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Home » Personaggi » Elisa Claps, la storia vera della ragazza che ha ispirato la miniserie di Rai 1

Elisa Claps, la storia vera della ragazza che ha ispirato la miniserie di Rai 1

Quella di Elisa Claps è una storia vera e tragica di cui si parla ancora dopo molti anni. La vicenda della ragazza uccisa a Potenza nel 1993 ha ispirato anche una miniserie Rai 1.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino31 Ottobre 2023
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Elisa Claps
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Quella di Elisa Claps è la tragica storia vera di una ragazza di Potenza uccisa da Danilo Restivo il 12 settembre del 1993 e successivamente nascosta nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, nel capoluogo lucano. L’omicidio della sedicenne, che ha ispirato anche la miniserie di Rai 1 Per Elisa – Il caso Claps, colpì molto l’opinione pubblica italiana perché di fatto rimase sotto silenzio fino al 2010, anno in cui alcuni operai ritrovarono casualmente i resti di Elisa per alcuni lavori di ristrutturazione nell’edificio religioso. Restivo venne ritenuto colpevole anche dell’omicidio di un’altra donna, Heather Barnett, uccisa il 12 novembre del 2002, in una località balneare del sud dell’Inghilterra, dove l’uomo si era trasferito con la moglie. Attualmente sta scontando una pena detentiva di 40 anni in un carcere britannico.

Elisa Claps era una studentessa modello. Viveva a Potenza con il padre tabaccaio, la madre impiegata e i fratelli Gildo, studente di legge e Luciano, diventato poi poliziotto. Il giorno della sua scomparsa avrebbe dovuto incontrare un ragazzo davanti alla chiesa della Santissima Trinità. Il ragazzo in questione, Danilo Restivo, poco più grande di lei, era noto in città per i suoi comportamenti molto strani. In particolare aveva una morbosa attrazione per i capelli delle donne, che era solito tagliare e conservare gelosamente. Inoltre, come si è scoperto in seguito, tormentava le sue vittime con lunghe telefonate silenziose.

Invaghitosi della ragazza, Danilo Restivo provò a corteggiarla senza troppo successo. Elisa, tuttavia, non voleva umiliarlo, così decise di presentarsi all’appuntamento che il ragazzo le chiese, il 12 settembre del 1993. Restivo con ogni probabilità tentò un approccio sessuale, respinto. Allora uccise Elisa con svariate coltellate, prelevandole una ciocca di capelli. Nelle prime ore successive al delitto, la polizia non indagò a sufficienza.

E il ragazzo, tornato a casa con una ferita da taglio alla mano e i vestiti insanguinati, non fu fermato. Negli anni successivi, la famiglia di Elisa si adoperò in mille modi affinché l’omicidio non finisse sotto silenzio. La svolta, come detto, nel 2010, con il ritrovamento del cadavere di Elisa. Dove erano presenti tracce biologiche di Restivo. Le stesse ritrovate sulla scena dell’omicidio della Barnett, per il quale oggi Restivo è in carcere. Ciò diede la possibilità agli investigatori di tracciare un filo rosso tra i delitti.

La miniserie di Marco Pontecorvo, di cui abbiamo parlato nella recensione dei primi due episodi di Elisa – Il caso Claps, è liberamente ispirato al libro di Tobias Jones, Blood on the altar. Pur con la totale supervisione della famiglia Claps, infatti, la storia ha subito qualche cambiamento per avere una maggiore compattezza narrativa. Nella prima scena, quando Restivo tenta di abbordare Elisa in spiaggia, il dialogo tra i due è ridotto, mentre nella realtà durò più a lungo. Gildo Claps, inoltre, non cercò Elisa con l’aiuto della fidanzata Irene, ma con l’amico Cesare. Non è stato poi lui a parlare ad andare a casa dei Restivo, dopo un’inconcludente telefonata, come si vede nella fiction, ma il fratello Luciano. Sempre Luciano, infine, parlò con don Sabia, e non Gildo come mostrato nella miniserie.

Quella di Elisa Claps è la tragica storia vera di una ragazza di Potenza uccisa da Danilo Restivo il 12 settembre del 1993 e successivamente nascosta nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, nel capoluogo lucano. L’omicidio della sedicenne, che ha ispirato anche la miniserie di Rai 1 Per Elisa – Il caso Claps, colpì molto l’opinione pubblica italiana perché di fatto rimase sotto silenzio fino al 2010, anno in cui alcuni operai ritrovarono casualmente i resti di Elisa per alcuni lavori di ristrutturazione nell’edificio religioso. Restivo venne ritenuto colpevole anche dell’omicidio di un’altra donna, Heather Barnett, uccisa il 12 novembre del 2002, in una località balneare del sud dell’Inghilterra, dove l’uomo si era trasferito con la moglie. Attualmente sta scontando una pena detentiva di 40 anni in un carcere britannico.

Elisa Claps era una studentessa modello. Viveva a Potenza con il padre tabaccaio, la madre impiegata e i fratelli Gildo, studente di legge e Luciano, diventato poi poliziotto. Il giorno della sua scomparsa avrebbe dovuto incontrare un ragazzo davanti alla chiesa della Santissima Trinità. Il ragazzo in questione, Danilo Restivo, poco più grande di lei, era noto in città per i suoi comportamenti molto strani. In particolare aveva una morbosa attrazione per i capelli delle donne, che era solito tagliare e conservare gelosamente. Inoltre, come si è scoperto in seguito, tormentava le sue vittime con lunghe telefonate silenziose.

Invaghitosi della ragazza, Danilo Restivo provò a corteggiarla senza troppo successo. Elisa, tuttavia, non voleva umiliarlo, così decise di presentarsi all’appuntamento che il ragazzo le chiese, il 12 settembre del 1993. Restivo con ogni probabilità tentò un approccio sessuale, respinto. Allora uccise Elisa con svariate coltellate, prelevandole una ciocca di capelli. Nelle prime ore successive al delitto, la polizia non indagò a sufficienza.

E il ragazzo, tornato a casa con una ferita da taglio alla mano e i vestiti insanguinati, non fu fermato. Negli anni successivi, la famiglia di Elisa si adoperò in mille modi affinché l’omicidio non finisse sotto silenzio. La svolta, come detto, nel 2010, con il ritrovamento del cadavere di Elisa. Dove erano presenti tracce biologiche di Restivo. Le stesse ritrovate sulla scena dell’omicidio della Barnett, per il quale oggi Restivo è in carcere. Ciò diede la possibilità agli investigatori di tracciare un filo rosso tra i delitti.

La miniserie di Marco Pontecorvo, di cui abbiamo parlato nella recensione dei primi due episodi di Elisa – Il caso Claps, è liberamente ispirato al libro di Tobias Jones, Blood on the altar. Pur con la totale supervisione della famiglia Claps, infatti, la storia ha subito qualche cambiamento per avere una maggiore compattezza narrativa. Nella prima scena, quando Restivo tenta di abbordare Elisa in spiaggia, il dialogo tra i due è ridotto, mentre nella realtà durò più a lungo. Gildo Claps, inoltre, non cercò Elisa con l’aiuto della fidanzata Irene, ma con l’amico Cesare. Non è stato poi lui a parlare ad andare a casa dei Restivo, dopo un’inconcludente telefonata, come si vede nella fiction, ma il fratello Luciano. Sempre Luciano, infine, parlò con don Sabia, e non Gildo come mostrato nella miniserie.

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