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Home » Film » Recensioni film » Il mio amico robot, la recensione: il cuore della macchina

Il mio amico robot, la recensione: il cuore della macchina

La recensione de Il mio amico robot, film d’animazione spagnolo su un’insolita, profonda, toccante amicizia.
Max BorgDi Max Borg4 Aprile 2024
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Una scena de Il mio amico robot
Una scena de Il mio amico robot (fonte: I Wonder Pictures)
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Il film: Il mio amico robot (Robot Dreams), 2023. Regia: Pablo Berger.

Genere: animazione, musical, commedia, drammatico. Durata: 102 minuti. Dove l’abbiamo visto: al Festival di Cannes, in lingua originale.

Trama: L’amicizia tra un cane solitario e il suo nuovo robot di compagnia.


Era il 2012 quando Pablo Berger, cineasta spagnolo, conquistò critica e pubblico con il suo secondo lungometraggio, Blancanieves, rilettura della fiaba dei fratelli Grimm in ottica cinefila, ambientata nella Spagna degli anni Venti e girata come se fosse un film muto. Undici anni dopo, Berger è tornato a tecniche simili per il suo quarto film, il suo esordio nell’animazione, tratto dall’omonimo fumetto di Sara Varon. Un film che ha debuttato al Festival di Cannes e poi raccolto consensi ad Annecy, Toronto e altri eventi (tra cui anche il Torino Film Festival per il debutto italiano), fino ad arrivare a una meritata nomination all’Oscar (vinto poi da Il ragazzo e l’airone). Di questo film parliamo nella nostra recensione de Il mio amico robot.

Amicizia muta

Una scena de Il mio amico robot (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena de Il mio amico robot (fonte: I Wonder Pictures)

Manhattan, anni Ottanta. Il cane Dog vive da solo e un giorno vede in televisione uno spot pubblicitario che promuove l’acquisto di amici robotici. Detto, fatto: Dog si fa consegnare a casa Robot, e tra i due l’amicizia è praticamente immediata, soprattutto grazie alla musica in generale e la canzone September in particolare. Sono inseparabili, fino al giorno in cui si recano in spiaggia e, per una serie di circostanze fuori dal controllo di entrambi, Robot viene lasciato lì e Dog non ha modo di recuperarlo a causa della chiusura autunnale. Riusciranno a ricongiungersi? Domanda che entrambi si pongono mentre passano i giorni, forse anche i mesi…

L’espressività del silenzio

Una scena de Il mio amico robot (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena de Il mio amico robot (fonte: I Wonder Pictures)

L’intensità e la plausibilità del rapporto tra Dog e Robot è quasi interamente dovuto al grande lavoro degli animatori, che adattano fedelmente il tratto del fumetto originale e sfruttano le potenzialità espressive del disegno bidimensionale per costruire questa amicizia fatta di silenzi e sorrisi. C’è però un piccolo apporto vocale, con menzione del cast nei titoli di coda, a base di sospiri, respiri, sbadigli, occasionali risate: suoni minimi, che aggiungono una piccola porzione di emotività in più alle scene, soprattutto quando i toni si fanno più malinconici nella seconda parte della pellicola. Fondamentale, ovviamente, il contributo di Alfonso de Vilallonga, l’autore delle musiche, terzo personaggio principale insieme al cane e il suo amico meccanico.

Asimov ad altezza bambino

Una scena de Il mio amico robot (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena de Il mio amico robot (fonte: I Wonder Pictures)

Con la purezza narrativa del cinema muto, Berger si avvicina all’animazione con la curiosità e la maestria di chi si sa cimentare con l’arte di raccontare interamente con le immagini, senza l’appiglio dei dialoghi, rendendo ancora più universale quello che già di suo è un soggetto abbastanza accessibile (a differenza di Blancanieves, che si rifaceva più filologicamente a quegli anni Venti tanto cari al regista, qui non ci sono nemmeno le didascalie). E lo fa con tocco vintage (l’ambientazione della storia stessa e lo stile del disegno) ma non nostalgico, servendosi di quella che effettivamente è la tecnica più efficace per trasmettere tutte le emozioni legate a questo improbabile ma inscalfibile legame tra due individui che riescono a dirsi tutto senza mai aprire bocca. Un legame che allude a universi più vasti (si intravedono elementi delle tre leggi della robotica di Isaac Asimov), ma che in fin dei conti rimane ancorato a quel microcosmo di sguardi e (pochi) suoni che fa della semplicità stratificata il suo pregio maggiore.

La recensione in breve

8.0 Muto

Pablo Berger torna a cimentarsi con il cinema senza dialoghi, questa volta in ambito animato, con la tenera amicizia fra Dog e il suo robot.

  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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