un enorme bicchiere di vino rosso.
Volevo tornare a vivere il prima possibile, anche se i medici pensavano fosse troppo presto per lasciare l’ospedale.
Avevo attraversato l’inferno e, lì, al bar, con il vino in mano e il corpo a pezzi, trovai un piccolo barlume di normalità.”

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