Roberta Bruzzone, volto noto della tv e criminologa, è tornata in aula non come consulente esperta ma come vittima. Il nuovo procedimento a Roma contro il neurologo Mirko Avesani, riapre una vicenda giudiziaria che si trascina da anni. Già condannato nel 2023 per diffamazione nei confronti della criminologa, Avesani ora deve rispondere anche dell’accusa di stalking.

Le prime molestie risalgono al 2017, quando l’uomo avrebbe cominciato a pubblicare post denigratori e sessisti contro Bruzzone. Tra i messaggi comparsi su Facebook, uno in particolare le era costato l’apertura di un procedimento: “Che poi cosa ha fatto la criminologa per uscire dalla mediocrità oltre a farsi botulinare il viso da p.. che ha?” Quel commento aveva portato alla condanna del neurologo per diffamazione a nove mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di una provvisionale di 15mila euro.
Nonostante la sentenza, la persecuzione non si sarebbe fermata. Secondo le testimonianze di Bruzzone riportate dal Corriere della Sera e altre testate, Avesani avrebbe continuato a perseguitare la criminologa con mail, segnalazioni e messaggi minatori. Bruzzone ha espresso la sua preoccupazione per una possibile aggressione con acido e ha sottolineato: “La mia serenità è scomparsa da quando questa persona ha deciso di dedicare la sua esistenza a distruggere la mia”.
Il clima di paura descritto dalla criminologa è fatto di continue intimidazioni e insulti, rivolti anche al marito, che l’uomo avrebbe pubblicamente offeso con parole pesanti. Durante la testimonianza ha spiegato di essere costretta a partecipare a eventi pubblici con la scorta.
In un passaggio della deposizione, Bruzzone ha ricordato anche un episodio avvenuto a Verona, durante un’udienza precedente:
“In aula si è scagliato contro di me urlando e accusandomi di aver offeso sua madre. Si è avvicinato al banco con aggressività. È stato un momento molto destabilizzante”
L’accusa sostiene che Avesani abbia utilizzato anche account falsi per diffondere nuove minacce. Un profilo a nome “Marco Marche” avrebbe scritto: “La tigre andrà a fuoco”, un riferimento al soprannome con cui Bruzzone è spesso chiamata e al tatuaggio che porta sulla spalla sinistra.
Oltre agli attacchi pubblici, Avesani avrebbe inviato numerosi esposti e segnalazioni a enti pubblici e privati, accusando la criminologa di essere “manipolatrice, razzista, bugiarda, incompetente e criminale”, con l’obiettivo , secondo l’accusa, di minarne la credibilità professionale.
Roberta Bruzzone, che oggi conduce per la Rai la docuserie Nella mente di Narciso, ha raccontato di come l’esposizione mediatica l’abbia resa un bersaglio facile per gli haters. Tuttavia, il caso di Avesani è diverso, perché si tratta di un comportamento ossessivo e continuato nel tempo, che ha spinto la criminologa a chiedere tutela giudiziaria.

Il processo in corso a Roma dovrà stabilire se le azioni del neurologo configurano il reato di stalking, aggravato dal contesto mediatico e dalla notorietà della vittima. Nel frattempo, Bruzzone afferma di voler continuare il suo lavoro, pur ammettendo che la paura non l’ha mai davvero abbandonata: “Ho imparato a convivere con l’idea che questa persona possa ancora cercare di farmi del male”
A proposito di Roberta Bruzzone, ecco cosa ha detto sul caso di Melania Rea, sul movente del delitto di Via Poma, e su Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio.
Visualizza questo post su Instagram
