La sere: Citadel: Honey Bunny. Regia: Raj & DK. Cast: Samantha Ruth Prabhu, Sikandar Kher, Varun Dhawan, Kay Kay Menon. Genere: Azione, thriller, spionaggio. Durata: 6 puntate/50 minuti circa. Dove l’abbiamo visto: In anteprima su Amazon prime video.
Trama: Quando lo stuntman Bunny recluta l’attrice in difficoltà Honey per un lavoro secondario, vengono catapultati in un mondo ad alto rischio di azione, spionaggio e tradimento. Anni dopo, mentre il loro pericoloso passato si fa sentire, Honey e Bunny, ormai separati, devono riunirsi e combattere per proteggere la loro giovane figlia Nadia.
A chi è consigliato?: Agli amanti dell’universo di Citadel, a chi vuole godersi un prodotto di pura adrenalina e intrattenimento.
Nell’aprile 2023 il catalogo di Prime Video si arricchiva di una serie tv destinata a fondare un universo narrativo intrecciando storie di spionaggio ad alta tensione. Perché Citadel, alla fine, si presentava un po’ così: un miscuglio di 007 e Mission Impossible, condito con l’estetica dell’action contemporaneo statunitense e incanalato all’interno dei canoni del piccolo schermo. Da quel debutto nella primavera della scorsa annata si sono create tutte le premesse necessarie per espandere i confini della serie prodotta dai Fratelli Russo. Si annuncia, quindi, la creazione di quattro spin-off ambientati in quattro paesi differenti: Italia, India, Marocco e Spagna.
Un vero e proprio franchise internazionale all’interno di cui ogni produzione nazionale avrebbe potuto creare una propria versione della serie madre, ampliando la storia con nuove vicende e personaggi. Dopo l’uscita del capitolo italiano Citadel: Diana il 10 ottobre 2024, con Matilda De Angelis Protagonista, dal 7 novembre sono finalmente disponibili gli episodi di Citadel: Honey Bunny, lo spin-off tutto indiano pronto a regalare momenti di divertimento e alta adrenalina. Noi, che l’abbiamo visto in anteprima, ve ne parleremo in questa recensione.
La vita è tutta un set

Se la serie italiana era ambientata nel 2030, in Citadel: Honey Bunny veniamo catapultati nelle strade di una Bombay a cavallo tra il 1992 e l’inizio del nuovo millennio. Bunny (Varun Dhawan) è uno stuntman di bollywood che, in segreto, svolge un secondo lavoro più redditizio. Honey è invece un’aspirante attrice da un passato tormentato che desidera sfondare nel mondo del cinema. I due si incontrano su un set e Bunny decide di reclutare Homey per un compito assai delicato, sfruttando le sue abilità recitative. Lei, avendo bisogno del denaro per sfuggire da una condizione di vita precaria, accetta di lavorare per lui in un’operazione ad alto rischio: rubare, ad un apparente malvivente, un disco contenente dei materiali assai misteriosi. Come? recitando come se fosse dietro la macchina da presa, perché la vita cos’è se non una grande messinscena.
Honey e Bunny verranno, però, catapultati in un quadro narrativo più grande di loro, fatto di cospirazioni ed inquietanti intrecci politici, dove la linea di demarcazione tra buoni e cattivi è invisibile. Perché esistono solamente vincitori e vinti. Quasi un decennio dopo, quando il passato ritornerà a tormentarli, i due protagonisti dovranno unirsi nella protezione della loro figlia, Diana.
Poca India

Non c’era particolarmente dispiaciuto il primo spin-off italiano della serie madre (come potete leggere nella nostra recensione), perché pur non regalandoci una storia particolarmente carica di azione ed adrenalina, Citadel: Diana riusciva, in qualche modo, ad avvolgersi di un respiro del tutto proprio e distaccato dalla prima stagione di successo. Di un fascino ricercato nelle ambientazioni e nei volti del nostro Paese, capace di ridefinire e rilanciare un’immagine di italianità all’interno della serialità internazionale.
Putroppo, non possiamo dire la stessa cosa anche del secondo capitolo ambientato nello Stato dell’Asia Meridionale. Laddove nello spin-off precedente era l’Italia la grande protagonista di tutto il racconto, qui a mancare è proprio uno sguardo su una patria tradizionalmente diversa dalla quelle permeate da una cultura occidentale. Si intravede un tentativo di arricchire l’universo di Citadel con sottotesti socio-politici volti ad immergere lo spettatore all’interno della cultura indiana, ma il risultato non si è rivelato all’altezza delle intenzioni che i creatori, forse, avevano in partenza. Tutto il contesto in cui si muovono i personaggi, che costituiva gran parte dell’interesse costruito attorno questa nuova stagione, finisce per essere inglobato da un intreccio narrativo che privilegia scene d’azione esteticamente fin troppo vaghe.
Un gran peccato

Citadel: Honey Bunny è parso, quindi, come un prodotto audiovisivo fin troppo omologato che, nel suo tentativo di intercettare un pubblico generalista, rinuncia ad avere un’identità propria per abbracciare algoritmi che soffocano ogni spirito creativo. E questo si intravede nelle già citate scene d’azione che, seppur girate generalmente bene, sono troppo piatte e impersonali. Ed è veramente un peccato che i registi Raj e DK non siano riusciti ad attingere a piene mani dalla grande tradizione del lirismo e della spettacolarità della cultura cinematografica indiana. E da questo punto di vista anche la sceneggiatura, seppur condita da spunti interessanti rintracciabili negli intrecci politici che si sviluppano, fatica a colpire davvero per originalità.
Ciò nonostante, Citadel: Honey Bunny può risultare godibile per chi cerca un prodotto di spionaggio in stile James Bond capace di regalare momenti adrenalinici di alto intrattenimento. Con un solidissimo personaggio femminile (meno convincenti, invece, i comprimari) a tenere le redini della narrazione. Noi invece, che il suo predecessore italiano lo avevamo tutto sommato apprezzato, siamo rimasti abbastanza delusi da questo capitolo indiano. Perché Citadel: Honey Bunny (ricordiamolo: disponibile su Prime Video dal 7 novembre) non si impegna tanto ad arricchire l’universo creato dalla serie madre dei Fratelli Russo, risultando poco interessante.
La recensione in breve
Siamo rimasti piuttosto delusi da questo secondo spin-off indiano della serie madre del 2023. Noi che, invece, il suo predecessore italiano con Matilde De Angelis lo avevamo tutto sommato apprezzato. Citadel: Honey Bunny fatica ad andare oltre ad alcune scene d'azione che, seppur girate bene, risultano fin troppo generiche. E fatica ad andare oltre un'intreccio narrativo che intrattiene ma non colpisce per originalità.
Pro
- Un solido personaggio femminile a tenere le redini della narrazione.
- Alla fine, la serie risulta tutto sommato godibile per chi cerca un prodotto di puro intrattenimento
Contro
- Troppo poco approfondimento del contesto socio-politico indiano
- Scene d'azione fin troppo generiche e standardizzate, seppur girate bene
- Un intreccio narrativo poco originale che fatica ad arricchire l'universo creato dalla serie del 2023
- Voto Cinemaserietv
