Il ritorno di Jimmy Kimmel in TV alla guida del noto Late Show, dopo la sospensione è stato impreziosito da un cameo di Robert De Niro nei panni di un improbabile sostituto di Brendan Carr, presidente della FCC, l’organismo regolatorio statunitense responsabile della pausa del programma.
L’attore, in un divertente botta e risposta con Kimmel, veste i panni di un politico ultra – conservatore, con tratti da gangster (un richiamo ai molti ruoli simili interpretati negli anni dal Premio Oscar) che ha ricevuto l’incarico da Donald Trump. Non sorprende che dopo questo sketch e le altre dichiarazioni di Kimmel, Trump abbia annunciato di voler fare causa alla ABC definendo Kimmel un conduttore senza talento, alla guida di un programma senza spettatori.
Robert De Niro as Brendan Carr on Jimmy Kimmel 🤣 pic.twitter.com/oZOYS93LVC
— Blue Georgia (@BlueATLGeorgia) September 24, 2025
De Niro si cala in una parodia estrema di sé stesso, reinventandosi come un presidente della FCC dai tratti caricaturali e mafiosi. Il linguaggio colorito, l’atteggiamento minaccioso e le battute taglienti trasformano l’attore in un simbolo grottesco del potere usato come intimidazione.
Kimmel: Abbiamo contattato il presidente della FCC, Brendan Carr che ha accettato di collegarsi dal suo ufficio a Washington. Eccolo qui. Grazie, presidente Carr, per essere con noi stasera.
De Niro: Dì a Whoopi [Goldberg] che è meglio che mostri un po’ di rispetto, o l’unica “vista” che si farà sarà da sotto George Washington… il ponte, non il presidente. [l’attrice conduce un talk show che si chiama The View, ndr]
Kimmel: Mi scusi, signore, sì, salve, io…
De Niro: Ma che roba è questa? Ti presenti così all’improvviso? Non ci si avvicina così a qualcuno di sorpresa, non è bello.
Kimmel: Mi scusi, come si chiama? Io mi aspettavo di parlare col presidente della FCC.
De Niro: Il mio nome non ti serve saperlo, sono il nuovo presidente della FCC.
Kimmel: Nominato da Donald Trump?
De Niro: Sir Trump, sì. Ogni tanto ho fatto qualche lavoretto per lui ad Atlantic City [città con una forte tradizione di crimine organizzato, ndr]
Kimmel: Ma l’ho appena sentita minacciare Whoopi Goldberg al telefono?
De Niro: No, mai minaccerei la signora Goldstein, stavo solo insegnandole una lezione sulle conseguenze delle proprie azioni
Kimmel: Mi perdoni se lo dico, forse non è lei la persona giusta, ma sembra che la FCC usi metodi mafiosi per censurare la libertà di parola.
De Niro: Ma che c… hai appena detto?
Kimmel: Non volevo offenderla, ma sa, non si può imprecare in onda, se no la FCC ci multa
De Niro: Sono io la FCC, c…, posso dire tutto quello che c… voglio.
Kimmel: Beh, a me sembra un po’ un’intimidazione questa, presidente.
De Niro: Smettila, Jimmy. Sono solo io, il presidente della FCC, che ti suggerisce gentilmente di chiudere quella c… di bocca.
Kimmel: Ma non può dirlo, è una violazione della libertà di parola.
Il cuore del dialogo tocca uno dei temi più spinosi del dibattito pubblico: la libertà di espressione. Attraverso la finzione di una FCC che non solo limita ma addirittura “monetizza” le parole, la satira mostra il paradosso di un’istituzione che dovrebbe proteggere il pluralismo e invece lo riduce a merce: l’autoironia di un Kimmel che rischia l’imbavagliamento governativo è evidente e pungente
De Niro: Non sai la novità? Parlare in pubblico non è più gratis!
Kimmel: Non è più gratis?
De Niro: Esatto, adesso si paga una specifica tariffa a parola.
Kimmel: Si paga a parola? E quanto?
De Niro: Dipende da cosa vuoi dire: se vuoi dire qualcosa di carino sui bellissimi capelli giallo oro del presidente, o che lui si trucca meglio di qualsiasi donna, allora è gratis.
Ma se vuoi fare una battuta tipo “Trump è così grasso che sul jet di Epstein gli servono due posti”, quella ti costa cara.
Kimmel: Posso chiederle, giusto per chiarezza, quanto costerebbe quella?
De Niro: Qualche dito, magari un dente. E sai quanto ci tiene, lui.
Kimmel: Quindi d’ora in poi andrà sempre così?
De Niro: Abbiamo anche un nuovo motto alla FCC: “Sticks and stones may break your bones…” [il riferimento è qui a una filastrocca infantile contro il bullismo verbale, il cui ritornello si conclude con “But names shall never hurt me”, ndr]
Kimmel: E? Il resto sarebbe “…ma le parole non mi faranno male”?.
De Niro: Beh, adesso invece sì. Quindi scegli bene cosa dire, capito?
Il crescendo comico raggiunge momenti di humour nero, con battute al limite dell’assurdo che spiazzano il pubblico. L’accenno a Tylenol e “autismo” è volutamente provocatorio: della recente polemica sulla correlazione tra il farmaco – versione USA della nostra Tachipirina – e l’autismo abbiamo parlato qui
Kimmel: Ok, ho capito, ma… mi sembra che le stia suonando il telefono, giusto?
De Niro: Ciao, bella … ehm, scusi, signor Presidente. Certo, va bene, ricevuto. A presto. Vabbè, devo andare. Un paio di scatole di Tylenol sono “cadute” da un camion, e ora devo capire come metterci dentro l’autismo.
Kimmel: Oh, beh, sembra complicato… buona fortuna, signore.
De Niro: Buona fortuna a te, Kimmel. Ti osservo con attenzione, sai? Ecco, magari non su ABC, ma quello dipende solo da te. Grazie per il tuo tempo.
Kimmel: Ed è un onore servire l’interesse pubblico.
Nel suo monologo iniziale, Kimmel si è scagliato contro il vero Carr, accusandolo d’ipocrisia: il dirigente infatti ha fatto indebite pressioni su Disney per il licenziamento del conduttore
Visualizza questo post su Instagram
