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Home » Film » Recensioni film » The Promised Land, la recensione del film con Mads Mikkelsen

The Promised Land, la recensione del film con Mads Mikkelsen

Recensione di The Promised Land, dramma in costume danese con Mads Mikkelsen, in concorso alla Mostra di Venezia.
Max BorgDi Max Borg1 Settembre 2023
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Una scena di The Promised Land
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Il film: The Promised Land (Bastarden), 2023. Regia: Nikolaj Arcel. Cast: Mads Mikkelsen, Amanda Collin, Simon Bennebjerg, Melina Hagberg, Kristine Kujath Korp, Gustav Lindh, Morten Hee Andersen, Thomas W. Gabrielsson, Magnus Krepper, Søren Malling.

Genere: drammatico, storico. Durata: 127 minuti. Dove l’abbiamo visto: alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in lingua originale.

Trama: Ludvig Kahlen, soldato squattrinato che sogna di coltivare la terra per un giorno diventare ricco, entra in conflitto con il despotico proprietario terriero locale.


Era il 2012 quando Nikolaj Arcel, sceneggiatore danese di una certa fama in patria, si fece notare a livello internazionale, lanciato dal concorso della Berlinale, con la regia A Royal Affair, vera storia di intrighi a corte con Mads Mikkelsen e Alicia Vikander, che proprio con quel film fu lanciata come nuova icona mondiale di origine scandinava. Dopo il mezzo passo falso in territorio hollywoodiano con La Torre Nera, Arcel è tornato in patria – anche se il film in realtà è stato girato in Germania, Svezia e Repubblica Ceca – per un adattamento letterario, basato sul romanzo The Captain and Ann Barbara di Ida Jessen, selezionato in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un film dal titolo originale molto diretto (Bastarden, il bastardo), di cui parliamo nella nostra recensione di The Promised Land.

La trama: bastardo senza gloria

Una scena di The Promised Land

Copenaghen, 1755. Il capitano Ludvig Kahlen, ritornato dalla guerra in Germania, propone alla Tesoreria reale di recarsi nello Jutland e concretizzare il sogno del re di Danimarca: riuscire a coltivare la brughiera, un esito che varrebbe a Ludvig un titolo nobiliare e una più che discreta entrata economica. Una volta arrivato sul posto, però, si rende conto che le difficoltà non mancano: nessuno crede nel suo progetto, poiché uomini più capaci di lui hanno fallito miseramente in passato; la zona è frequentata da briganti nomadi provenienti dalla Svezia; e sebbene lui sia lì per volere del sovrano, il latifondista locale Frederik Schinkel (che pretende di farsi chiamare De Schinkel perché si crede importante) afferma di essere il legittimo proprietario della brughiera e si oppone con modi anche brutali ai lavori di Ludvig, da lui ritenuto inferiore perché figlio di padre ignoto e di una domestica.

Il cast: alla corte di Mads

Una scena di The Promised Land

Kahlen ha il volto stoico e determinato di Mads Mikkelsen, alla seconda collaborazione con Arcel e più fisicamente prestante dopo la precedente performance più intellettuale nei panni del medico Johann Friedrich Struensee (il cui cognome in danese, per la gioia dell’orecchio italiano, si pronuncia in modo simile a “strunz”). L’infido Schinkel è Simon Bennebjerg, fattosi notare in patria in The Pact di Bille August e qui in un ruolo completamente opposto a quello del giovane poeta legato da un misterioso rapporto artistico a Karen Blixen. A rappresentare le altre nazioni nordiche (nel film si parla anche norvegese e svedese, quest’ultimo anche in una versione dialettale nomadica) ci sono soprattutto Kristine Kujath Thorp, rivelata nel 2021 con la sua performance nella commedia Ninjababy, e Gustav Lindh, giovane attore svedese attivo anche in Danimarca che si è fatto notare nel 2019 nel dramma incestuoso Queen of Hearts e qui interpreta il prete che assiste Kahlen con consigli spirituali.

La frontiera scandinava

Nikolaj Arcel, regista di The Promised Land

Laddove A Royal Affair era un film in costume molto classico, elegante, The Promised Land, come suggerisce il titolo internazionale, opta per una dimensione più ruvida, adottando il tono del western e portando l’epopea della frontiera in territorio danese, con Mikkelsen nei panni del cowboy più o meno solitario. E così, dopo l’incidente di percorso che era La Torre Nera, Arcel è riuscito comunque a imparare qualche lezione da quell’esperienza, anch’essa una rilettura della figura del pistolero, con un racconto il cui senso sta nell’accostamento dei due titoli: da un lato il bastardo, destinato al fallimento sin dalla nascita perché di estrazione tutt’altro che nobile, e dall’altro la terra promessa che sulla carta tale non è, impossibile da trasformare in terreno abitabile. Da lì nasce l’improbabile alleanza tra due perdenti, e con essa si crea il giusto connubio di epico e intimo, di ampie vedute spettacolari sotto il sole rovente o la minaccia del gelo e di primi piani che catturano, senza parole, tutto il vissuto di un outsider che è l’ennesima bellissima prestazione di un attore dal fascino internazionale ma che dà sempre il meglio di sé quando torna a casa.

La recensione in breve

8.0 Ruvido

Nikolaj Arcel torna in Danimarca e ritrova Mad Mikkelsen per un film in costume con contaminazioni western, un affascinante e brutale racconto di frontiera rielaborato in ottica scandinava.

  • Voto CinemaSerieTV 8.0
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