Una nuova intervista rilasciata da Scarlett Johansson al Daily Telegraph riapre uno dei temi più divisivi della sua carriera: la sua difesa costante di Woody Allen, con cui ha lavorato in tre film e che da oltre trent’anni è al centro delle accuse di abuso sessuale mosse da Dylan Farrow. L’attrice, una delle pochissime star di primo piano rimaste pubblicamente al fianco del regista, ha ribadito di non credere alle accuse e di considerare la propria posizione una scelta di integrità personale. Al tempo stesso, ha riconosciuto che non può sapere con precisione quali ripercussioni questa scelta abbia avuto sulla sua carriera, pur non essendosi mai pentita di averla presa.
Johansson ha spiegato di essere cresciuta con l’idea che “è importante essere se stessi, avere integrità e difendere ciò in cui si crede”. Un principio che, secondo lei, si applica anche quando la posizione assunta genera reazioni negative, come avvenuto nel 2019 dopo un’intervista a The Hollywood Reporter in cui dichiarò apertamente: “Amo Woody. Gli credo. Lavorerei con lui in qualunque momento.” L’attrice afferma di aver avuto conversazioni dirette e approfondite con il regista negli anni, e che la certezza della sua innocenza nasce proprio dal rapporto personale che li lega. Allen, da parte sua, ha sempre negato categoricamente le accuse.

Nell’intervista, Johansson riflette anche sulle possibili conseguenze professionali del suo schierarsi così apertamente. Pur riconoscendo che alcune opportunità potrebbero essere sfumate, afferma che è impossibile “conoscere davvero il domino effect” di certe scelte e che ha imparato a convivere con questa incertezza. Sottolinea poi un concetto a cui tiene particolarmente: capire quando parlare e quando, invece, “non è il proprio turno”. Non un invito al silenzio, dice, ma una consapevolezza maturata negli anni sul peso delle parole in un momento storico ipersensibile.
Il suo sostegno ad Allen si colloca in un panorama complesso e polarizzato. Negli anni del #MeToo, molte star che avevano lavorato con il regista – tra cui Timothée Chalamet, Greta Gerwig, Elliot Page e altri – hanno espresso pubblicamente rammarico, arrivando in alcuni casi a donare il proprio compenso a iniziative anti-violenza. Altri, invece, come Diane Keaton, Sean Penn, Javier Bardem, Alec Baldwin e Penélope Cruz, hanno continuato a difenderlo, denunciando quello che considerano un giudizio sommario basato sul clima culturale più che sui fatti. Dal canto suo, Allen ha dichiarato, in merito agli attori che lo hanno rinnegato che “Un giorno impareranno”.
In questo contesto, le parole di Johansson assumono un peso particolare: non solo perché arrivano da una delle attrici più popolari e influenti di Hollywood, ma perché mantengono una coerenza rara. Fin dal 2019 la star ha confermato pubblicamente la sua amicizia con Allen e l’intenzione di non rinnegarla. Oggi, a distanza di anni e dopo un lungo periodo in cui il regista ha faticato a ottenere finanziamenti e distribuzione negli Stati Uniti, Johansson ribadisce la sua posizione senza esitazioni, pur riconoscendo che parlare di questi temi comporta inevitabilmente critiche, interpretazioni e conseguenze non sempre prevedibili. Il risultato è un’intervista che riporta al centro una discussione che Hollywood non ha mai davvero chiuso: come valutare le responsabilità etiche dei suoi protagonisti, e cosa significa – davvero – “stare dalla parte giusta”. Johansson, almeno per sé, sembra aver già trovato una risposta.
A proposito avete letto la vecchia lettera di Woody Allen in cui parla delle cene a casa di Epstein, criticando il catering?
