Dopo oltre tre decenni di reclusione, i fratelli Erik e Lyle Menendez — noti per essere stati condannati all’ergastolo senza possibilità di condizionale per l’omicidio dei propri genitori — hanno ricevuto una nuova sentenza che riaccende la loro speranza di uscire dal carcere. Il giudice Michael Jesic, martedì 13 maggio, ha infatti riformulato la loro condanna, portandola a un massimo di 50 anni di reclusione con possibilità di libertà vigilata.
Ciò non implica naturalmente un rilascio immediato. La prossima fase vedrà una valutazione da parte del Board of Parole, prevista per il 13 giugno, durante la quale sarà stabilito se concedere o meno la libertà condizionale, come ricorda CNN
Il parere del consiglio, qualora positivo, dovrà essere poi confermato o contestato dal governatore dello Stato della California Gavin Newsom, che avrà fino a 120 giorni per decidere. Newsom potrebbe anche concedere la grazia, il che significherebbe un rilascio immediato, ma quest’ultima ipotesi sembra remota.

L’intero procedimento si svolge in un clima da mesi ormai polarizzato. Il procuratore distrettuale di Los Angeles, Nathan Hochman, si è opposto alla nuova sentenza, affermando che i fratelli non si siano mai veramente pentiti.
Tuttavia, la difesa ha evidenziato il significativo percorso di riabilitazione svolto dai fratelli. Entrambi sono diventati figure rispettate nel contesto carcerario, avendo ideato e gestito numerosi programmi di sostegno per altri detenuti.
Erik ha promulgato ben cinque diverse iniziative, incluso un gruppo per detenuti disabili e anziani, mentre Lyle ha guidato un vasto progetto di “rinverdimento” delle strutture penitenziarie, raccogliendo oltre 250.000 dollari per creare spazi più accoglienti.
Il giudice Jesic ha ricordato che i fratelli avevano meno di 26 anni al momento dei fatti, elemento determinante secondo la legislazione californiana attuale, che prevede la possibilità di libertà vigilata in questi casi specifici
L’ex procuratore George Gascón, predecessore di Hochman, aveva proprio per questo raccomandato la revisione della sentenza, lodando la condotta esemplare dei due detenuti e la loro evoluzione personale.
Durante l’udienza, i familiari hanno ribadito la veridicità delle accuse di abusi sessuali che, secondo Erik e Lyle, sarebbero stati all’origine dell’esplosione di violenza contro i genitori. Una cugina, Diane Hernandez, ha parlato di un clima familiare opprimente e di un padre tirannico, mentre un’altra parente, Anamaria Baralt, ha lodato la “trasformazione straordinaria” dei cugini.

Parallelamente alla procedura per la libertà vigilata, gli avvocati dei Menendez stanno portando avanti anche una richiesta formale di clemenza e un’istanza di habeas corpus per ottenere un nuovo processo. Una delle prove inedite presentate include una lettera scritta da Erik nel 1988, in cui il giovane fa riferimento agli abusi subiti dal padre, elemento che, se accertato, potrebbe rimettere in discussione la legittimità della condanna originaria.
La storia dei fratelli Menendez resta uno dei casi più emblematici del sistema giudiziario americano, tornato in auge grazie alla serie prodotta da Ryan Murphy per Netflix. Oggi i due hanno più di 50 anni e si sono sposati in carcere.
A proposito di true crime, prossimamente su Netflix uscirà una nuova serie su un caso italiano mai risolto.
