Si è tenuta dall’11 al 17 giugno la quarantasettesima edizione del Festival di Annecy, il più longevo e importante appuntamento cinefilo interamente dedicato all’animazione. Un luogo dove le più grandi produzioni mainstream (salvo eccezioni, non mancano mai all’appello, ogni anno, colossi come Disney/Pixar, DreamWorks, Illumination e, negli ultimi tempi, Netflix) vanno a braccetto con opere più piccole, sperimentali, indipendenti, a volte presentate in versione non definitiva (così è stato per Slide di Bill Plympton, il quale ha messo le mani avanti chiarendo che alcune sequenze erano ancora in bianco e nero per questioni di tempistiche di post-produzione). Un luogo dove il medium animato è oggetto di celebrazione in tutte le sue forme, dal cortometraggio di diploma al blockbuster passando per i videoclip e le pubblicità, senza alcun pregiudizio da parte degli avventori, molti dei quali studenti che sognano un giorno di vedere le loro opere proiettate sullo schermo della Grande Salle del teatro Bonlieu, centro nevralgico della kermesse.
“L’animazione non è un genere!”
Quella frase è stata uno dei momenti-chiave dell’edizione 2022, pronunciata da Guillermo del Toro al termine della presentazione dei progetti Netflix in uscita (tra cui il suo magnifico Pinocchio). Il regista ha ribadito questo concetto quando ha ritirato l’Oscar per il miglior film d’animazione qualche mese fa, e di nuovo quest’anno in occasione di una Masterclass abbinata alla retrospettiva sulle produzioni animate messicane. E non c’è luogo migliore di Annecy per promuovere tale pensiero, come ha sottolineato anche un palmarès capace di ricompensare varie declinazioni del medium, dal cinema muto che racconta un’amicizia tra “uomo” e macchina (Robot Dreams, vincitore del concorso Contrechamp) al ritratto poetico e al contempo straziante della guerra tra Iran e Iraq (The Siren, premiato per la colonna sonora), passando per la vita quotidiana, molto stilizzata, di una bambina che non ne vuole sapere di stare ferma (Chicken for Linda, vincitore del concorso principale). Un trionfo, quest’ultimo, anche parzialmente italiano, dentro e fuori dallo schermo (Linda è italiana da parte di padre, con Pietro Sermonti a prestare la voce al genitore).
Passato, presente e futuro

Ad Annecy si celebra l’animazione a tutto tondo, dai classici alle produzioni attuali fino a ciò che deve ancora venire, tramite apposite presentazioni di progetti che, il più delle volte, ritornano al festival nella loro forma definitiva (tale è stato il caso, per esempio, proprio di Chicken for Linda). E anche se tale peculiarità ha permesso alla kermesse di tenere in piedi un’edizione virtuale durante la pandemia (con incontri online e la possibilità di vedere su piattaforma digitale i cortometraggi in concorso), nulla può sostituire il fattore umano: più di un ospite ha ribadito l’importanza del pubblico fedele del festival, che si emoziona per approfondimenti sulle tecniche usate per i vari film e non si scandalizza se una proiezione è work-in-progress. L’esperienza collettiva rimane preziosa, soprattutto in un ambito estremamente collaborativo come questo, e lo ha sottolineato Jennifer Lee quando, presentando spezzoni di Wish, ha precisato che il film, in arrivo a novembre (dicembre in Italia) uscirà “al cinema, al cinema, al cinema, al cinema, al cinema!!!”.
Una comunità molto unita

L’amore per l’animazione, e chi la produce, è palpabile per l’intera settimana dell’evento, e nulla lo ha reso più chiaro della proiezione di Nimona, presentato in anteprima mondiale al festival e a breve su Netflix, che ha contribuito a salvare il progetto dopo che era stato sospeso dalla Disney (un aspetto, quest’ultimo, che il coregista Nick Bruno ha evocato sul palco con una dose abbondante di parolacce). Al di là del film stesso, molto atteso anche per il suo essere tratto da un fumetto molto importante in ambito LGBTQ+, proprio le circostanze produttive hanno alimentato una percentuale non indifferente delle reazioni del pubblico in sala: durante i titoli di coda, l’applauso più lungo ed entusiasta c’è stato mentre venivano elencati tutti i dipendenti dei defunti Blue Sky Studios, casa di produzione che la Disney ha deciso di chiudere in seguito alla pandemia. Una perdita che continuerà a farsi sentire, e di cui Nimona è il giusto lascito con il suo spirito libero e ambizioso. Anche su uno schermo dalle dimensioni, purtroppo, ridotte.
