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Home » Streaming » Disney+ » The Beauty è il Ryan Murphy più estremo: affascinante, respingente, impossibile da ignorare

The Beauty è il Ryan Murphy più estremo: affascinante, respingente, impossibile da ignorare

The Beauty è il nuovo body horror di Ryan Murphy: una serie estrema e imperfetta che riflette sull’ossessione per la bellezza tra gore, satira e guilty pleasure.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana22 Gennaio 2026
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La serie: The Beauty (2026)
Titolo originale: The Beauty
Ideatore: Ryan Murphy, Matthew Hodgson
Regia: Michael Uppendahl, Alexis Martin Woodall, vari
Sceneggiatura: Ryan Murphy, Matthew Hodgson, vari
Genere: Body horror, Thriller, Satira
Cast: Evan Peters, Rebecca Hall, Ashton Kutcher, Anthony Ramos, Jeremy Pope, Isabella Rossellini, Bella Hadid
Durata: 11 episodi (24-50 minuti)
Dove l’abbiamo visto: Disney+

Trama: Una misteriosa sostanza capace di rendere le persone fisicamente perfette si diffonde prima come trattamento sperimentale e poi come virus sessualmente trasmissibile. Mentre i contagiati attraversano una fase di trasformazione estrema, il corpo inizia a collassare in modo violento e imprevedibile. Due agenti dell’FBI indagano su un’epidemia globale che intreccia ossessione estetica, interessi economici e un potere disposto a tutto pur di controllare e monetizzare la bellezza.

A chi è consigliato? The Beauty è consigliato a chi ama il Ryan Murphy più estremo e provocatorio, i guilty pleasure horror e le serie che uniscono glamour, satira sociale e body horror senza compromessi. Meno adatto a chi cerca misura narrativa, coerenza tematica o una riflessione davvero approfondita sugli standard di bellezza contemporanei.


The Beauty segna un rientro in territorio familiare per Ryan Murphy: quello in cui l’intrattenimento pop si mescola a una satira urlata, spesso ovvia, talvolta sorprendentemente centrata. Dopo un progetto precedente accolto molto male (vedi All’s Fair), qui si percepisce almeno una cosa con chiarezza: la serie sa cosa vuole essere. Non punta al realismo, non cerca la raffinatezza “prestige”, non finge di avere un’unica tesi lucida e conclusiva. È piuttosto un carosello di ossessioni contemporanee – standard di bellezza, farmacologia come scorciatoia esistenziale, capitalismo predatorio, cultura social – travestito da procedural internazionale e body horror senza freni.

L’idea centrale, tratta dal fumetto omonimo, è volutamente brutale nella sua semplicità: esiste una sostanza (poi diventata virus) capace di rendere chiunque “perfetto”. La perfezione però non è gratis: i corpi, dopo una fase di “glow-up” spettacolare, collassano in modo raccapricciante. E l’intuizione più cinica – e più murphyana – è che neppure l’orrore ferma davvero la domanda: se la bellezza fosse davvero a portata di mano, quante persone accetterebbero il rischio?

L’incipit a Parigi: spettacolo puro, e la promessa di un ritmo da binge

Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)
Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)

La scena d’apertura ambientata a Parigi è una dichiarazione d’intenti: una modella in passerella, l’acqua come ossessione, la fuga, il caos, l’escalation e l’esplosione finale. È un set-piece ipercinetico che richiama un Murphy “da action movie”, più interessato alla scossa immediata che alla costruzione lenta. Funziona perché è esagerato in modo consapevole, e perché vende la serie come prodotto ad alto tasso di consumo: episodi che finiscono con un rilancio, una nuova rivelazione, un nuovo shock.

E qui sta uno dei suoi meriti più evidenti: anche quando la serie inciampa nella scrittura o nella coerenza tematica, raramente diventa “ferma”. È quel tipo di show che ti fa dire “ancora uno” più per inerzia e curiosità morbosa che per autentico coinvolgimento emotivo.

Due agenti, una coppia, un’indagine internazionale

Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)
Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)

Al centro dell’indagine ci sono Cooper Madsen e Jordan Bennett, agenti dell’FBI interpretati da Evan Peters e Rebecca Hall. La scelta di renderli partner anche sul piano sentimentale elimina subito una tensione classica (il “will they/won’t they”) e sposta la dinamica sulla complicità: battute asciutte, stile impeccabile, un certo gusto per la pose cool. È un motore efficace per portare lo spettatore da Parigi a Roma, Venezia e oltre, con la sensazione costante che la serie ami i luoghi iconici tanto quanto ama i corpi “perfetti”.

Eppure, proprio qui emerge una contraddizione: The Beauty vorrebbe criticare gli standard estetici, ma costruisce gran parte del suo piacere visivo su quegli stessi standard. È una tensione che potrebbe diventare interessante se la serie avesse davvero il coraggio di guardarsi dentro; invece tende a fermarsi un passo prima, preferendo usare l’ossessione per la bellezza come carburante narrativo, più che come oggetto di autentica autocritica.

Il virus come metafora: bellezza, desiderio, contagio

Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)
Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)

L’elemento più disturbante (e potenzialmente più fertile) è l’idea che la “cura” diventi un virus sessualmente trasmissibile. Lì la serie gioca apertamente con una metafora che richiama l’idea del desiderio come rischio e del corpo come territorio politico. Ma The Beauty non insiste mai abbastanza su un’unica direzione: sfiora il discorso sociale, poi scappa verso l’action, poi ritorna al grottesco, poi si concede episodi laterali.

Questa instabilità è il suo marchio: Murphy spesso lancia temi enormi e li usa come vetrina per scene d’impatto, personaggi larger-than-life e svolte “da episodio finale” infilate ovunque. Il risultato è che la serie può sembrare, a seconda del momento, satira, thriller, camp, body horror o quasi una soap molto ricca e molto sporca.

La Corporation e il potere: un capitalismo da fumetto, volutamente sintetico

Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)
Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)

Il miliardario che sta dietro al fenomeno – la Corporation interpretata da Ashton Kutcher – incarna un potere predatorio che non ha bisogno di essere sottile. È un personaggio più simbolico che psicologico: non serve capirlo davvero, serve odiarlo abbastanza da rendere l’indagine urgente. Il suo mondo è fatto di controllo, “brandizzazione” della vita, eliminazione fisica dei problemi. Per questo entra in scena anche l’assassino interpretato da Anthony Ramos, figura ripetitiva ma funzionale: l’uomo che pulisce le tracce e trasforma la serie, quando serve, in un action-thriller.

Qui The Beauty trova un equilibrio intermittente tra divertimento e piattezza: quando i villain sono usati come acceleratori della trama, funzionano; quando invece la serie li lascia girare a vuoto tra dialoghi spiegoni e sadismo seriale, si avverte la sensazione di déjà-vu murphyano.

Gli episodi “laterali” e il vero potenziale della serie

Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)
Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)

Uno degli aspetti più interessanti – e anche più frustranti – è che The Beauty sembra dare il meglio quando si sposta dai protagonisti e mette in primo piano “persone normali”. In quei momenti la satira si fa più concreta: la disperazione per un corpo “sbagliato”, la promessa di una rinascita estetica come riscatto sociale, la tristezza dietro l’aspirazione alla perfezione.

Sono puntate che suggeriscono cosa potrebbe essere The Beauty se scegliesse davvero una direzione: una serie meno ansiosa di stupire e più capace di scavare. Il problema è che questa traiettoria non diventa mai dominante: appena un episodio trova un centro emotivo, la serie riparte con un’altra esplosione, un altro personaggio, un’altra rivelazione. È l’effetto “buffet” tipico di Ryan Murphy: molto da assaggiare, poco che rimane addosso.

Il difetto strutturale: troppo, sempre

Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)
Una scena di The Beauty (fonte: Disney+)

Qui entrano in gioco anche le tue considerazioni, che sono perfettamente in linea con ciò che emerge dalle recensioni: The Beauty ha tutti i difetti tipici di Murphy. È eccessiva quando serve, ma anche quando non serve. A volte è volutamente trash e quindi godibile; altre volte è soltanto ridondante, insistita, più tediosa che divertente.
Quando accumula sottotrame e deviazioni, la serie rischia un effetto di disorientamento continuo, dando l’impressione di cambiare direzione di continuo senza mai fermarsi davvero su un’idea centrale.

Eppure c’è un motivo se The Beauty resta difficile da mollare. È un prodotto che conosce il linguaggio del binge: ritmo, shock, glamour, cliffhanger, cast di volti riconoscibili e un’estetica che alterna lusso e disgusto. Anche quando la serie non è “buona” in senso classico, è intrattenente in senso murphyano: ti trascina in un mondo dove tutto è troppo, e ti chiede di non fare troppe domande. Non sempre funziona, ma quando funziona diventa quel guilty pleasure che guardi sapendo che ti sta manipolando – e accettandolo.

La recensione in breve

6.0 Estremo

The Beauty è un ritorno al Ryan Murphy più riconoscibile: una corsa body-horror satirica piena di glamour e disgusto, capace di intrattenere anche quando si disperde. È imperfetta, spesso eccessiva, talvolta più respingente che divertente, ma resta un guilty pleasure difficile da ignorare: la guardi perché non smette mai di rilanciare, anche quando non sa davvero dove vuole arrivare.

PRO
  1. Un’idea di partenza forte e immediata
  2. Immaginario visivo estremo e riconoscibile
  3. Evan Peters e Rebecca Hall reggono bene la parte investigativa
  4. Isabella Rossellini valorizza ogni scena in cui compare
CONTRO
  1. Troppe sottotrame che disperdono il racconto
  2. Satira spesso superficiale e poco approfondita
  3. L’eccesso diventa ripetitivo nella seconda metà
  • Voto CinemaSerieTV.it 6.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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