Con The Conjuring – Il rito finale ancora nelle sale – e nella top ten del boxoffice – abbiamo parlato con Daniele Cipriani, parapsicologo dell’associazione Ghost Hunters Roma, dei fenomeni al centro dell’ultimo film e del lavoro dei coniugi Ed e Lorraine Warren, soprattutto per quanto riguarda la realtà e la finzione cinematografica. Nell’intervista che leggerete di seguito però, Cipriani ci ha raccontato l’episodio “traumatico” che lo spinse ad approfondire la parapsicologia e i presunti fenomeni legati a fantasmi ed entità soprannaturali. Ha condiviso con noi il suo approccio alle indagini e ci ha raccontato un episodio emozionante che gli è capitato durante un’indagine in un’abitazione privata.

Com’è nata la sua passione per il ghost hunting e come si è formato come parapsicologo?
“La mia passione per il Ghost Hunting nacque durante l’adolescenza. Mi trovavo con alcuni amici in una casa su tre livelli per trascorrere un weekend, quando, poco dopo il nostro arrivo, sentimmo chiaramente un rumore di qualcosa che si trascinava. Ci voltammo in direzione del suono e vedemmo un posacenere – grande e pesante, impossibile da spostare col vento – muoversi di circa 20-30 cm e cadere spontaneamente dal gradino su cui era appoggiato. Fuggimmo spaventati e, mentre stavamo per uscire, si accese improvvisamente un interfono che collegava il primo al terzo piano. Notammo che la spina era staccata.
Fu un evento traumatico ma decisivo: accese in me una serie di domande che, crescendo, mi hanno portato a dedicare la vita alla ricerca e alla comprensione dei fenomeni insoliti.
La formazione parapsicologica è multidisciplinare: comprende fisica, psicologia, ricerca sul campo e conoscenza dei fenomeni paranormali e delle loro possibili spiegazioni. In Italia non esiste una vera e propria facoltà di parapsicologia, ma possiamo considerarla una disciplina di confine, molto vicina alla scienza — anche se oggi il termine è spesso abusato e confuso con magia, esoterismo o pratiche new age, che con la ricerca rigorosa hanno ben poco a che vedere”

The Conjuring 4 è ancora nella top 10 dei film più visti in Italia. Il successo della saga si deve anche al fatto che le storie narrate sono realmente accadute, anche se al cinema sono molto romanzate e infarcite di mostri e demoni di ogni specie. Secondo la sua esperienza, qual è l’aspetto più realistico dei film e in particolare dell’ultimo?
“Parlare di realismo in un film come The Conjuring è complesso. Pur considerandoli tra i migliori horror degli ultimi anni, di realistico hanno ben poco. L’aspetto più vicino alla realtà è quello emotivo e psicologico: da un lato i Warren, che affrontano non solo i demoni ma anche quelli interiori; dall’altro, una famiglia che vive fenomeni destabilizzanti, capaci di minare la serenità quotidiana. Questo lato umano, soprattutto nell’ultimo capitolo, è ciò che più si avvicina alla realtà. Durante le mie ricerche ho spesso riscontrato dinamiche simili – indipendentemente dalla veridicità dei fenomeni”

Tra i quattro film della saga principale – che raccontano tutti casi diversi – qual è il più interessante, a livello di testimonianza, secondo lei?
“Senza dubbio il caso Enfield. L’ho studiato in profondità e ho raccolto numerose testimonianze da fonti diverse: interviste agli agenti di polizia intervenuti, video e dichiarazioni della famiglia e delle ragazze che affermarono di aver vissuto i fenomeni. Importante anche il contributo della SPR di Londra, con Maurice Grosse e Guy Lyon Playfair, che seguirono il caso e ne pubblicarono un rapporto sulla rivista ufficiale dell’associazione.”
Non so se ha avuto modo di approfondire l’attività di Ed e Lorraine Warren. Che idea si è fatto su di loro?
“Personalmente non credo nei demoni né in entità malvagie capaci di nuocere. Il lavoro dei Warren, diversamente da quanto mostrato nei film, è stato costellato di luci e ombre. Su di loro sono state mosse accuse pesanti, anche di natura morale, che inevitabilmente gettano un’ombra sulla loro carriera. Tuttavia, non si può negare l’impatto che hanno avuto sull’opinione pubblica: tra indagini, conferenze e divulgazione, hanno contribuito a far conoscere al grande pubblico il mondo della fenomenologia paranormale. Da un lato hanno alimentato il mito dell’horror moderno, dall’altro hanno portato alla luce un campo di studio ancora oggi circondato da silenzi e misteri.”

La famiglia Smurl, la cui vicenda viene raccontata in The Conjuring 4, nella realtà raccontò di fenomeni sempre più spaventosi. Da rumori e odori sgradevoli si passò ad aggressioni fisiche. Se lei avesse indagato sul caso, da dove sarebbe partito?
“Se avessi indagato personalmente, avrei iniziato raccogliendo le testimonianze e cercando riscontri fisici tramite strumentazione o osservazione diretta. Mi sarei avvalso del supporto di uno psicologo per valutare l’aspetto emotivo e percettivo dei protagonisti, cercando parallelamente prove oggettive dei fenomeni. Nella realtà, i casi non sono mai così eclatanti o invasivi come nei film: per questo un approccio integrato – scientifico e psicologico – è sempre il più efficace.”
(Al link che segue vi raccontiamo quello che successe alla famiglia Smurl, negli anni ’80 ndr)
In un’indagine, quali metodi utilizza per distinguere un fenomeno fisico spiegabile da uno che resta senza risposta?
“La prima regola è escludere con rigore ogni spiegazione scientifica o razionale. Solo in seguito si passa all’uso di strumenti adeguati e metodi corretti. Esistono protocolli precisi: nella mia ricerca non utilizzo mai gadget luminosi, app “paranormali” o dispositivi nati per spettacolarizzare il ghost hunting. Ricerca e spettacolo non possono coesistere. Fotografie, video e registrazioni restano gli strumenti più semplici ma anche più efficaci per distinguere un vero fenomeno da qualcosa di ordinario.”

Tra i tanti film e serie su fantasmi e case infestate – penso anche a Hill House su Netflix – quali le sembrano più fedeli a ciò che ha vissuto sul campo?
“Serie o film realmente fedeli alla ricerca sul campo non esistono: una vera indagine, se filmata, risulterebbe lenta e monotona. Tuttavia, due produzioni degne di nota sono The OA e Evil. The OA affronta con sensibilità temi come esperienze di premorte, viaggi astrali e percezioni extrasensoriali. Evil, invece, segue un prete, una psicologa e un informatico che indagano su casi soprannaturali: talvolta sopra le righe, ma estremamente intelligente nel modo in cui gioca con il confine tra realtà e immaginazione. Entrambe mostrano come il mistero e il “male” possano insinuarsi nella vita quotidiana attraverso tecnologia, dubbi, tentazioni e fragilità umane”
(The OA è attualmente su Netflix, mentre Evil è su Prime ndr)
Per un The Conjuring all’italiana quale storia o quale personaggio legato alla parapsicologia del nostro Paese meriterebbe di essere raccontato?
“La saga di The Conjuring ruota attorno alla demonologia, ma figure come quelle dei film, nella realtà, non esistono. Se parliamo di parapsicologia, il mio riferimento è il compianto professor Alfredo Ferraro: fisico, laico, testimone e documentatore di numerosi fenomeni medianici. A lui mi ispiro da sempre. Da una sua storia non nascerebbe un horror, ma un racconto formativo e di grande valore scientifico.”

Se potesse dare un consiglio a uno sceneggiatore per rendere un film sul soprannaturale più verosimile, cosa suggerirebbe?
“Toglierei quasi del tutto i jump scare e ridurrei la presenza visiva di mostri e demoni, puntando invece su una paura psicologica ed emotiva. Film come The Others e Il sesto senso dimostrano che ciò che non si vede è infinitamente più inquietante di ciò che appare in modo esplicito. L’horror ha bisogno di tornare a suggerire, non a mostrare.”
Che tipo di persone vi contattano: curiosi, persone in difficoltà, appassionati? I film come The Conjuring (o altri) hanno avuto un impatto sulla vostra attività?
“Chi ci contatta è molto vario: la maggior parte sono persone che credono di vivere esperienze paranormali e chiedono un’indagine, ma altre cercano semplicemente ascolto e rassicurazione. Spesso il valore più grande del nostro lavoro sta proprio nell’ascolto e nella vicinanza umana, più che nella ricerca in sé. I film horror, in realtà, non influenzano molto: raramente le persone descrivono fenomeni simili a quelli cinematografici.”

Cosa consiglierebbe ad un appassionato di soprannaturale, prima di avvicinarsi a queste tematiche?
“Il primo passo è studiare la parapsicologia seria: le sue origini, i casi storici, i ricercatori — molti dei quali accademici, docenti, persino un premio Nobel. Diffidate dalla “fuffa” online.
Non consideratelo mai un lavoro retribuito: non deve esserlo. Il parapsicologo è spesso una figura di supporto umano per chi vive lutti o esperienze difficili; non si può lucrare su questo. Se l’obiettivo è denaro, visibilità o ego, è meglio cambiare strada“
I gruppi social dedicati al soprannaturale e ai fantasmi sono pieni di persone che sostengono che in casa loro accadono cose strane. Dando queste segnalazioni per valide, “se succede qualcosa di strano e non ha l’aria di essere qualcosa di buono” – come recita la canzone di Ghostbusters, cosa si dovrebbe fare, prima di rivolgersi a qualcuno o di pensare che vi sia un’interferenza del soprannaturale?
“La prima cosa è cercare di razionalizzare, dando al fenomeno una spiegazione plausibile. Spesso chi vive queste esperienze è suggestionato dalle proprie convinzioni, rendendo difficile un’analisi oggettiva. Meglio cercare spiegazioni scientifiche online o con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, evitando gruppi social dedicati al paranormale, dove anche un granello di polvere può diventare “un demone”. Se non si trova una risposta soddisfacente, allora può intervenire un ricercatore”

Daniele, perché le case sembrano essere i luoghi più infestati?
“La spiegazione è più semplice di quanto sembri. Immaginiamo cento castelli contro centomila abitazioni: nei primi, spesso vuoti o poco abitati, ci sono poche persone che possano testimoniare; nelle seconde, invece, qualcuno vive costantemente gli ambienti e può notare eventuali anomalie. Anche solo statisticamente, è normale che i fenomeni si manifestino più spesso nelle case private.”

Nei suoi post sui social, a volte la vediamo interagire con una tavola Ouija, uno strumento che suscita un certo timore, perché considerato pericoloso. Quali sono i veri pericoli di avere una tavoletta Ouija in casa?
“I veri rischi della tavola Ouija non sono “demoniaci” ma psicologici. Il nostro retaggio culturale e i film ci hanno abituati a vederla come uno strumento per evocare entità malvagie. Un approccio superficiale o ludico può quindi generare paura e suggestione. In alcuni casi, un presunto contatto può persino sconvolgere le convinzioni personali, creando traumi reali.
Mi è capitato di assistere a situazioni del genere: la mente e la suggestione possono essere molto più pericolose di qualunque “spirito”.
C’è un’indagine che l’ha colpito più di tutte e che ancora oggi la fa riflettere?
“Una delle indagini che più mi ha colpito è avvenuta in un’abitazione privata. La proprietaria, una giovane madre che aveva perso la figlia per una grave malattia, sentiva ancora la sua presenza.
Durante l’analisi delle registrazioni, captammo una voce infantile dire chiaramente: “Salve mamma”. All’inizio ci sembrò insolito, ma la donna, ascoltandola, scoppiò in lacrime: ci raccontò che la bambina usava proprio quell’espressione – imparata da un cartone animato – come un gioco affettuoso tra loro.
Quell’episodio mi è rimasto nel cuore. Ancora oggi, dopo tanti anni, ripensarci mi emoziona profondamente”
A ottobre, alla Festa del Cinema di Roma, sarà presentato il film Good Boy, una storia di fantasmi in cui il protagonista è un cane. Gli animali possono essere dei validi ghost hunters? I miei gatti a volte si bloccavano e guardavano qualcosa che vedevano solo loro…
“Non vedo l’ora di vedere il film: finalmente qualcosa di innovativo! Lo ammetto, la prima cosa che ho cercato sul web è stata: “Alla fine il cane muore?”. Non lo avrei guardato altrimenti.
Sull’argomento animali e percezioni resto prudente: ne considero la possibilità, ma sospendo il giudizio. I loro sensi sono molto più sviluppati dei nostri, quindi è difficile capire cosa effettivamente percepiscano. Tuttavia, anche il mio gatto a volte si comporta in modo strano… quindi non escluderei del tutto che possano captare qualcosa che a noi sfugge.”
A questo link potete vedere il trailer di Good Boy.
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