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Home » Film » Recensioni film » La sala professori, la recensione: i corridoi dell’ansia

La sala professori, la recensione: i corridoi dell’ansia

La recensione de La sala professori, dramma tedesco candidato all’Oscar come miglior lungometraggio internazionale.
Max BorgDi Max Borg1 Marzo 2024
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La sala professori, una scena
La sala professori, una scena (Lucky Red)
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Il film: La sala professori (Das Lehrerzimmer), 2023. Regia: İlker Çatak. Cast: Leonie Benesch, Michael Klammer, Rafael Stachowiak, Anne-Kathrin Gummich, Eva Löbau.

Genere: drammatico. Durata: 98 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema, in lingua originale.

Trama: Un’insegnante affronta una crisi professionale e personale quando vengono denunciati dei furti all’interno della scuola.


Arriva giusto in tempo nelle sale italiane il quarto lungometraggio di İlker Çatak, regista tedesco di origini turche. Un film che ha cominciato a farsi notare già durante l’edizione 2023 della Berlinale, dove ha festeggiato la propria anteprima mondiale all’interno della sezione Panorama ed era in lizza per il premio del pubblico. Ha poi frequentato altri festival importanti come quello di Toronto, goduto di discreto successo in sala in patria e altri paesi, ed è stato scelto per rappresentare la Germania nella corsa all’Oscar per il miglior film internazionale, arrivando nella prestigiosa cinquina finale al fianco di Perfect Days (Giappone), Io Capitano (Italia), La società della neve (Spagna) e La zona d’interesse (Regno Unito). Un percorso di tutto rispetto per un film degno di nota, di cui parliamo nella nostra recensione de La sala professori.

La sala del crimine

Una scena de La sala Professori
Una scena de La sala Professori (fonte: Lucky Red)

Carla Nowak, tedesca di origine polacca, è arrivata da poco in una nuova scuola dove cerca di insegnare con una dose non indifferente di idealismo. Ma quando si verificano una serie di furti all’interno dell’istituto, i metodi più bruschi dei colleghi si scontrano con il suo approccio più pacifico, e portano ad accuse infondate nei confronti degli studenti maschi, in particolare uno di origine araba. Carla, dal canto suo, arriva a sospettare che i furti siano stati commessi da un adulto, dato che lo staff ha un accesso più facilitato alla sala professori, dove hanno avuto luogo i misfatti. La professoressa sospetta una persona in particolare, dopo averla apparentemente colta in flagrante con una registrazione video fatta di nascosto, ma questo porta a un clima ancora più teso all’interno della scuola, poiché da un lato gli alunni non sanno più se si possono fidare di lei, e dall’altro la natura clandestina del video lederebbe i diritti dei colleghi e potrebbe avere conseguenze giuridiche…

Performance idealista

Una scena de La sala Professori
Una scena de La sala Professori (fonte: Lucky Red)

Il film è, inevitabilmente, dominato dagli attori più giovani, tutti molto bravi attorno all’elemento centrale che è la performance di Leonie Benesch, alle prese con il suo ruolo più importante a oggi che la porta a esplorare progressivamente il deterioramento filosofico di una persona rosa da dubbi etici. Sottilmente inquietante anche la presunta antagonista – ammesso che una figura simile esista in questo tipo di film – Eva Löbau, attrice austriaca che si lancia con brio nell’interpretare la persona che comincia a seminare zizzania circa il comportamento poco corretto della professoressa.

Apprendimento al contrario

Una scena de La sala professori
Leonie Benesch ne La sala professori (Lucky Red)

Il film sovverte la classica formula del racconto di ambientazione scolastica, con l’insegnante che ha la propria personalità messa in discussione dai più giovani, creando una sorta di thriller accademico sul confine tra bene e male dove i primi piani mettono in evidenza la prigione mentale in cui sono chiusi i protagonisti sin dai primi minuti della pellicola. Quasi un romanzo di anti-formazione, che cela anche una riflessione, indiretta ma potente, sul rapporto tra la Germania e le altre nazionalità che hanno la residenza al suo interno, con un’immigrata che contesta una burocrazia dalle implicazioni talvolta un po’ totalitarie. Senza strafare, anzi: escluso il finale, forse la parte più debole perché in un modo o nell’altro è necessario chiudere l’intreccio a tutti i costi, è quell’ansiogena ambiguità di fondo a muovere il racconto con una grande energia derivata dal non detto, da giochi di sguardi che si trasformano in duelli a distanza e rendono il microcosmo scolastico un vasto campo di battaglia.

La recensione in breve

8.0 Ansiogeno

L'ambiente scolastico diventa il teatro di un clima di sospetto e ansia ben gestito dal regista in collaborazione con un cast all'altezza del compito.

  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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