Wicked è senza ombra di dubbio il musical cinematografico dell’anno. Arrivato nelle sale italiane da giovedì 21 novembre con Universal Pictures, è l’adattamento per il grande schermo di uno degli show di Broaddway più longevi ed amati di sempre. Quantomento oltreoceano. Con la regia di John M. Chu e un cast di prim’ordine, che si avvale di due straordinarie protagoniste in Cynthia Erivo e Ariana Grande, Wicked è il racconto prequel delle vicende de Il Magio di Oz e al contempo una storia di origini (e di redenzione) del celeberrimo personaggio della Perfida Strega dell’Ovest (qui la nostra entusiastica recensione).
Stephen Schwartz, autore delle musiche e dei testi delle canzoni di Wicked, sia del musical di Broadway del 2003 che dell’adattamento cinematografico attuale, è un compositore e paroliere statunitense piuttosto noto in campo non solo teatrale, ma anche e soprattutto in quello del grande schermo. Suoi difatti sono i testi delle canzoni di alcuni dei film d’animazione più celebrati e seminali degli anni ’90: con Disney, Schwartz ha composto le canzoni di Pocahontas nel 1995 e de Il Gobbo di Notre Dame l’anno successivo. Senza dimenticare per DreamWorks Pictures il suo straordinario lavoro ne Il Principe d’Egitto. Rispettivamente per la canzone “I colori del vento” di Pocahontas e per “When You Believe” del capolavoro del 1998 ispirato al Vecchio Testamento, Stephen Schwartz ha ottenuto meritatissimi premi Oscar. Ma cosa hanno in comune i film d’animazione sopracitati con Wicked? Scopriamolo insieme.
La voce dei reietti Disney

Già paroliere e librettista di alcuni spettacoli di Broadway di discreto successo, Stephen Schwartz arriva però sulla bocca di tutti a cavallo degli anni ’90, quando Walt Disney Pictures lo assume a fianco del pluripremiato compositore Alan Menken alla scrittura dei testi delle canzoni di alcuni dei loro lungometraggi d’animazione in produzione. E così, Schwartz diventa autore delle parole di canzoni impresse nella memoria della generazione nata tra la fine del decennio precedente e gli anni ’90, occupandosi dei testi di Pocahontas e del Il Gobbo di Notre Dame. Per il primo film riceve due candidature e due Oscar (miglior colonna sonora con Menken e miglior canzone originale a “I colori del vento”), per le pellicola dell’anno successivo una nuova menzione da parte dell’Academy. Due film animati che hanno non soltanto molto in comune tra di loro, ma che condividono temi ed obiettivi anche con Wicked, che ha calcato i palcoscenici di Boradway soltanto nel 2003.
Prendiamo ad esempio il 33° classico d’animazione Disney arrivato nelle sale nel 1995. Diretto da Mike Gabriel ed Eric Goldberg, Pocahontas adatta per un pubblico di tutte le età la leggenda americana dell’indigena powathan della Virginia che nel 1607 salvò la vita al colono John Smith di Jamestown. Un fatto realmente accaduto e documentato nel corso del XVII secolo che dipartiva fortemente dai precedenti lungometraggi targati Disney, nel tono e nei contenuti. Nonostante l’elemento musicale fosse ancora fortemente presente, Pocahontas è stato tuttavia un intelligente e maturo sforzo per la Casa di Topolino nel voler raccontare storie con morali edificanti e tematiche da non prendere troppo alla leggera: nel caso specifico, Pocahontas è prima di tutto la storia di un tentato genocidio etnico (quello degli indiani d’America), del pregiudizio razziale nei loro confronti e dell’amore socialmente impossibile tra l’indigena titolare e un colono “bianco”. Un’ode poetica a favore dell’abbattimento dei falsati valori del razzismo e della supremazia etnica che a suo tempo dagli aficionados Disney non fu compreso perché decisamente troppo maturo.
Canzoni contro le oppressioni e i pregiudizi sociali

Ovviamente, la voce degli outcast indigeni del film 1995 era tutta farina nel sacco di Stephen Schwartz, che curò ogni singolo testo delle canzoni originali della pellicola, vincendo due Oscar per il grande lavoro artistico dietro le quinte. L’anno successivo, il 1996, fu la volta de Il Gobbo di Notre Dame, seconda regia in tandem per Gary Trousdale e Kirk Wise, adattamento con lieto fine del seminale romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo. Così, ancora una volta per la major hollywoodiana da sempre votata alle animazioni per tutta la famiglia, arriva una pellica ancora più oscura ed opprimente di Pocahontas, che racconta con particolare intelligenza e sagacia temi quali il razzismo, il disabilismo nei confronti del menomato protagonista Quasimodo, la sessualità, la morale ed il fondamentalismo religioso.
E quindi, per la seconda volta, un tentativo per Disney e per Stephen Schwartz di portare sul grande schermo classici d’animazione particolarmente audaci, che sapessero accontentare sia la visione del bambino, che dell’adolescente in fase di presa di coscienza delle ingiustizie del mondo, che infine dell’adulto consapevole e maturo della complessa realtà che lo circonda. Il successo al botteghino fu superiore rispetto a Pocahontas, eppure Il Gobbo di Notre Dame fu uno dei titoli del cosiddetto “Rinascimento Disney” che già lasciava presagire il tramonto di questo decennio aureo per la Casa di Topolino, sia per quanto riguardava l’apprezzamento del pubblico che la promozione della critica di settore. Autore unico dei testi di tutte le canzoni anche in questo caso, Schwartz abbandonò poi Casa Disney per firmare le musiche di un capolavoro animato che di lì a poco avrebbe fatto la storia del genere cinematografico.
Da Pocahontas alla Perfida Strega dell’Ovest

Nel 1998 arriva nelle sale di tutto il mondo Il principe d’Egitto, secondo film d’animazione della neonata DreamWorks Pictures e diretto a quattro mani da Brenda Chapman, Simon Wells e Steve Hickner. Ispirato al film I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille e tratto (seppur liberamente) alle parole del Vecchio Testamento, racconta la storia di Mosé e di come riuscì a salvare il popolo ebraico dalla tirannia dei faraoni d’Egitto, andando contro la sua stessa famiglia d’adozione. Un racconto cinematografico potentissimo che DreamWorks affidò anche e soprattutto alle musiche di Hans Zimmer e ai testi originali composti per l’occasione da Stephen Schwartz. Difatti, vi ricorda qualcosa la trama de Il Principe d’Egitto?
Perché dietro alla lodevole intenzione di portare nuovamente sul grande schermo la storia di Mosé adattandola ad un pubblico grande e piccino, c’è ancora una volta la volontà da parte del grande compositore e paroliere statunitense di dare letteralmente voce e parole a personaggi reietti ed incompresi dalle circostanza sociali nelle quali si incontrano. Che sia l’indigena Pocahontas, il gobbo Quasimodo o il profeta incompreso Mosé, Schwartz si erge definitivamente a cantore privilegiato contro le oppressioni e i pregiudizi sociali; anelli di congiunzione che lo portano, cinque anni dopo, a firmare testi e musiche di uno show di Broadway che da lì a qualche tempo sarebbe diventato non solo uno dei più longevi di sempre, ma anche sintesi perfetta dei temi da lui musicati in precedenza.
Tutti meritano la possibilità di volare

Ideato da Winnie Holzman e Stephen Schwartz, Wicked è tra gli spettacoli musicali più influenti nell’immaginario popolare contemporaneo di tutti gli Stati Uniti. Ispirato alle pagine (decisamente più adulte) del romanzo “Strega. Vita e opere della Perfida Strega dell’Ovest” di Gregory Maguire, racconta l’adolescenza di Elphaba, della sua amicizia con la futura Stega Bianca Glinda, e la sua successiva trasformazione nell’antagonista privilegiata de Il Mago di Oz. Un personaggio femminile forte, incompreso per la sua pelle verde e per i suoi peculiari poteri sovrannaturali, che lotterà con strenue forze contro la falsa propaganda del truffaldino stregone della Città di Smeraldo per promuovere una rivolta a favore dell’uguaglianza sociale.
Del percorso dal palcoscenico al grande schermo ne avevamo parlato qui qualche giorno fa, sta di fatto che Wicked è senza ombra di dubbio il punto di approdo artistico e professionale di Schwartz, che nell’antieroina per eccellenza Elphaba racchiude e sintetizza idealmente la sua Pocahontas, il suo Quasimodo, il suo Mosé; poeta delle parole, delle canzoni e di una piccola ma significativa rivoluzione multimediale che dagli anni ’90 ad oggi ha cambiato per sempre la pelle di alcuni dei racconti musicali più influenti del vecchio e del nuovo secolo. Tutti meritano la possibilità di volare, parafrasando il verso dell’inno “Defying Gravity” che incapsula alla perfezione il successo di Wicked, soprattutto quelli che la marcia società etichetta come reietti ed emarginati. Un’ode tutta alla bellezza e alla dignità delle minoranze che nel lavoro di Stephen Schwartz diventa capolavoro musicale senza tempo.
