Il film: Imaginary, 2024. Regia: Jeff Wadlow. Cast: DeWanda Wise, Tom Payne, Taegan Burns, Pyper Braun. Genere: Horror. Durata: 104 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema, in anteprima.
Trama: Quando Jessica torna a vivere con la sua famiglia nella casa dove è cresciuta, la figliastra Alice, avventurandosi in cantina, trova un orsacchiotto di peluche di nome Teddy. Fin da subito sviluppa un inquietante attaccamento con lui…
“Teddy è il suo amico immaginario, il suo Bing Bong”. Sì, lo dicono proprio, e anche più volte, nei dialoghi del film che vi raccontiamo nella recensione di Imaginary, il nuovo horror della Blumhouse in arrivo al cinema il 14 marzo. Ricordate Bing Bong, quella sorta di elefante che era l’amico immaginario di Riley in Inside Out? Quel drago di Jason Blum ha deciso di farci un horror, e di prendere come amico immaginario, e ovviamente villain, l’essere più tenero che esista: un orsetto di pelouche. È una buona idea per un film dell’orrore, e in parte funziona anche. Imaginary è un buon horror, ma in fondo ne è anche la parodia, per alcune scelte di sceneggiatura che fanno sorridere, e alcuni attori che ci sembrano al di sotto della media per una produzione di Hollywood, seppur a basso o medio budget. Qualche brivido, la suspense, e qualche spunto di riflessione però ci sono.
Teddy, l’amico immaginario

Jessica (DeWanda Wise) decide di tornare nella casa dove ha vissuto la sua infanzia fino ai 5 anni, fino a quando, per qualche fatto che nemmeno lei ricorda bene, qualcosa si è interrotto. Ora ritorna in quella casa in cui, pare, sia stata felice. Con lei c’è il suo compagno, e le due figlie, Alice (Pyper Braun) e Tyler (Taegen Burns) una bambina e un’adolescente, nate dalla precedente unione. Alice ha una grande fantasia e comincia a parlare con un amico immaginario, un orsetto di nome Teddy. Fino a che Teddy comincia a chiederle di fare cose sempre più strane. E pericolose…
Teddy come Chucky, Annabel, M3gan. E Lotso

L’idea di fare di oggetti innocui e giocattoli dei villain pericolosi al centro di film dell’orrore non è certo nuova. Pensiamo alle bambole, da Chucky – La bambola assassina alla recente, iconica, Annabelle, e alla ancora più recente M3gan, che dalla sua aveva anche lo spettro dell’Intelligenza Artificiale (e che è stata creata dagli stessi produttori di questo film). Anche un esserino innocuo come un orso di pelouche, però, può essere inquietante, se illuminato e scritto nel modo giusto.
Era già accaduto con Lotso, l’orso di Toy Story 3, che era il boss dei giocattoli, il vero cattivo della storia. Qui un orso normalissimo, magari un po’ vecchiotto e malandato, riesce a creare inquietudine. E lo fa anche perché viene associato al concetto di amico immaginario, che negli horror è meno usato. L’idea del film è che l’amico immaginario sia una presenza costante nella vita delle persone, una sorta di spirito che ogni cultura chiama e definisce a modo suo, presente soprattutto nella vita dei bambini, che hanno la purezza giusta per sentirne la presenza, fino a che crescono.
Blumhouse, paura dagli oggetti comuni

Al sottogenere horror di bambole e giocattoli si unisce il sottogenere delle case infestate. Non è proprio lo stesso schema, ma da subito è chiaro che la presenza è legata alla casa e a qualcosa che, proprio lì, è accaduto molti anni fa. Come si può capire, Imaginary riesce a dare una patina di novità a una serie di topos narrativi già ben presenti nella storia del genere. La Blumhouse, inoltre, è bravissima a creare paura con oggetti e luoghi di uso comune (ne parlavamo, proprio poche settimane fa, a proposito della piscina di Night Swim). E l’orsetto di Imaginary, con le luci giuste, la voce giusta, il suo apparire ai momenti giusti, è sufficientemente perturbante.
Ma gli attori non sono all’altezza

La regia, poi, riesce a creare suspense e tensione con semplicità, spostando leggermente la mdp più a sinistra o più in alto di quello che vorremmo vedere, celando che cosa accade o chi c’è in scena. Cosa c’è a destra di quella porta semiaperta e che non riusciamo a vedere? Chi c’è sotto quel letto, di cui vediamo solo il sopra? E chi c’è sotto quella coperta? Tutto è semplice, in fondo, negli horror Blumhouse. Anche il fatto, come sapete, che non servono grandi star per confezionare un horror: conta lo spunto, il personaggio al centro, come può essere per M3gan o questo Teddy. Qui, però, forse si è esagerato: tranne la piccola Pyper Braun, che interpreta Alice, tutti gli attori ci sembrano al di sotto della media (o forse non sono diretti al meglio) e non riescono a imprimere alla storia il giusto mordente. Proprio ripensando a Night Swim, lì una storia tutto sommato semplice aveva due ottimi interpreti a rafforzarla. Un film con un plot twist notevole a metà e un finale immaginifico, tra Escher e Magritte (ma anche qualche parentela di troppo con Coraline e la porta magica), ci ha fatto venire anche in mente una riflessione. Potreste vedere il film come una variazione sulla classica ghost story. O anche leggerlo come una metafora dei rischi che oggi si presentano ai ragazzi. In quelle sfide che Teddy fa ad Alice potreste anche vedere una metafora delle tante e rischiose challenge che vengono proposte on line ai giovani e a cui è difficile sfuggire.
La recensione in breve
Come spieghiamo nella recensione di Imaginary, è un buon horror, ma in fondo ne è anche la parodia, per alcune scelte di sceneggiatura che fanno sorridere, e alcuni attori che ci sembrano al di sotto della media per una produzione di Hollywood, seppur a basso o medio budget. Qualche brivido, la suspense, e qualche spunto di riflessione però ci sono.
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