Rocco Siffredi ha deciso di passare alle azioni legali, depositando alla Procura di Milano una corposa querela di oltre duecento pagine con l’obiettivo di difendere la propria reputazione professionale, compromessa negli ultimi mesi da una serie di accuse mediatiche. L’azione giudiziaria riguarda ventuno persone, tra cui due autori del programma televisivo Le Iene e diverse attrici a luci rosse che, all’interno di un’inchiesta televisiva articolata in più puntate, avevano parlato di presunti abusi, violenze e pressioni psicologiche avvenute sui set.
Assistito dall’avvocata Rossella Gallo, l’attore ha presentato denuncia per diffamazione contro tutti coloro che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero preso parte a una campagna volta a gettare fango su di lui. Il fascicolo è ora all’esame della pm Marina Petruzzella, che ha aperto un’indagine a seguito della querela. Come ricostruisce Repubblica, l’inchiesta televisiva contestata era andata in onda a partire da aprile 2025 in sette servizi, tra cui uno dal titolo “Rocco sotto accusa, abusi e violenze?”, nel quale alcune donne – sia a volto scoperto sia con identità protetta – avevano raccontato la propria esperienza sui set con Siffredi, sostenendo di aver subito pressioni per girare determinate scene.

Per sostenere la propria difesa, Siffredi ha consegnato agli inquirenti un hard disk da circa 500 gigabyte contenente materiale video e documentale che, secondo la sua versione, dimostrerebbe la regolarità delle riprese realizzate nella sua accademia in Ungheria. Tra i file figurano le registrazioni integrali delle scene finite al centro delle accuse, ma anche le cosiddette videoliberatorie: video in cui le attrici, prima e dopo le riprese, confermano davanti alla telecamera – mostrando i documenti – di aver partecipato volontariamente alle scene, escludendo qualsiasi forma di costrizione.
Nel dossier difensivo sono incluse anche indagini private che recuperano vecchie interviste e podcast in cui alcune delle stesse attrici coinvolte esprimevano apprezzamento e stima nei confronti dell’attore. Dichiarazioni che, secondo la difesa, contrasterebbero con le accuse formulate successivamente nel programma televisivo. Tra i materiali presentati figurerebbero inoltre ulteriori interviste rilasciate dalle stesse protagoniste con toni molto diversi rispetto alle testimonianze andate in onda, elemento che Siffredi ritiene indicativo di possibili incongruenze nelle ricostruzioni.
La strategia difensiva non si limita però ai documenti video. Diversi professionisti che lavorano abitualmente nelle produzioni dell’attore – tra cui cameraman, tecnici e costumisti – avrebbero chiesto di poter testimoniare a suo favore. Secondo quanto riferito, molti di loro si sarebbero lamentati di non essere stati coinvolti o ascoltati durante l’inchiesta de Le Iene. Alcuni di questi collaboratori avevano anche organizzato una protesta social, pubblicando immagini con un nastro nero sulla bocca per denunciare l’impossibilità di raccontare la propria versione dei fatti nel corso della trasmissione.
Secondo Rocco Siffredi, le accuse mosse nei suoi confronti non si sarebbero mai tradotte in vere e proprie denunce penali, rimanendo confinate al piano mediatico. Nonostante questo, sostiene di aver subito gravi conseguenze professionali, tra contratti cancellati e collaborazioni interrotte. L’obiettivo della querela sarebbe quindi duplice: da un lato ricostruire la verità dei fatti, dall’altro ottenere un risarcimento per i danni economici e d’immagine che ritiene di aver subito.
Uno degli aspetti centrali della querela riguarda anche una presunta manipolazione di un’intervista concessa da Siffredi allo stesso programma di Italia 1. L’attore sostiene che il montaggio del servizio televisivo avrebbe creato un contesto fuorviante: nelle immagini andate in onda appare visibilmente commosso, circostanza che, secondo la ricostruzione difensiva, sarebbe stata associata alle accuse di abuso. In realtà, sostiene la difesa, quel momento di forte emozione sarebbe stato legato a una vicenda personale molto dolorosa, ovvero le condizioni di salute del figlio, ricoverato in ospedale proprio in quel periodo.
Questo dettaglio viene indicato come esempio di una costruzione narrativa distorta, finalizzata – secondo l’attore – a suggerire una colpevolezza che non troverebbe riscontro nei fatti. La difesa accusa infatti gli autori del servizio di aver tagliato e ricontestualizzato l’intervista in modo da far credere agli spettatori che il pianto fosse legato alle accuse, quando invece sarebbe stato causato esclusivamente dalla situazione familiare che stava affrontando.
La vicenda giudiziaria si preannuncia complessa. La Procura di Milano dovrà ora analizzare la vasta quantità di materiale presentato dalla difesa e confrontarla con le testimonianze raccolte nell’inchiesta televisiva. Siffredi dal canto suo, ha rilanciato la notizia della querela sui social sottolineando che è stato un anno difficile per lui e i suoi familiari, ma ora è determinato a chiedere giustizia.
A proposito di luci rosse, non perdetevi l’intervista che abbiamo fatto all’ex segretaria dell’agenzia di Cicciolina e Moana, perché tra serpenti e politici della prima repubblica ne ha viste di tutti i colori. Con lei abbiamo parlato anche degli ultimi mesi di vita di Moana Pozzi, con rivelazioni molto interessanti.
Visualizza questo post su Instagram
