Il film: Predator: Killer dei Killer, 2025. Diretto da: Dan Trachtenberg e Joshua Wassung. Voice cast: Lindsay LaVanchy (Ursa), Louis Ozawa (Kenji/Kiyoshi), Rick Gonzalez (Torres), Michael Biehn (Vandy), Cherami Leigh, Damien Haas e altri. Genere: Animazione per adulti, azione, fantascienza, horror. Durata: 90 minuti. Dove l’abbiamo visto? Su Disney+ (screener), in lingua originale.
Trama: Tre guerrieri leggendari di epoche diverse — una guerriera vichinga, due fratelli samurai ninja, e un pilota della Seconda guerra mondiale — vengono catturati dai Predatori e costretti a combattere in un’arena aliena. Con svolte che includono tecnologie cryo e riferimenti clandestini ai precedenti capitoli del franchise, la narrazione sfida l’aspettativa di eliminazione reciproca, fondendo mito, guerra e sopravvivenza in un’unica, violenta saga.
A chi è consigliato? Ai fan del primo Predator e del più recente Prey.
Tra le più felici intuizioni dei 20th Century Studios, nuova incarnazione di quella che un tempo era la 20th Century Fox, c’è stata quella di ingaggiare Dan Trachtenberg per dare nuova linfa vitale al franchise di Predator, nel limbo dal 2018. Missione compiuta alla grande con Prey, che nonostante il passaggio diretto in streaming ha esibito grandi ambizioni, che evidentemente sono valse al regista la rinnovata fiducia da parte dello studio, con non uno ma due film aggiuntivi. Uno, annunciato a suo tempo, è live-action ed esce in sala; l’altro, svelato poco prima del debutto su Disney+ (con qualche sparuto passaggio sul grande schermo, come al Festival di Annecy), è animato, è antologico, ed è quello di cui si parla nella nostra recensione di Predator: Killer of Killers.
Tre predatori, tre prede

Praticamente da sempre si parla di un ingrediente in particolare per quel che concerne il fascino del franchise: la possibilità di infilare il Predator in qualunque epoca e qualunque genere. Che è quello che fa Killer of Killers, con tre episodi (più un epilogo che contiene qualche indizio su come potrebbero evolversi alcuni spunti introdotti in questa sede) situati in tre periodi molto diversi e distanti. Ciascuno di questi si chiama come l’arma di riferimento per l’avversario del Predator di turno: lo scudo, la spada, il proiettile. Il primo racconto si svolge nell’anno 841, e contrappone l’alieno a una guerriera vichinga; il secondo si sposta nel 1629, con il cacciatore che fa da terzo incomodo nel rapporto non serenissimo fra due fratelli nel Giappone feudale, che dovranno mettere alla prova le loro abilità contro questo nemico venuto dallo spazio; e il terzo salta fino al 1942, quando le strade dell’extraterrestre si scontrano con quelle di un pilota militare americano. In tutti e tre i casi la domanda rimane la stessa: riusciranno questi umani a uscire vivi dallo scontro con il Predator?
Due veterani

Forse anche per la scelta di ricorrere all’animazione, il casting non ha puntato su nomi particolarmente importanti, anche se uno salta all’occhio per chi conosce il franchise: nel secondo episodio, che in realtà è poco parlato, i due fratelli sono doppiati da Louis Ozawa, già apparso in Predators dove interpretava il mercenario giapponese ed era protagonista di un memorabile duello con una delle creature aliene. Nel terzo, invece, è molto simbolico il cameo di Michael Biehn nei panni del comandante, poiché egli diventa il terzo attore, dopo Lance Henriksen e il defunto amico Bill Paxton, a recitare sia in un film di Alien che in uno di Predator, oltre al franchise di Terminator. Inoltre, è notevole sul piano mitologico un cacciatore alieno che si esprime in maniera più complessa rispetto al solito ringhio coniato a suo tempo da Peter Cullen, ponendo le basi per eventuali approfondimenti su come funziona esattamente la società dei Predator, spesso oggetto di ipotesi da parte dei fan.
Uno e trino

La scelta dell’animazione è molto felice perché, avendo a che fare con una figura il cui appeal è soprattutto visivo, a livello di design e di movenze nelle scene d’azione, ne fuoriesce un ritratto interessante delle infinite potenzialità del Predator, usato nella sua forma più pura (che consente anche a Trachtenberg di firmare dei momenti violenti che non gli verrebbero mai consentiti con attori in carne e ossa, anche per gli standard non proprio da stomaci deboli di questo franchise). Difatti il progetto si fa meno efficace nella seconda metà, quando cominciano a entrare in scena personaggi particolarmente verbosi e si perde un po’ quel fascino “pulito” dei duelli silenziosi, quasi interamente affidati alla bravura degli animatori. Ma anche nella sua evoluzione un po’ prevedibile mantiene una grande coerenza, quella di un film che restituisce ulteriormente gloria e sangue al mondo di Predator, dando a questo universo nuove vie da esplorare, sulla Terra e, perché no, anche altrove.
La recensione in breve
Discontinuo ma interessante, il primo film d'animazione del franchise di Predator restituisce alla creatura aliena la sua aura più brutale e spietata, con risultati molto divertenti.
PRO
- L'animazione è dettagliata e spettacolare
- Le scene di violenza non hanno nulla da invidiare ai film live-action
- L'approfondimento
CONTRO
- La seconda metà del film, più dialogata, perde un po' di mordente
- Voto CinemaSerieTV
