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Home » Film » Recensioni film » Clayface, la recensione: i mille volti della paura

Clayface, la recensione: i mille volti della paura

La recensione di Clayface, terzo lungometraggio del DC Universe di James Gunn e Peter Safran, che per l’occasione vira verso l’horror.
Max BorgBy Max Borg22 Ottobre 2026
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Un frame da Clayface - YT
Un frame da Clayface - YT
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Quando James Gunn e Peter Safran hanno annunciato i loro piani per il DC Universe, iniziato con Creature Commandos in streaming e Superman al cinema, hanno precisato che ogni progetto avrebbe avuto la sua identità distinta, spaziando anche tra i generi con una maggiore varietà rispetto ad altri franchise di supereroi. E il 2026 ne è la dimostrazione più lampante poiché, dopo l’avventura cosmica di Supergirl e la mitologia di Lanterna Verde riletta in un’ottica alla True Detective con Lanterns, adesso tocca al film di cui parliamo nella recensione di Clayface, un horror incentrato su uno dei più celebri antagonisti di Batman (ma in questa sede non ci sono le ambiguità che caratterizzavano progetti simili in casa Sony; l’uomo pipistrello non viene neanche menzionato, e la storia parla solo ed esclusivamente di Matt Hagen e del suo mostruoso alter ego).

Un progetto che non era nella lista iniziale dei due dirigenti dei DC Studios, convinti ad aggiungerlo grazie all’entusiasmo dello sceneggiatore Mike Flanagan (che però si è dovuto desistere da regista a causa di altri impegni, tra cui Carrie su Prime Video).

È una favola la vita qui, a Gotham City…

Una scena di Clayface. Fonte: Warner Bros. Pictures
Una scena di Clayface. Fonte: Warner Bros. Pictures

Matt Hagen è un attore avviato verso successi sempre più grandi, idolo delle folle in parte per il suo bell’aspetto e in parte per la narrazione che accompagna la sua ascesa, data la sua infanzia decisamente poco glamour nelle zone meno rispettabili di Gotham. Una sera, mentre visita i vecchi quartieri con il suo migliore amico Matt, si imbatte in una donna in un locale e prontamente se la porta a letto.

Peccato che lei sia la compagna di uno dei principali boss malavitosi della città, il quale si vendica sfigurando Hagen e rovinandogli di fatto la carriera. Abbandonato da tutti, Matt si imbatte in una possibile soluzione: un trattamento a base di nanotecnologia che sarebbe in grado di riparare e rigenerare i tessuti danneggiati. Una procedura un po’ illegale, poiché la scienziata che l’ha inventata non ha ancora ottenuto l’autorizzazione per testarla sugli umani, ma Hagen è disperato. E se all’inizio sembra che tutto sia tornato come prima, ben presto salterà fuori che il corpo del giovane attore si sta trasformando in maniera inquietante…

Talenti inglesi

Una scena di Clayface. Fonte: Warner Bros. Pictures
Una scena di Clayface. Fonte: Warner Bros. Pictures

Forse anche per il fatto che le riprese si sono svolte in Inghilterra (negli stabilimenti di Leavesden che precedentemente hanno ospitato, sempre per la Warner Bros., tutti i film di Harry Potter, con l’aggiunta di Liverpool per gli esterni), e data la nazionalità del regista James Watkins, il cast principale è quasi interamente britannico, a partire dal magnetico Tom Rhys Harries che incarna la trasformazione tragica di Hagen con grande intensità, affiancato da Naomi Ackie nei panni della sua alleata/amica. Da un precedente progetto di Watkins (la serie thriller McMafia) arriva il grande caratterista svedese David Dencik, perfettamente calato nei panni del gangster che se la prende con il protagonista. E dopo che in Joker: Folie à Deux era apparso un presentatore televisivo interpretato da Steve Coogan, a questo giro un ruolo analogo è stato affidato al suo amico Rob Brydon, noto comico e imitatore gallese che qui omaggia i colleghi British chiamati a condurre i late night statunitensi.

Il corpo dei reati

Una scena di Clayface. Fonte: Warner Bros. Pictures
Una scena di Clayface. Fonte: Warner Bros. Pictures

Slegato da ogni necessità di portare avanti una macrotrama come quelle che a volte hanno appesantito titoli specifici del Marvel Cinematic Universe, Clayface è un piccolo racconto tragico che aderisce ai canoni del body horror con coerenza, senza sacrificarli in nome dell’intrattenimento per tutta la famiglia (difatti in diversi paesi il film è esplicitamente vietato ai minori). Certo, non si spinge fin dove andrebbero produzioni indipendenti e/o straniere (nonostante il pedigree di Watkins includa il brutale Eden Lake), ma la metamorfosi di Matt Hagen rimane disturbante nella giusta misura, anche prima che le sue sembianze diventino quelle mostruose che conosciamo dai fumetti o dalle serie animate (d’altronde Flanagan si è ispirato a un episodio in due parti della celeberrima serie degli anni Novanta, dove la forma definitiva di Clayface era solo la fase finale del dramma esistenziale di Matt).

E seppure con qualche scorciatoia narrativa (la componente gangster, per quanto divertente, è anche un po’ banale), è la prosecuzione della dichiarazione d’intenti del DC Universe: ce ne sarà per tutti i gusti. Ma non sempre per i gusti di tutti.

La recensione in breve

6.5 Mutevole

La tragedia Matt Hagen si traduce in un film a tratti altalenante ma tutto sommato efficace, capace di portare una dimensione horror all'interno del DC Universe.

PRO
  1. Tom Rhys Harries dà a Matt Hagen tutte le sfumature tragiche necessarie
  2. La componente horror è gestita discretamente
  3. Non c'è bisogno di sapere altro dell'universo DC
CONTRO
  1. I fan più incalliti del fumetto si lamenteranno dell'assenza di Batman
  2. La storyline a base di gangster e vendetta è abbastanza elementare
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • User Ratings (0 Votes) 0
Max Borg
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Finlandese di nascita, italiano e svizzero d'adozione, si innamora del cinema e della televisione nel periodo adolescenziale, e durante gli studi universitari trasforma gradualmente questo amore in lavoro. Scrive per varie testate in Italia e all'estero, soprattutto quando si tratta di supereroi, cinema nordico e svizzero, streaming e festival.

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