I fratelli Lyle ed Erik Menendez, al centro della serie Monsters, non usciranno mai più dal carcere perché nel 1996 sono stati condannati al carcere a vita senza la possibilità di libertà vigilata. Una sentenza durissima, alla quale i Menendez hanno cercato di fare ricorso, di recente, presentando alcune prove a loro favore.

Al momento in cui scriviamo i Menendez sono in carcere dal 1990, anno in cui furono arrestati. Come scrive Crime Library, Il 2 luglio 1996, dopo un complesso iter processuale, il giudice Stanley Weisberg condannò i fratelli al carcere a vita senza possibilità di libertà vigilata per omicidio di primo grado e ad una sentenza consecutiva per omicidio premeditato. I Menendez, che rischiavano la pena di morte, sostengono che l’omicidio da loro commesso fu manslaughter, cioè un omicidio scatenato da una provocazione, nel loro caso specifico, i presunti abusi sessuali, psicologici e fisici subiti dai loro genitori. Nel 2023 hanno provato a presentare un ricorso con due prove a sostegno, la lettera di Erik ad una cugina, risalente a diversi mesi prima dell’omicidio, nella quale si parlava degli abusi, e la testimonianza di Roy Rosellò, cantante dei Menudo, che sostiene di essere stato stuprato da Jose Menendez nei primi anni ’80.

Dopo essere stati collocati in due carceri diverse per molti anni, nel 2018 i Menendez sono stati riuniti nello stesso carcere, a San Diego. Oggi Lyle ed Erik Menendez sono entrambi sposati da molti anni, possono ricevere visite dai loro familiari e dalle rispettive consorti, ma non sono concesse loro visite coniugali, cioè quelle che consentirebbero loro incontri più intimi con le mogli. Ovviamente i Menendez hanno molti fan che sostengono che dovrebbero essere scarcerati e loro, in primisi, dicono di aver ricevuto una condanna sproporzionata.
Come raccontiamo approfonditamente a proposito della storia vera che ha ispirato Monsters, Erik e Lyle uccisero i loro genitori a fucilate nell’agosto del 1989 e l‘autopsia confermò che si era trattato di un massacro. Dopo l’omicidio non furono arrestati subito e iniziarono a spendere scriteriatamente i soldi della polizza vita stipulata dal padre, in attesa di mettere le mani sull’eredità. Otto mesi dopo furono incastrati dall’amante dello psicologo che seguiva uno dei due, la quale svelò alla polizia l’esistenza di alcuni nastri audio in cui i fratelli confessavano gli omicidi.
