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Home » Personaggi » Kurt Cobain, spunta una lettera del 1995: la richiesta choc di Courtney Love alla polizia di Seattle

Kurt Cobain, spunta una lettera del 1995: la richiesta choc di Courtney Love alla polizia di Seattle

Emergono nuovi documenti sul caso Kurt Cobain: nel 1995 Courtney Love chiese alla polizia di Seattle l’intero fascicolo investigativo sulla morte del cantante dei Nirvana.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco3 Agosto 2026
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Courtney Love
Courtney Love - Photo by s_bukley / depositphotos
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Un documento emerso di recente ha rivelato una richiesta sorprendente avanzata da Courtney Love nel 1995: la vedova di Kurt Cobain avrebbe chiesto alla polizia di Seattle di consegnarle l’intero fascicolo investigativo sulla morte del marito, senza conservare alcuna copia presso il dipartimento.

La richiesta fu formulata il 20 ottobre 1995, circa un anno e mezzo dopo che il frontman dei Nirvana era stato trovato morto a 27 anni con una ferita da arma da fuoco alla testa in una serra della loro villa di Seattle. Fin dall’inizio, gli investigatori avevano concluso che si trattasse di suicidio, verdetto con cui Love si era dichiarata d’accordo, nonostante un gruppo di ricercatori sostenga da anni la teoria dell’omicidio e faccia pressione per riaprire il caso.

Il documento – rilasciato dal New York Post – è stato scoperto dai ricercatori del gruppo investigativo “Who Killed Kurt?”, che da tempo indaga sulla morte del musicista. La lettera fu scritta dall’avvocato Bryan Coluccio, che rappresentava Courtney Love, e indirizzata all’allora capo della polizia di Seattle, Norm Stamper.

Nel testo, Coluccio scriveva: “Questa lettera è per richiedere che il fascicolo investigativo completo del dipartimento di polizia di Seattle relativo alla morte del signor Cobain sia consegnato a me, senza che ulteriori documenti o copie rimangano presso il dipartimento”. L’avvocato confermava a nome dell’eredità di Cobain e di Love che erano soddisfatti dell’indagine condotta dalla polizia e che accettavano senza riserve la determinazione finale del suicidio.

Kurt Cobain
Kurt Cobain (Youtube)

Il fascicolo richiesto includeva rullini non sviluppati di pellicola 35mm, foto Polaroid relative all’indagine, copie di lettere personali scritte da Cobain e informazioni finanziarie e private. Nella lettera, Coluccio spiegava che la motivazione della richiesta risiedeva nel fatto che diverse persone avevano tentato di lucrare sulla vendita e distribuzione di materiale relativo alla morte di Cobain.

Il dipartimento di polizia di Seattle non accolse la richiesta. Neil Low, capitano in pensione della polizia di Seattle con 50 anni di servizio, che inizialmente aveva sostenuto il verdetto di suicidio durante un audit del caso Cobain nel 2005 ma è poi diventato convinto si trattasse di omicidio, ha dichiarato che fu la decisione giusta.

“La richiesta dell’avvocato Bryan Coluccio che la polizia di Seattle consegnasse al suo cliente tutti i documenti relativi all’indagine Cobain è totalmente assurda. Come funzionario del tribunale, ci si aspetterebbe che il signor Coluccio sappia che le agenzie di polizia sono tenute a documentare tutte le loro attività ufficiali e corrispondenze come questione di pubblico registro. Come potrebbe esserci conformità ai registri pubblici se la polizia avesse dato tutto a questo avvocato e al suo studio legale? Dove sarebbe la responsabilità?”

Stando a quanto riporta il New York Post, Michelle Wilkins, che guida l’indagine “Who Killed Kurt?” sulla morte di Cobain, ha criticato duramente la lettera:

“Ogni caso irrisolto vive o muore sulle prove che vengono preservate. Quando gli avvocati chiedono che i materiali investigativi vengano rimossi dalla custodia della polizia, questo non protegge la ricerca della verità, ma rende molto più difficile un futuro esame”.

La rivelazione della lettera arriva dopo che a maggio era emerso che Courtney Love aveva anche cercato di far distruggere tutte le foto scattate sulla scena. Il detective veterano Don Cameron aveva rivelato l’intenzione di Love in una nota interna inviato al tenente Al Gerdes il 13 febbraio 1995, affermando che lei aveva espresso preoccupazione per possibili fughe di notizie delle foto.

 

Cameron, deceduto nel frattempo, aveva scritto a Gerdes che aveva negato la richiesta perché distruggere le foto della scena del crimine avrebbe fatto sembrare il dipartimento “sciocco e poco professionale”. Il dipartimento di polizia di Seattle ha poi rilasciato 37 immagini che documentavano la scena della morte dopo una revisione del caso irrisolto nel 2014, che confermò che gli investigatori avevano avuto ragione a dichiarare la morte di Cobain un suicidio.

Le foto rilasciate mostravano l’esterno della casa del frontman dei Nirvana e la serra dove fu scoperto il suo corpo. Due delle immagini, che includevano Polaroid e foto trovate su pellicola 35mm precedentemente non sviluppata, mostravano parti del corpo di Cobain.

Love, ora 62enne e madre dell’unica figlia di Cobain, Frances Bean Cobain, insieme ad altri familiari stretti e amici, ha ripetutamente sostenuto il verdetto della polizia secondo cui si è tolto la vita. Tuttavia, un team di esperti forensi assemblato da “Who Killed Kurt?” ha redatto un documento sottoposto a revisione paritaria e presentato alla polizia di Seattle lo scorso anno, che includeva prove che secondo loro dimostrano che Cobain ricevette un’overdose di eroina e poi fu colpito alla testa per far sembrare la morte un suicidio.

Il dipartimento di polizia di Seattle ha risposto decidendo di non riaprire l’indagine sulla morte di Cobain, confermando l’esito della revisione del caso del 2014. Né un rappresentante di Courtney Love né il dipartimento di polizia di Seattle o Coluccio hanno risposto alle richieste di commento.

Qui vi raccontiamo la morte di Kurt Cobain e la loro ultima apparizione televisiva a Tunnel, sulla Rai..

Fabio Fusco
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Nato a Napoli, classe 1976, Fabio Fusco è Responsabile news su ScreenWorld.it e su CinemaSerieTv.it e Coordinatore editoriale su CultWeb.it. Fa parte della redazione de IlMegliodiTutto.it. Dal 2008 al 2022 è stato Responsabile news, social media manager e redattore presso Movieplayer.it. Un lungo percorso al quale è approdato dopo le esperienze nelle redazioni del portale Castlerock.it e del sito Cinemazone.it agli inizi degli anni 2000, e prima ancora con l'e-zine Inside View. Ha preso parte, come redattore e fotoreporter ad alcuni festival di cinema internazionali, tra cui Berlino, Roma e Venezia e ha coordinato le news di due edizioni di UltraPop Festival nel 2020 e 2021. È co-autore del libro satirico La bibbia degli spoiler. Prima di dedicarsi esclusivamente al mondo del cinema e dell'entertainment audiovisivo, ha mosso i suoi primi passi alcune agenzie pubblicitarie e di comunicazione.

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