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Home » Film » Recensioni film » Omen – L’origine del Presagio, la recensione: diavoli si nasce?

Omen – L’origine del Presagio, la recensione: diavoli si nasce?

La recensione di Omen – L’origine del Presagio, il prequel del celebre film horror di Richard Donner del 1976.
Max BorgDi Max Borg4 Aprile 2024Aggiornato:4 Aprile 2024
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Omen - L'origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)
Omen - L'origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)
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Il film: Omen – L’origine del presagio (The First Omen), 2024. Regia: Arkasha Stevenson. Cast: Nell Tiger Free, Ralph Ineson, Sonia Braga, Tawfeek Barhom, Charles Dance, Bill Nighy.

Genere: horror. Durata: 120 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema, in anteprima stampa, in lingua originale.

Trama: Una novizia americana arrivata a Roma si imbatte in un terribile complotto per far nascere l’Anticristo.

 


In origine fu un presagio, quello portato sullo schermo da Richard Donner nel 1976, incentrato sulla figura di Damien Thorn, presunto Anticristo destinato a distruggere il mondo, e premiato con l’Oscar per la magnifica, inquietante partitura del compositore Jerry Goldsmith. Poi due sequel cinematografici, ripetitivi e prevedibili, sull’ascesa di Damien, e uno televisivo, sull’eredità del figlio di Satana. Poi ancora il remake nel 2006, una bieca operazione di marketing (uscì nelle sale il 6 giugno di quell’anno, ossia 6/6/6) che aderiva all’originale in maniera talmente pedissequa che il sindacato degli sceneggiatori attribuì il copione a David Seltzer, autore dell’originale del 1976, nonostante questi non avesse lavorato al rifacimento.

A quasi diciotto anni di distanza, e con in mezzo un maldestro tentativo di rendere Damien protagonista di una serie TV (il cui elemento più interessante era l’uso di spezzoni del primo film per i flashback), ecco che la saga ritorna sul grande schermo, questa volta con un prequel del lungometraggio di Donner, ambientato nei fatidici giorni che precedono l’ingresso di Damien nella vita della famiglia Thorn (quasi una versione horror di Rogue One: A Star Wars Story). Un antefatto che pone l’accento sulle presenze femminili, già notevoli nei film precedenti ma qui ancora di più, come potrete scoprire leggendo questa nostra recensione di Omen – L’origine del Presagio.

Egli è Thornato

Omen - L'origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)
Omen – L’origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)

Roma, 1971: Margaret Daino, giovane novizia in attesa di prendere i voti, è arrivata dagli Stati Uniti su invito del suo mentore e amico, il cardinale Lawrence. Per prepararsi alla vita al servizio della fede, la ragazza viene mandata a insegnare in un orfanotrofio per sole femmine, dove fa la conoscenza della schiva e turbata Carlita, i cui disegni lasciano intendere che potrebbe accadere qualcosa di orribile. E non è la sola a pensarlo: un giorno Margaret viene avvicinata da Padre Brennan, un prete irlandese scomunicato che sta indagando su una diceria a dir poco terrificante. Per l’esattezza, tramite uno dei pochi amici rimastigli nella Chiesa, Brennan è venuto a sapere di una setta malvagia all’interno del clero che escogitato una soluzione estrema per far tornare all’ovile le pecorelle smarrite che non credono più: creare – e in teoria – controllare l’Anticristo. E manca poco alla sua venuta, perché è già giugno…

La novizia e i veterani

Omen - L'origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)
Omen – L’origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)

Comme accennato in apertura, questo prequel dà uno spazio maggiore ai ruoli femminili, comunque già importanti nell’evoluzione della saga (basti pensare alla spaventosa Mrs. Baylock nel capostipite), con Tiger Free Nell, già vista nella serie Servant, che con il ruolo di Margaret lascia il segno nell’ambito del brivido sul grande schermo, supportata da una sempre brava Sonia Braga. A fare da ponte esplicito con il resto della saga c’è Ralph Ineson nei panni di Padre Brennan (interpretato da Patrick Troughton nell’originale e Pete Postlethwaite nel remake), un passaggio dall’altra parte della barricata dopo essere stato la voce di un’entità maligna ne L’esorcista del Papa lo scorso anno. Minori, ma intriganti, le presenze di Charles Dance e Bill Nighy, che conferiscono la giusta dignità intrisa di mistero alle rispettive figure ecclesiastiche.

W la foca

Omen - L'origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)
Omen – L’origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)

Caratterizzato da un brutale realismo (nelle intenzioni di Donner, il pubblico doveva chiedersi più o meno fino agli ultimi minuti se il padre adottivo di Damien, Robert Thorn, fosse semplicemente impazzito), il capostipite del franchise vantava comunque delle trovate cruente da antologia, tra cui una decapitazione che ha indubbiamente influenzato i vari Final Destination. Il prequel, pur rimanendo attento a una dimensione più psicologica per quanto riguarda il terrore, si spinge un po’ oltre con la componente fisica, affrontando di petto l’aspetto cruciale della gravidanza indemoniata con una sequenza che ha fatto parlare di sé prima ancora che uscisse il film: la regista Arkasha Stevenson, che si è avvicinata al progetto proprio per esplorare le varie sfaccettature della figura femminile in questo contesto specifico, ha litigato per otto mesi con la censura americana, che voleva assegnare un visto NC-17 (l’equivalente del VM18 nostrano e garanzia di distribuzione e tenitura limitatissima in sala) per la presenza di alcune inquadrature frontali dell’organo riproduttivo della madre. Alla fine, la scena è rimasta quasi intatta, e limare leggermente le inquadrature incriminate non ha fatto che accrescere l’impatto viscerale di quel momento, che ha anche una certa carica politica nel momento in cui il governo americano vuole limitare l’autonomia del corpo femminile.

È stata Roma

Omen - L'origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)
Omen – L’origine del presagio, una scena (fonte: 20th Century Studios)

Il caso vuole che la genesi di Damien arrivi sullo schermo pochi mesi dopo il ritorno in scena di un altro franchise horror a base di fede, quello de L’esorcista (con L’esorcista – Il credente, con risultati decisamente meno entusiasmanti). Due universi che si basano esplicitamente sulla crisi della religione cristiana (nel caso di Omen, il remake del 2006 legava l’ascesa dell’Anticristo alla morte del pontefice, guarda caso nello stesso periodo in cui il Vaticano aveva una successione papale da gestire), e che quindi hanno sfruttato un momento propizio per tornare a terrorizzarci. Ma laddove il demonio di William Peter Blatty – non più Pazuzu – ha perso la sua forza orrifica, quello ideato da Seltzer, anche per la sua qualità molto “umana” rimane un elemento potente dell’immaginario collettivo nel campo dell’horror. Raccontarne l’origine, e senza scivolare eccessivamente nelle trappole da prequel (i rimandi spudorati agli altri film sono pochi ma buoni), fornisce nuove chiavi di lettura per una saga che ha, da sempre, stravolto l’immagine della famiglia tradizionale, e oggi può farlo ancora di più. Con buona pace della censura statunitense.

La recensione in breve

7.5 Blasfemo

La saga di Damien Thorn torna alle origini e riscopre la sua forte carica psicologica e viscerale che nel corso degli anni era stata annacquata.

  • Voto CinemaSerieTV 7.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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