Autore: Carlotta Deiana

Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

Arthur Harari, sceneggiatore dell’amatissimo Anatomia di una Caduta e ora in Concorso a Cannes 2026, prende un’idea da cinema di genere puro – il body swap – e decide deliberatamente di svuotarla di qualsiasi dimensione ludica, ironica o emotiva. La sua ambizione è chiarissima: trasformare una premessa da thriller fantascientifico in una riflessione esistenziale su identità, alienazione, genere e perdita del sé. Il problema è che L’Inconnue (The Unknown) sembra così terrorizzato dall’idea di risultare “semplice” o “pop” da finire intrappolato in un tono costantemente austero e soffocante. David, fotografo solitario e depresso, incontra una donna misteriosa durante una festa…

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Dopo The Wailing, il ritorno di Na Hong-jin a Cannes 2026 era uno degli appuntamenti più attesi del cinema coreano contemporaneo. Hope arriva con ambizioni enormi, un budget imponente e la volontà di mescolare monster movie, commedia nera, fantascienza, action e horror rurale. Il risultato è un film gigantesco, disordinato, a tratti irresistibile e a tratti (estremamente) frustrante. Na Hong-jin sembra voler mettere dentro tutto: mostri, inseguimenti, sparatorie, umorismo scatologico, alieni, villaggi devastati, cospirazioni e personaggi sopra le righe. Per una buona parte del film questa energia funziona. Poi, però, Hope comincia a pagare il prezzo della propria ambizione. Una…

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La cosa più interessante di Garance (Another Day) è che non racconta subito il crollo, ma il lento deterioramento di una donna che continua apparentemente a funzionare. Garance è un’attrice teatrale parigina che vive di provini, piccoli spettacoli, doppiaggi e relazioni instabili. Beve continuamente, ma all’inizio il film mostra proprio quella forma di dipendenza meno spettacolare e forse più reale: l’alcolismo funzionale. Riesce ancora a lavorare, a presentarsi sul palco, a mantenere relazioni affettive, a sembrare viva e presente. Ed è proprio questo a rendere il racconto così credibile e doloroso. Jeanne Herry evita quasi sempre il sensazionalismo e preferisce…

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Paper Tiger sembra quasi l’ennesima variazione del cinema che James Gray continua a fare da anni: famiglie ebree del Queens, uomini frustrati, sogno americano fallito, criminalità, mascolinità tossica e dinamiche familiari soffocanti. Il problema è che stavolta il film dà continuamente la sensazione di ripetersi senza aggiungere davvero nulla di nuovo. L’atmosfera è quella di Armageddon Time mischiata a un gangster movie anni ’70, ma senza la forza emotiva del primo né la tensione tragica dei grandi modelli a cui Gray guarda apertamente. Si percepisce continuamente il desiderio del regista di costruire una tragedia alla Lumet o alla Coppola, ma…

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L’idea alla base di Sheep in the Box è immediatamente disturbante e affascinante: una coppia distrutta dalla morte del figlio decide di accogliere in casa una replica umanoide del bambino, creata grazie all’intelligenza artificiale. È una premessa che potrebbe aprire riflessioni profonde sul lutto, sulla memoria, sull’elaborazione del dolore e sul bisogno disperato di trattenere chi non c’è più. Ma il problema principale del film è proprio questo: sembra non sapere mai davvero cosa fare del proprio concept. Kore-eda evita quasi completamente le implicazioni più inquietanti della storia e sceglie invece una strada molto più morbida, rassicurante e sentimentale. Il…

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El ser querido (The Beloved) parte come un film sul cinema, ma diventa presto qualcosa di molto più doloroso: un racconto su genitori e figli, e su quanto chi ci è capitato come padre o madre possa influenzare il corso della nostra vita. Al centro c’è Esteban, regista celebrato e vincitore di premi importanti, che dopo anni di distanza decide di richiamare nella propria vita Emilia, la figlia avuta da una precedente relazione. Il pretesto è offrirle il ruolo principale nel suo nuovo film, un’opera ambientata negli anni Trenta sul passato coloniale spagnolo nel Sahara occidentale. Ma è chiaro fin…

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L’adattamento televisivo di Off Campus parte dalla struttura narrativa creata da Elle Kennedy, ma sceglie fin da subito di allontanarsi dal modello dei romanzi per costruire qualcosa di più adatto al linguaggio seriale. Nei libri ogni volume segue principalmente una coppia diversa, lasciando che gli altri personaggi restino sullo sfondo fino al loro momento centrale nella saga. La serie TV, invece, prova a sviluppare contemporaneamente più relazioni e più archi narrativi, trasformando Briar University in un universo condiviso dove tutti i protagonisti hanno spazio fin dalla prima stagione. Questo approccio cambia completamente il ritmo della storia. Nei romanzi la crescita…

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Pochissimi registi contemporanei sanno filmare il dialogo come Ryusuke Hamaguchi. In All of a Sudden presentato in Concorso a Cannes 2026 le parole diventano azione, intimità, scoperta reciproca e persino guarigione. Il regista di Drive My Car costruisce un film lunghissimo – oltre tre ore – che potrebbe sembrare quasi anti-cinematografico sulla carta: persone che parlano di cura, morte, capitalismo, malattia e fragilità umana. Eppure, scena dopo scena, Hamaguchi riesce a trasformare queste conversazioni in qualcosa di ipnotico e profondamente emotivo. Il film segue Marie-Lou, direttrice di una casa di cura parigina che adotta il metodo “Humanitude”, basato sull’empatia e…

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Gentle Monster, presentato a Cannes 2026, parte da un tema durissimo e potenzialmente devastante, ma non riesce a trasformarlo in un vero percorso emotivo. Marie Kreutzer racconta una donna che scopre una verità terribile sul marito, ma togliendo quasi subito il dubbio sulla sua colpevolezza finisce per appiattire il racconto. Anche Léa Seydoux, pur sempre bravissima, resta intrappolata in un film che non sa davvero cosa fare del dolore che mette in scena. Una storia terribile raccontata senza vero rischio Gentle Monster parte da una premessa fortissima: Lucy, musicista francese sposata con Philip, scopre che il marito potrebbe essere coinvolto…

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Parlando dei suoi inizi a Cannes 2026, Peter Jackson ha difeso con convinzione il valore creativo dell’horror e racconta come il cinema splatter sia stato, per lui, una vera scuola di regia. Il regista ricorda che alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta passava il tempo guardando ossessivamente film horror indipendenti, studiandone il linguaggio e cercando di replicarne l’energia con mezzi casalinghi. “Guardavo continuamente La Casa di Sam Raimi, Re-Animator, Zombi di Romero”, racconta. “Assorbivo quei film e cercavo di fare il mio piccolo home movie”. Jackson sottolinea che il giovane regista, soprattutto all’inizio, lavora quasi sempre…

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