Oggi all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, Jim Jarmusch ha presentato il film Father Mother Sister Brother, e si è trovato a rispondere a domande delicate sul rapporto tra Mubi – coproduttore e distributore del film – e il fondo Sequoia Capital, accusato di finanziare start-up legate alla difesa israeliana.
Il regista, che nei giorni scorsi ha firmato l’appello di Venice 4 Palestine assieme a centinaia di altri autori, ha ammesso:
“Il mio rapporto con Mubi è iniziata molto prima di questo, e con loro ho lavorato benissimo sul film. Ero ovviamente deluso e disorientato da questo legame. Se volete parlarne, però, dovete rivolgervi a Mubi, non sono io il portavoce. Sono un filmmaker indipendente e ho preso soldi da varie fonti. Tutti i soldi delle corporation sono sporchi, se analizzate a fondo ogni struttura troverete della sporcizia. Possiamo evitarli e non fare film, ma i film sono il modo in cui porto avanti quello che voglio dire. Non è giusto mettere sulle spalle degli artisti il peso di spiegare queste cose”.
Jim Jarmusch answers a question concerning Mubi’s controversial relationship with Israeli defense investor Sequoia Capital: “I was, of course, disappointed and quite disconcerted by this relationship… Having said that, I’m an independent filmmaker, and I have taken money from… pic.twitter.com/ph1x1FjzNR
— Deadline (@DEADLINE) August 31, 2025
A prendere parola anche Indya Moore, interprete del film, che ha sottolineato come nell’industria esista “un incredibile conflitto di risorse e di creatività dietro le quinte”, spiegando che sempre più persone cercano di lavorare “in una modalità etica, senza diventare complici di dinamiche tossiche”.
Anche Sorrentino, in conferenza stampa a Venezia, si era ritrovato a rispondere ad una domanda simile su Mubi, ma aveva delegato la risposta alla società di produzione e distribuzione.
Passando al film, Jarmusch ha raccontato la genesi del progetto, sorprendentemente rapido nella scrittura:
“Di solito porto con me le idee per anni, questa invece l’ho scritta in tre settimane, rimanendo molto vicino alla visione iniziale”.
Ha anche spiegato le scelte delle tre ambientazioni:
“Dublino era importante perché il personaggio di Charlotte è una scrittrice, e in Irlanda gli scrittori sono celebrati e non pagano tasse. Parigi è la mia seconda casa, un posto che amo profondamente. Il New Jersey invece è stata una questione sindacale: dovevo trovare una location entro 30 miglia da New York, altrimenti il budget sarebbe esploso. Quella scelta era a 29,5 miglia”.
Il film vede nel cast anche Adam Driver, Cate Blanchett, Mayim Bialik, Tom Waits e Charlotte Rampling.
